Martedì, 16 Maggio 2017

Recensione: VonDatty - Ninnenanne, 2017 (full album stream)

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Ecco come il Barone VonDatty chiude il cerchio di una trilogia che lui stesso chiama “Trilogia della notte” in cui è il sonno e i suoi derivati a farne da collante spirituale e letterario. Questo terzo disco segna il passo dalla rabbia e dalla follia a un misto di tutto questo con estrema maturità ed equilibrio. Un lavoro dal titolo Ninnenanne che arriva sulla tavola in questo mese di maggio e ci regala undici inediti direi di assoluta personalità, di quelli che difficilmente andresti a collocare nel tempo e nella memoria a qualcosa di già sentito.

Se certamente d’impatto la voce pesca molto dalle sonorità e dai disegni di Enrico Ruggeri di certo il mood del disco ha poco e niente a che fare con il pop leggero da main strema del nostro tempo. C’è introspezione e notturne visioni, mi viene da far ricondurre questi suoni a cittadine di metropolitane urbane e di ferro (ascoltando Wonderland), di ansie e di evasioni (ascoltando La parte mancante), di spazi aperti in cui fluttuare inventandosi una realtà parallela (ascoltando Dalla carne).

Pizzichi di indie rock in brevissimi dosaggi quando canta socialmente La pietà in una metrica testuale che prende e sta bene al gioco con rime e assonanze: “…amore mio com’è difficile scappare alla pietà, costruendo idoli di scarsa utilità…”. La tracklist si apre con Prima ninnananna sulla terra - breve assaggio di quasi due minuti assai trasgressivo tra distorsioni e ruvidezza (in fondo siamo sulla Terra dunque la realtà è assai urbana e metropolitana oltre che scarsamente solare…).

Il disco si chiude con Prima ninnananna sottoterra e qui i toni si fanno di pianoforti antichi e registrazioni rovinate, quasi a ricordarmi le ultime note di T.D. Lemon 900 ma con una vena assai noir e personale, di malinconia più che di rassegnazione, intimismo strutturato a raccontare i giorni che saranno dal risveglio della coscienza. Perché in fondo pare essere questo l’approdo di VonDatty: un ritorno alla coscienza dopo aver provato in ogni modo a contaminare il suo appetito musicale e sonoro con tantissime visioni e veggenze notturne e non.

Un lavoro gustoso e pregno di motivazioni e intuizioni. Probabilmente la maturità non è ancora stata raggiunta per quanto sia decisamente forte la voglia di di placare e dar forma concreta a tutta quell’irruenza infantile che trasforma un ragazzo di borgata nel Barone VonDatty. Il passo non è breve. L’ascolto si fa ricco di interesse. (Alessandro Riva)

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