Giovedì, 10 Agosto 2017

Il Conte Biagio - La mia depressione, 2017 | Recensione

il-conte-biagio-la-mia-depressione.jpg
Biagio Conte, in arte Il Conte Biagio, è un cantautore campano e il suo ultimo album, La mia depressione, è la dimostrazione che il cantautorato non è semplicemente una questione di accanimento terapeutico verso qualcosa di trito e ritrito, ma bensì una continua scoperta di tutto ciò che ci circonda, di piccole storie che pian piano diventano grandi e ti lasciano un gran sorriso in faccia.

Il Conte è semplicità e il suo nuovo lavoro dimostra come attualità, matrimoni, disoccupazione, social e chi più ne ha più ne metta possono esser benissimo trattati con un coretto canticchiabile e con la leggerezza di chi sa che è inutile lagnarsi e restare sulle proprie posizioni.

Brani come Foto profilo e La mia depressione, per esempio, sono ben rappresentative del progetto del musicista originario di Salerno, in quanto spiegano a pieno il suo stile che, senza troppi fronzoli e artefici, arriva diretto ai timpani e al cuore dell’ascoltatore.

Ogni cosa de La mia depressione è al proprio posto e Biagio Conte dà quella sensazione che tutto è chiaro nella sua mente a partire dall’immagine (logo, artwork, giacchetta grigia e ciuffo) fino allo spirito con cui interpreta sé stesso come in una sorta di spettacolo teatrale, sincero e pieno di messaggi, senza però lasciarsi scappare parole che non appartengano al proprio vocabolario, solo per apparire migliore di ciò che in realtà si è.

Proseguendo con l’ascolto del disco si può sempre notare un unico filo conduttore tra ogni brano, uno stile inconfondibile in cui ognuno può rispecchiarsi, una sorta di piccolo ma grande specchio in cui potersi riflettere, ancheggiando e lasciandosi trasportare dagli arrangiamenti minimali del disco.

In conclusione, La mia depressione è una piccola opera in cui al centro di tutto vivono paure, fragilità, mancanze e difetti di ognuno che però tramite le note de Il Conte Biagio possono ritrovare una connotazione diversa, trasformando così anche il più cinico e scettico degli ascoltatori in un fan appassionato e pieno di voglia di scoprire nuova musica. Perché, in un mondo pieno di cantautori tutti uguali, c’è anche quello che canta fuori dal coro. (Lorenzo D’Antoni)