Venerdì, 14 Ottobre 2016

Recensione: Ira Green - Re(be)ligion (2016)

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Ecco finalmente il tanto atteso esordio di Ira Green, rivelazione rock di The Voice Of Italy del 2015. Ma andiamo subito oltre l’effige glitterata della TV. Esperimento e audacia, che potremmo parafrasare prendendo spunto dal suo nome: Ira come rabbia, rivalsa e rivoluzione per sconfiggere sicuramente l’etichetta tutta italiana di questi Talent che, se pur l’hanno consacrata come rivelazione, la stanno sicuramente anche martoriando e incastrando in un cofanetto di moda e spettacolo a cui lei davvero non deve e non vuole appartenere. E poi la parola Green perché il verde della giovinezza che è sinonimo di grinta “maleducata” e poco incline alla compostezza, che è sinonimo di energia che non fermi tanto facilmente che è anche sinonimo di ingenuità avida e affamata di esperienza e musica.

Tutto questo è Re(be)ligion, il disco d’esordio pubblicato dalla 69 Records. Un lavoro che ci prova a essere americano nel suo rock tinto di metal che un po’ riprende i grandi classici anni ’80 e un po’ cerca del suo con personalità e grinta. E se invece dovessimo sottolineare del sapore nostrano allora credo sia più per vizio di pregiudizio che altro anche se forse la produzione avrebbe potuto osare di più. All’ascolto questo “crossover” manca di basse profonde (forse il genere o forse il mio ascolto viziato), manca di intuizioni geniali che incidono a fuoco i ritornelli. Però è innegabile che il lavoro ha uno spessore che in un esordio raramente si trova. E la pasta importante di scrittura e di voce si fa chiara da subito con la prima traccia You’ve got the sun che quasi parte con un cenno ai Blink ultima generazione ma poi occhio che dei Blink non resta niente.

C’è gusto in questo lavoro in bilico tra rock e metal, Ira ha saputo anche alternare brani come Gravity con un riff di chitarra davvero importante a canzoni come Love can stop the rain in cui c’è suspance, ambience, epiche visioni notturne e poco altro che riporti alle nostre solite trovate italiote. E che dire della title track del disco? Una delle tante occasioni in cui la Nostra ci regala andamenti prog. decisamente internazionali che sono gustosissimi perché, tra l’altro, sono ben dosati nella miscela del tutto per non sfociare in un’ambiguità di genere che avrebbe solo fatto scadere il lavoro nel cumulo dei tanti che ci provano a fare le star. Bellissimi gli effetti vocali che forse proprio nel singolo di lancio I’m wrong più che altrove vengono enfatizzati davvero con efficacia ed eccolo di nuovo quel sapore di immensa nostalgia perché così cantando Ira Green mi riporta (e non impiccatemi) alle 4 No Blondes di ere fa…

Chiudo la mia piccola carrellata di impressioni proprio facendo un cenno al video di I’m Wrong che in rete ha già superato le 200mila visualizzazioni: un brano così ricco e importante in cui si sposano egregiamente rock metallico a quel pop di strutture riconoscibili avrebbe certamente richiesto altrettanta cura in un video che però tradisce davvero inesperienza nella fattura, nella regia e nello storyboard. Dettagli forse, che personalmente evito di sottolineare perché la contropartita è un disco d’esordio che ha carte importanti da giocarsi in questa Italia marmorizzata dai lustrini delle mode dell’apparire. Perché Ira Green non appare e, a buon intenditor, poche parole! (Alessandro Riva)



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