«Tears in Heaven»: la storia d’amore tra Eric Clapton e Lory Del Santo e la tragica fine del figlio Conor

Quella tra Eric Clapton e Lory Del Santo è una passione che arde velocemente, spegnendosi definitivamente all’indomani della morte del figlio che diventa per entrambi un vero e proprio incubo.

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È il 20 marzo del 1991 quando la tragica notizia della morte del figlio di Lory Del Santo e Eric Clapton arriva come un fulmine a ciel sereno sconvolgendo tutti.

Il piccolo Conor Clapton, di soli quattro anni, nato dall’appassionata storia d’amore tra il celebre chitarrista britannico e la nota showgirl italiana, cade disgraziatamente dal quarantanovesimo piano di un grattacielo di New York sotto gli occhi increduli della tata.

«Il salotto su un lato aveva finestre che andavano dal pavimento al soffitto e potevano essere inclinate di novanta gradi per essere lavate. Quella mattina il custode stava lavando le finestre e le aveva temporaneamente lasciate aperte. Conor correva per l’appartamento, giocando a nascondino con la tata e, mentre Lory era stata distratta dal custode, che voleva avvisarla del pericolo, era entrato di corsa nella stanza e si era lanciato direttamente dalla finestra».1

Eric Clapton, L’autobiografia (EPC, 2019) p. 237

Tutto succede quando Lory Del Santo, lasciata da Clapton fin dalla nascita di Conor e con una nuova relazione in corso, decide – in occasione di un suo viaggio a New York – di far vedere il figlio al proprio padre. Arrivati nella Grande Mela, la sera del 19 marzo 1991 Eric Clapton si reca al condominio sulla Cinquantasettesima East per prendere Conor e portarlo al circo a Long Island. È la prima volta che lui e suo figlio sono soli. La serata passata insieme è talmente coinvolgente ed emozionante che quando Clapton riporta il piccolo dalla sua ex compagna dice che da qual momento in poi di Conor se ne sarebbe occupato da solo.

Purtroppo però il mattino seguente, mentre Clapton è in procinto di andare da loro per portarli allo zoo di Central Park, una telefonata straziante e isterica di Lory Del Santo annuncia il triste e drammatico epilogo di quella splendida e innocente creatura. Un evento che destabilizzerà ancora di più le vite e le menti dei due personaggi pubblici.

Eric Clapton conosce Lory Del Santo nell’autunno del 1985 durante un suo tour in Italia. A farli incontrare è un promoter locale. È passione a prima vista, con il chitarrista britannico che decide immediatamente di lasciare la moglie Pattie. Quella stessa Pattie (Boyd) che qualche tempo prima, dopo un lungo corteggiamento (ricordate Layla di Derek and the Dominos), ha “soffiato” al suo amico George Harrison.

Quella tra Eric Clapton e Lory Del Santo è tuttavia una passione che arde velocemente, spegnendosi definitivamente all’indomani della morte del figlio che diventa per entrambi un vero e proprio incubo.

Nei mesi immediatamente successivi la tragedia, nonostante gli impegni di lavoro, Clapton non riesce a pensare alla musica e tantomeno ha la forza di andare in studio. Fin quando però il produttore e collaboratore americano Russ Titleman gli fa ascoltare una versione della sua Wonderful Tonight, canzone che lo riporta indietro negli anni felici e spensierati della sua carriera e che, in qualche modo, riesce a tranquillizzarlo e a infondergli una discreta dose di ottimismo.

Succede dunque che, non volendo restare nella sua abitazione in campagna a Hurtwood Edge, nella contea del Survery, e avendo l’intenzione di cambiare aria, l’artista britannico decide di comprare una casa a Londra ma anche di costruirne una nell’isola di Antigua, luoghi in cui intende trascorrere gran parte del suo tempo in compagnia soltanto della sua chitarra. È li infatti, tra uno spostamento e l’altro, che inizia a buttare giù nuove canzoni.

«La prima a prendere forma fu “The Circus Left Town”, che parlava della sera in cui Conor e io eravamo andati al circo, l’ultima volta che avevamo trascorso insieme. Poi ad Antigua scrissi un pezzo che legava la scomparsa di Conor alla figura misteriosa di mio padre e lo intitolai “My father’s eyes”. Cercai di stabilire un parallelo fra gli occhi di mio figlio e quelli del padre che non avevo mai conosciuto, attraverso un legame di sangue».2

Eric Clapton, L’autobiografia (EPC, 2019) p. 244

Nasce in quel periodo così buio e drammatico anche la sua canzone migliore, Tears in Heaven, che il cantautore inglese compone sulla scia di Many Rivers to Cross di Jimmy Cliff, un brano che in quei giorni non riesce a togliersi dalla mente. La sua composizione però è diversa perché, ancora una volta, si pone il quesito che già si era posto all’indomani della morte del nonno e che, amaramente, si ripresentava proprio in quei momenti:

«Ci saremmo davvero reincontrati?».3

Eric Clapton, L’autobiografia (EPC, 2019) p. 245

Nessuna delle canzoni scritte da Eric Clapton nei mesi immediatamente successivi alla scomparsa del figlio erano destinate alla pubblicazione, almeno questa era la sua intenzione iniziale. Ogni singola composizione abbozzata in quel periodo serviva solamente a colmare il vuoto e la sofferenza di una dimensione strettamente privata. Niente di più. Poi accade che nell’estate del 1991 la regista Lili Fini Zunuck, sua fan nonché moglie del produttore cinematografico statunitense Richard Zunuck, gli chiede di firmare la colonna sonora del suo nuovo film Effetto allucinante. Nonostante sia attanagliato da forti e comprensibili perplessità, Clapton decide di accettare l’incarico soprattutto perché ammirava quella donna sia dal punto di vista umano che culturale.

«Ricordo che a un certo punto feci sentire a Lili “Tears in Heaven”, e su sua insistenza la inserimmo nel film. Ero molto riluttante. Dopotutto, non ero ancora certo di volerla pubblicare, ma lei sosteneva che forse avrebbe potuto aiutare qualcuno e mi convinse».4

Eric Clapton, L’autobiografia (EPC, 2019) p. 247

È dunque solo con l’uscita del lungometraggio del 1991 di Lili Fini Zunuck che Tears in Heaven fa la sua comparsa in pubblico.

E se il film, purtroppo, riscuote scarso successo ai botteghini, il brano – scritto con la collaborazione del musicista texano Will Jennings – diventa invece una vera e propria hit, con Clapton che, nel momento più disperato e fragile della sua esistenza, trova finalmente coraggio e speranza cantando “Devo essere forte e andare avanti, perché so che non posso stare qui in Paradiso”.

Un singolo che – oltre a conquistare le classifiche internazionali e a vincere nel 1993 ben tre Grammy Award (canzone e registrazione dell’anno, miglior interpretazione vocale maschile) – tocca le corde del cuore di ognuno, specialmente di chi ha vissuto il dramma di una simile perdita. (L.D.)

(Articolo coperto da copyright. Per informazioni, contattare l’editore di questo blog.)

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