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L’album «Disonore» di Lisa Brunetti, in arte Helle.

Lei è Lisa Brunetti, in arte Helle, e questo suo primo lavoro ufficiale di inediti (dopo una sequela di singoli che troviamo sulle tradizionali piattaforme digitali) si intitola «Disonore» uscito per Volume!

Disco decisamente difficile da masticare e lo dico in toni nettamente positivi. Diviene “difficile” l’ascolto quando il tutto è perfezionato da personalità che dalle radici di un sapore classico introduce il suo carattere con decisione e maturità, quanto basta per staccarsi da un cliché e ricercare una propria direzione.

Troppo facile dunque commentare qualcosa potendo afferrare percorsi già battuti. Lei è Lisa Brunetti, in arte Helle, e questo suo primo lavoro ufficiale di inediti (dopo una sequela di singoli che troviamo sulle tradizionali piattaforme digitali) si intitola Disonore uscito per Volume!

Potremmo definirlo un concept dedicato alla società e all’io, alle sue zone d’ombra e alle sue troppe contraddizioni opportunamente ignorate. E io aggiungerei anche che la nostra cantautrice diviene paladina di giustizia mettendo a nudo con criticità (a tratti severa) l’ipocrisia con cui appunto mascheriamo le nostre debolezze e i nostri peccati.

Dai social network che ormai ci hanno eternamente plastificati in tutto alle relazioni intime, dall’amicizia all’amore… disonorevole diviene l’uomo incapace di accettarsi anche dentro le sue oscurità.

Del suono vanno menzionate le impalcature digitali che trasportano l’ascolto in un continuo rimando al passato, dalle più dolci melodie all’italiana maniera come accade nel singolo Carovane fin dentro le linee più pop adolescenziali come dimostrano le coralità e gli arrangiamenti della title track che apre l’ascolto.

E poi derive fantastiche e favolistiche come dentro Selvaggio o nella successiva Figlia delle nubi, oppure quel substrato urbano e notturno, quasi apocalittico che sostiene brani come Rispetto (singolo di prossima uscita con un video ufficiale) o ancora Tom.

Le soluzioni divengono “classiche” con gli arrangiamenti di Chimere, brano che forse più di altri mi rimanda anche all’epica espressività di Hozier (con le dovute pinze e distanze s’intenda).

Il mondo dei social è sotto attacco con Barbie che ovviamente mi fa pensare alle lolite di Britney Spears e un po’ tutto il disco mi lascia sulla pelle una senso di spregiudicata irriverenza propria dell’età adolescenziale, sempre condita da un gusto retrò che si manifesta anche nel modo di apparire di Helle.

Disco “difficile”, dicevo, bello di personalità, senza apparenti debiti da pagare e dunque desideroso di una più ampia e completa codifica delle sue tante sfaccettature. (Alessandro Riva)

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