Mosè Santamaria e la nostalgia di «Festivalbar»

In occasione dell’uscita del singolo «Festivalbar», Lorenzo D’Antoni ha fatto due chiacchiere con il cantautore Mosè Santamaria.

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Il nuovo singolo del cantautore ligure Mosè Santamaria, Festivalbar, ha destato il nostro interesse.

Dunque, abbiamo colto la palla al balzo per fare una chiacchierata col cantautore più nostalgico che sia passato dalle nostre orecchie nelle ultime settimane. Di seguito l’intervista. (La redazione)

Intervista a Mosè Santamaria di Lorenzo D’Antoni

Mosè Santamaria

Ciao Mosè, benvenuto, abbiamo ascoltato ed apprezzato “Festivalbar” con la giusta malinconia da fine estate e i primi sprazzi autunnali. Cosa rappresenta per te questo nuovo singolo?

Nostalgia, bisogno di ascoltarsi dentro, di partire e sentirsi liberi. Rappresenta il mare, il sole, la voglia e la necessità di sentirsi vivi. Ma soprattutto parla di felicità, quel mostro spaventoso che non siamo in grado di gestire.

Il testo comunque resta abbastanza forte, messaggi chiari e diretti, un po’ una contraddizione col titolo apparentemente “pop”. Hai voluto creare volutamente questo contrasto?

A livello testuale credo sia uno delle liriche migliori che abbia scritto, soprattutto a livello comunicativo, sia per le immagini che per i contenuti. Ho voluto scrivere molti concetti tra le righe, smorzandoli attraverso un ipotetico dialogo. Un brano che, ad oggi, scritto in un altro modo rischierebbe la censura. Sì, perché in Italia esiste di nuovo la censura e si chiama “pensiero unico”.

Hai altri singoli in programma di cui vuoi anticiparci qualcosa?

Sono previste tre uscite di singoli e poi il disco. Ogni brano avrà il suo messaggio e ci sarà poco da scherzare. Parleranno anch’essi di felicità. 

La musica cambia e anche quella dal vivo sicuramente, è cambiato anche il tuo modo di porti? Diventerai un artista da live su Instagram o credi che tutto ricomincerà dalle piccole realtà da valorizzare?

Ho idea di suonare in eventi privati o dove il Green Pass non sia richiesto. Dove me lo richiederanno non suonerò, anche fosse il Festivalbar.

Dove ti vedi fra dieci anni?

In un paesino di pescatori e passerò il mio tempo tra meditazione, studio e ricerca. Il mondo annunciato dal “grande reset”, se mai dovesse realizzarsi lo lascio a chi ne vorrà fare parte. Altrimenti mi piacerebbe fare vita ritirata alternando concerti e workshop attraverso i quali tenere corsi di “risveglio” e crescita personale.

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