Popforzombie. La musica delle «cose piccole».

«Cose Piccole» è l’ultimo album dei Popforzombie. E quella che segue è una chiacchierata virtuale con la formazione di Torino.

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Abbiamo intervistato i Popforzombie per conoscerli meglio, per sapere da dove arriva il loro nome abbastanza insolito e per approfondire nel migliore dei modi il loro mondo.

Cose Piccole, mixato da Max Casacci e Nick Foglia, è l’ultimo album della formazione di Torino che per l’occasione collabora con Andrea Chimenti, Flavio Ferri (Delta V), Davide Tosches, Leonardo Laviano (Lastanzadigreta), Cosimo Malorgio (Assist) e Tommaso Cerasuolo (Perturbazione).

Questo è stato il risultato della nostra chiacchierata virtuale con i Popforzombie. Buona lettura. (La redazione)

Intervista ai Popforzombie, di Lorenzo D’Antoni

Popforzombie, singolo molto interessante, ospiti illustri e insomma, sembra che abbiate tutti gli ingredienti per fare grandi cose. Quanto ancora volete stupirci?

Beh, grazie! In realtà le ultime cose che abbiamo fatto sono “cose piccole”. Con le cose piccole ci sentiamo a nostro agio e probabilmente le grandi cose è meglio farle fare ad altri insomma. Cercheremo di continuare a farle, queste cose, piccole o grandi che siano, fin quando riusciremo a divertirci e a stupirci dei risultati ottenuti.

Com’è nata la collaborazione con Pertubazione e Max Casacci?

Con Max, prima di collaborare direttamente, ci siamo incrociati per un po’. Il nostro primo disco a nome Popforzombie, uscito nel 2017, era registrato nel suo studio, l’Andromeda di Torino, e alcuni di noi avevano già registrato in Casa Sonica alla fine degli anni ’90. Durante le registrazioni ogni tanto si faceva qualche chiacchiera e così nel 2018, dopo l’esperienza del primo album, abbiamo deciso di chiedergli di produrci un EP di 4 canzoni dandogli piena libertà, sia dal punto di vista della produzione che nella scelta dei pezzi da sviluppare. Siamo stati entusiasti del risultato e ci siamo trovati molto bene nel lavorare con lui, per cui anche per questo album, dove la produzione, per necessità di lockdown, è stata interna al gruppo, abbiamo chiesto a lui e a Nick Foglia di partecipare occupandosi del mixaggio. Sono persone con cui ci troviamo bene, che ci piacciono, al di là del livello tecnico e artistico che è noto a tutti.

La collaborazione con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, invece, è stata possibile sempre grazie a Max, che è stato loro produttore. Tommaso, che non ci conosceva, è entrato nel progetto con un entusiasmo e un’umanità incredibile, preziosa soprattutto in un momento in cui tutti, usciti dalla prima ondata pandemica, avevamo bisogno di ricominciare. Ha scelto lui stesso la canzone sulla quale intervenire, Canzone Sciocca.

“Canzone Sciocca” è davvero un bel brano che avremmo potuto sentire a Sanremo o in qualche altro grande palcoscenico, complimenti. Com’è nata l’idea del brano e come si è sviluppata?

Grazie! Canzone Sciocca porta dentro di sé le impressioni vissute durante le prime fasi del lockdown della primavera del 2020. Di quel periodo ci sembra sia rimasta, in questa canzone, una certa dolorosa dolcezza, una sorta di tiepido alienamento nell’attesa. È un sentimento un po’ sciocco, ed è quello di chi ha avuto la fortuna di uscire indenne da quel dramma, che altri hanno toccato in modo così violento e improvviso. Di chi, vivendo per un po’ in una sorta di limbo, in cui tutti i problemi della vita, che fino a poco tempo prima lo attanagliavano, improvvisamente ha messo da parte tutte le preoccupazioni, annientate da quel che stava accadendo fuori.

Il brano è nato direttamente chitarra e voce su un ritmo terzinato, una cosa un po’ ossessiva con una cadenza vocale un po’ cantilenante. Poi è stata aggiunta la parte elettronica. Non è un brano che ha avuto una gestazione faticosa. Quando Tommaso Cerasuolo ha ascoltato le tracce del disco si è innamorato del pezzo, cogliendone subito l’essenza. Siamo riusciti a incontrarci con lui subito dopo l’estate, in una delle pause che il virus ci ha concesso. Alla fine Tommaso ha regalato alla canzone, oltre alla sua voce leggera in una delle strofe, anche un suo personale controcanto, e per questo non smetteremo mai di ringraziarlo.

Passato questo lungo periodo di pandemia (anzi, si spera), come pensate di muovervi? Ricomincerete a suonare dal vivo o tornerete in studio per tanta nuova musica? Pensate si ritornerà ad una certa normalità musicale?

Vorremmo ricominciare a suonare dal vivo, e allo stesso tempo abbiamo altre canzoni che vorremmo sviluppare. Ma non abbiamo fretta. Vogliamo prenderci i nostri tempi. Tutti desideriamo un pieno ritorno alla normalità, ma c’è da dire che noi, che non ci sentiamo granché inseriti nel panorama musicale attuale, faticavamo a trovare una collocazione “normale” anche prima della pandemia.

Il vostro genere “rock acoustic” emerge alla perfezione nel vostro album “Cose piccole” e molte tracce rimangono facilmente impresse nella mente come “La mia anima il tuo corpo” ad esempio. Non pensate d’essere in controtendenza rispetto al panorama attuale? Ciò vi preoccupa o non v’interessa semplicemente?

Probabilmente sì, siamo in controtendenza. E forse non siamo nemmeno troppo attenti a quale sia la tendenza.  Ma non è che non ci siano cose ottime in giro. C’è buona musica ovunque, musica di ogni tipo, così come ci sono cose che ci piacciono meno e che non ci interessa più di tanto ascoltare, ma a queste facciamo poco caso. Il fatto è che alla fine uno fa semplicemente quello che gli piace, e lo fa finché la cosa lo fa stare bene.

Da dove arriva il nome del vostro nuovo album “Cose piccole”?

Volevamo fare qualcosa di intimo. Le canzoni dovevano essere come delle b-sides, lontane dalla muscolarità dei nostri lavori precedenti. Dovevano essere delle “cose piccole”, insomma. È stata una scelta quasi obbligata, dal momento che, registrando le tracce separatamente in casa, senza potersi incontrare, era impossibile ottenere una sezione ritmica di qualità. Si parlava, poi di “cose piccole” all’interno del testo di una nostra canzone ed è bello quando il titolo dell’album, oltre a significare qualcosa, te lo ritrovi all’interno di uno dei testi, no? Poi però la canzone in questione non l’abbiamo mica inclusa nell’album, non l’abbiamo proprio registrata. Ne restano solo queste due parole.

Grazie per la vostra disponibilità, salutate pure i nostri lettori come meglio credete o con un pensiero (anche del vostro ultimo singolo).

Un saluto a tutti i lettori di Musicletter.it. Fate i bravi, se potete!

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