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Sam Amidon con “Maggie”. Il primo singolo estratto dal nuovo omonimo album

L’album comprende nove radicali rielaborazioni di canzoni folk per lo più tradizionali, eseguite con il supporto e la collaborazione di un gruppo di amici e musicisti di lunga data.

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Concerti: a luglio tre date in Italia per Sam Amidon

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Sam Amidon da queste parti lo conosciamo bene: un cantautore americano che apprezziamo moltissimo e che abbiamo avuto modo di intervistare nel 2008 in quanto ci aveva sorpresi, prima, con quel magnifico album di canzoni tradizionali intitolato All is Well e, qualche anno dopo, esattamente nel 2010, con I See the Sign. Nel 2011 il folksinger americano ha sposato la bella e brava Beth Orton (sì, avete letto bene, proprio la cantautrice inglese) dalla quale ha avuto un figlio. Poi, nel 2013, ha realizzato un altro bel disco (Bright Sunny South) che lo ha reso più “popolare” e che lo ha portato a fare molti concerti in giro per il mondo, fino ad arrivare in Italia. Infatti, secondo quanto appreso dal sito ufficiale di Sam Amidon, tre saranno le tappe previste nel nostro Bel Paese, o di quel che ci rimane. Il 20 luglio all’Half Die Festival di Roma, il 21 luglio all’Hana-Bi di Marina di Ravenna e il 22 luglio 2014 alla Caffetteria delle Oblate di Firenze. (Redazione Musicletter.it) (Read more - Leggi di più)

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A maggio il nuovo album di Sam Amidon

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Dopo Solo Fiddle (2001), Home Alone Inside My Head (2003), But this Chicken Proved False Hearted (2007), All Is Well (2008), Fiddle and Drum (2009) con Aaron Siegel e I See The Sign (2010), Sam Amidon torna con un nuovo lavoro discografico intitolato Bright Sunny South che sarà pubblicato dalla Nonesuch Records il 14 maggio 2013. Il disco è stato prodotto dallo stesso Amidon e dal suo amico e collaboratore di lunga data Thomas Bartlett (a.k.a. Doveman) con l’apporto del leggendario Jerry Boys (Buena Vista Social Club, Vashti Bunyan, R.E.M.) e la collaborazione dei musicisti Shahzad Ismaily, Chris Vatalaro e Kenny Wheeler. Di seguito è possibile ascoltare in streaming via YouTube My Old Friend, uno dei brani del nuovo album. (Fonte: Nonesuch Records) (Read more - Leggi di più)

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Recensione: Sam Amidon – I See The Sign (2010)

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Sam Amidon (qualche volta anche Samamidon tutto attaccato) prosegue la sua riscoperta dei brani tradizionali come già era accaduto con il precedente All is Well che così tanto ci aveva entusiasmato così tanto giusto qualche anno fa. Un album, quello del 2008, che il folksinger americano aveva interpretato e suonato magnificamente grazie anche al supporto di un gruppo di amici/musicisti davvero eccezionali tra cui Ben Frost e Nico Muhly a cui oggi, però, bisogna aggiungere il talentuoso multistrumentista Shahzad Ismaily (che vanta collaborazioni con Lou Reed, Laurie Anderson, Tom Waits, Bonnie “Prince” Billy e Jolie Holland) e la ben più famosa – nonché brava – Beth Orton che per l’occasione duetta con Sam Amidon in ben quattro brani di I See The Sign. Un lavoro, quest’ultimo, che mette in luce la sensibilità di un personaggio che continua a scavare nel passato portando in superficie storie e ricordi dell’infanzia, ma anche amori travagliati e umane rassegnazioni attraverso un sottile equilibrio esistenziale fatto di canzoni come Way Go, Willy, You Better Mind, Johanna The Row-di e Rain and Snow. Un altro disco insomma che, eccezion fatta per Relief di Robert Sylvester Kelly, ricompone e riattualizza superbamente un folklore ormai dimenticato da cui vengono fuori passaggi di una bellezza cristallina quali Pretty Fair Damsel, Kedron e Climbing High Mountains da cui si leva ancora una volta la voce toccante, elegante e soave del nostro cantastorie. Un songwriter che si muove abilmente tra folk e dream pop, tra memoria e presente, tra angoscia e lievità, capace oltretutto di osare qualcosa in più; e quel qualcosa in più non sono altro che le lievi incursioni sperimentali inserite nell’iniziale How Come That Blood e nella conclusiva (e personale) Red che spingono un po’ più in là i confini di quest’ultima meraviglia registrata in Islanda al Greenhouse Studios. Gli arrangiamenti orchestrali di archi, ottoni e fiati sono affidati come al solito all’impareggiabile Nico Muhly mentre la produzione è, per la seconda volta consecutiva, di Valgeir Sigurðsson che pubblica con la sua Bedroom Community questa nuova fatica di Sam Amidon.[1] Un altro capolavoro di grazia e leggerezza da non farsi sfuggire assolutamente. Merce sempre più rara di questi tempi. (Luca D’Ambrosio) (Read more - Leggi di più)

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Recensione: Samamidon – All is Well (2008)

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Sam Amidon è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti e geniali che la scena indie folk abbia potuto partorire in questi ultimi anni. Originario del Vermont, Sam è figlio d’arte e si sente. All is Well, terza o meglio seconda fatica a nome Samamidon, è infatti un gioiellino di assoluta maestria attraverso il quale l’artista americano stringe al cuore – dopo svariate collaborazioni (Doveman e Stars Like Fleas su tutte) e due dischi come Solo Fiddle del 2000 e But This Chicken Proved False Hearted del 2007 – tutto il suo immenso amore per le tradizioni. Quello stesso sentimento che il padre e la madre di Sam non hanno mai smesso di perpetuare con il progetto The Amidons e che qui prende la forma di dieci splendide composizioni elettroacustiche tratte, appunto, dal folclore americano. Ne esce fuori una raccolta di memorie musicali piacevolmente orchestrata che, grazie a degli arrangiamenti impeccabili e a dei brevi rimandi sperimentali (Little Johnny Brown e Fall on my knees), non perde mai quel piglio di scrupolosa modernità. Quelli del nostro giovane folksinger sono dei brani suonati e cantanti meravigliosamente, con passione ed estrema dolcezza; tracce che non fanno mai rumore e che trovano nella emozionante Saro il passaggio più alto e vibrante di un lavoro folk, magico e decisamente attuale. Alla maniera di un Bonnie Prince Billy meno algido e alienato o di un Jason Molina più etereo e pop, Sam Amidon realizza un album di canzoni tradizionali americane che sono capaci di racchiudere, in un solo istante, il tepore di M. Ward e quel tocco intimista alla Nick Drake. Passaggi che fanno di All is Well uno degli album più allettanti di questo avvio di stagione.[1] Soprattutto per chi nella musica cerca certe intensità. (Luca D’Ambrosio) (Read more - Leggi di più)

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Samamidon – All is Well (2008)

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Sam Amidon è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti e geniali che la scena indie folk abbia potuto partorire in questi ultimi anni. Originario del Vermont, Sam è figlio d’arte e si sente. All is Well, terza o meglio seconda fatica a nome Samamidon, è infatti un gioiellino di assoluta maestria attraverso il quale l’artista americano stringe al cuore – dopo svariate collaborazioni (Doveman e Stars Like Fleas su tutte) e due dischi come Solo Fiddle del 2000 e But This Chicken Proved False Hearted del 2007 – tutto il suo immenso amore per le tradizioni. Quello stesso sentimento che il padre e la madre di Sam non hanno mai smesso di perpetuare con il progetto The Amidons e che qui prende la forma di dieci splendide composizioni elettroacustiche tratte, appunto, dal folclore americano. Ne esce fuori una raccolta di memorie musicali piacevolmente orchestrata che, grazie a degli arrangiamenti impeccabili e a dei brevi rimandi sperimentali (Little Johnny Brown e Fall on my knees), non perde mai quel piglio di scrupolosa modernità. Quelli del nostro giovane folk singer sono dei brani suonati e cantanti meravigliosamente, con passione ed estrema dolcezza; tracce che non fanno mai rumore e che trovano nella emozionante Saro il passaggio più alto e vibrante di un lavoro folk, magico e decisamente attuale. Alla maniera di un Bonnie Prince Billy meno algido e alienato o di un Jason Molina più etereo e pop, Sam Amidon realizza un album di canzoni tradizionali americane che sono capaci di racchiudere, in un solo istante, il tepore di M. Ward e quel tocco intimista alla Nick Drake. Passaggi che fanno di All is Well uno degli album più allettanti di questo avvio di stagione. Soprattutto per chi nella musica cerca certe intensità. (Luca D’Ambrosio) (Read more - Leggi di più)

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Kidsticks, il nuovo album di Beth Orton. Ascolta il primo singolo.

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Si intitolerà Kidsticks il nuovo album della talentuosa cantautrice britannica Beth Orton, moglie del musicista Sam Amidon (che da queste parti conosciamo bene). L’album sarà pubblicato il 27 maggio 2016 ed è anticipato dal singolo Moon, che a partire da oggi è possibile ascoltare in streaming integrale sul nostro blog. Kidsticks arriva a distanza di quasi 4 anni da Sugaring Season del 2012. (Fonte: bethortonofficial.com) (Read more - Leggi di più)

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Il documentario sul Solid Sound Festival dei Wilco (guarda il trailer)

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Il 18 giugno prossimo sarà pubblicato Every Other Summer, il documentario sul Solid Sound Festival, rassegna di musica e arte organizzata dai Wilco presso il MASS MoCA (Massachusetts Museum of Contemporary Art) di North Adams, nello stato americano del Massachusetts. Diretto da Christoph Green e Brendan Canty, il docu-film è stato girato nel 2013 e vede la partecipazione degli stessi Wilco e di Neko Case, Yo La Tengo, Dream Syndicate, Lucius, Foxygen, Sam Amidon, Sean Rowe e altri ancora. La quinta edizione di questa splendida tre giorni quest’anno si terrà dal 26 al 28 luglio 2015. (Fonte: Wilco HQ) (Read more - Leggi di più)

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Recensione: Coldair – Persephone (2010)

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Be’, sarà pure una casualità ma tra le prime cose nuove in cui mi sono imbattuto nel trasferirmi a Varsavia c’è stato Persephone, esordio del giovanissimo cantautore polacco Tobiasz Biliński, alias Coldair, già membro dei Kyst. Un debutto convincente che mette in mostra, nonostante i vent’anni di Tobiasz[1], un songwriting decisamente maturo simile, sotto certi aspetti, a quello del nostro amato Sam Amidon per cui proprio qualche tempo fa ha aperto un concerto qui in Polonia. Un folk sperimentale e sghembo che, in alcuni passaggi, riesce a tingersi anche di quei minimalismi acustici che tanto cari furono al grande Nick Drake. Persephone, titolo quasi sicuramente ispirato al mito di Persefone, figura della mitologia greca, è un disco costruito su melodie bislacche e a bassa fedeltà, dove puoi riconoscere l’alt. country americano di Bonnie “Prince” Billy, la scena inglese di Canterbury di Robert Wyatt e perfino il suono algido, ma profondamente toccante, degli islandesi Sigur Rós. Un mix, quindi, garbatamente squilibrato che mescola cantautorato e musica sperimentale: basta ascoltare Ghosts e Blue Lights per rendersene conto immediatamente, con la voce spezzata e malinconica di Biliński in grado di scuotere quel tipico torpore di fine estate. Un buon inizio d’autunno, dunque, ma anche il miglior benvenuto in terra polacca per chi, come me, si era assopito sotto il sole italiano perdendo stimoli e motivazioni. Insomma: finalmente una bella ventata d’aria fredda. (Luca D’Ambrosio) (Read more - Leggi di più)

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La line up del Solid Sound Wilco’s Music and Arts Festival

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Definita la line up della terza edizione del Solid Sound Wilco’s Music and Arts Festival, evento di arte, musica, teatro e musica ideata e voluta da Jeff Tweedy e Company. Ecco alcuni artisti partecipanti: Sam Amidon & Al Madrigal, Border Music (featuring Marc Ribot e David Hidalgo) & The Blisters, Neko Case, Foxygen, Nels Cline & Julian Lage, Low & Lucius, Glenn Kotche & Darin Gray (On Fillmore), Os Mutantes, The Autumn Defense, Yo La Tengo e tanti altri ancora. L’appuntamento quindi è dal 21 al 23 giugno 2013 al MASS MoCA (Massachusetts Museum of Contemporary Art) di North Adams, nello stato americano del Massachusetts. Per saperne di più cliccate qui. (Fonte: Solid Sound Festival) (Read more - Leggi di più)