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A Bologna l’unica data italiana dei Low

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Alfieri del cosiddetto slowcore e con alle spalle ben dieci album, l’ultimo dei quali pubblicato lo scorso 18 marzo dalla Sub Pop, gli americani Low arrivano in Europa, e quindi anche in Italia, per presentare dal vivo la loro ultima fatica in studio intitolata The Invisible Way che, tra l’altro, vede in cabina di regia Jeff Tweedy dei Wilco. Il trio americano si esibirà sabato 11 maggio 2013 al Teatro Antoniano di Bologna per l’unica data prevista in Italia. Di seguito tutte le date del tour europeo, mentre i biglietti sono disponibili e acquistabili sul circuito di Ticket One. (Fonte: chairkickers.com/ TicketOne) (Read more - Leggi di più)

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Massimo Zamboni & Friends – 30 Anni di Ortodossia – CD + DVD (2012)

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I trent’anni di ortodossia del titolo vogliono ripercorrere e testimoniare i 30 anni di carriera di Massimo Zamboni, figura così poco convenzionale della scena musicale italiana, chitarrista e compositore (e co-fondatore assieme a Giovanni Lindo Ferretti) prima nei CCCP Fedeli Alla Linea e successivamente nei C.S.I. I CCCP sono stati una band di culto sulla scena musicale italiana, modello e punto di riferimento per tanti gruppi a venire, come pure la naturale evoluzione nei C.S.I.; due band fondamentali per l’evoluzione del linguaggio del nuovo rock italiano. La scorsa estate, il 29 agosto al Campovolo di Reggio Emilia, si è tenuto un concerto-tributo che ha visto la presenza sul palco, quali ospiti di Massimo, di Nada, la cantante e attrice bolognese Angela Baraldi (la ricorderete certamente protagonista del film di Gabriele SalvatoresQuo Vadis, Baby?”), Cisco, Danilo Fatur e Giorgio Canali, amici e artisti (gli ultimi due sono vecchi compagni di strada degli anni 80) con i quali Zamboni condivide un’affinità (musicale) elettiva nello spirito del verbo punk d’autore di ‘fedeli alla linea’, suo marchio espressivo distintivo. Uno spettacolo – con il supporto strumentale di Erik Montanari alla chitarra, Simone Filippi alla batteria e Cristiano Roversi al basso e tastiere – immortalato in un CD + DVD da qualche tempo in circolazione. “Ortodossia” dei CCCP Fedeli alla linea, fu all’epoca un brano simbolo della controcultura musicale e il manifesto di un attacco irriverente al ‘sistema’; ma non solo, perché il pezzo è servito pure a fare da ideale ‘fil rouge’ tra l’Emilia e Berlino, tra la musica italiana e il punk berlinese. Ha dichiarato Zamboni a proposito di un tour italiano di sette concerti che ha preso le mossa proprio da quella magica serata dello scorso agosto: «La prima volta che ho preso la chitarra elettrica in mano era il 1982. La DDR stava rinforzando il Muro di Berlino, Breznev deteneva l’Impero sovietico, l’Emilia non tremava mai. C’era CCCP nella nostra testa, la voglia di prendere in mano le nostre vite. Ora, il Muro sbriciolato, l’Impero russo a rotoli, l’Emilia toccata nelle fondamenta, bene o male io sono ancora qui con quella chitarra addosso, e, di tutte le cose sopraddette, questa era forse la più improbabile. Paranoie e languori di allora trasformati in canzoni, canzoni che, quando le canti o le suoni, mi sembrano ancora urgenti e forti e non hanno finito di significare… Voglia di guardarsi dietro le spalle, giunti a questo traguardo anagrafico e ripartire in avanti… Trent’anni di Ortodossia non significa irrigidimento, severità. Solo un contributo giusto a un sentire che era già nei solchi di quel 45 giri, Ortodossia , appunto. Sarà bello ritrovarsi». Una dietro l’altra trovano spazio le perle del repertorio, “Curami”, “Emilia Paranoica”, “Annarella” e “Io sto bene”, quest’ultima cantata da una Angela Baraldi perfettamente calata nel ruolo di sostituta di Giovanni Lindo Ferretti (ed interpreta pure, tra le altre, “Huligani dangereux”, “Mi ami?”, ), che è canzone simbolo della poetica punk di Zamboni; denuncia il consumismo come tarlo che conduce alla monotonia dell’esistenza, sul filo di un riff ripetuto e martellante che si fa largo con facilità nella mente dell’ascoltatore. Il titolare del progetto propone “Ora ancora” e “Quasi tutti”, Giorgio Canali fa sua l’elettrica “Valium Tavor”, Nada si cimenta con “Trafitto” e “Miccia”, Cisco con “Spara Jurij” e nella finale “Fuochi nella notte” sono tutti insieme lì a dettare la trionfale chiusura del concerto. Il progetto “30 anni di Ortodossia” risveglierà gli animi sopiti di tanti che all’epoca hanno vibrato per il punk dei CCCP e, nell’insieme tutto, costituisce un intelligente tuffo nel passato. (Luigi Lozzi) (Read more - Leggi di più)

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Verso il Mei 2.0: i primi quattro nomi del 2013

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Si fanno già i primi nomi per il Mei 2.0 di settembre 2013, legato al web e ai festival della Rete dei Festival. Luca Molla è stato selezionato dal Campus Mei a Bari nella serata che si è tenuta al Demodè Club in occasione del Medimex, gli A come Andromeda sono stati selezionati dalla Rete dei Festival come band del circuito Art Medimex creato dal circuito pugliese di Arci Real. Per Il Tenco Ascolta che si è tenuto al Teatro Forma di Bari il Mei ha scelto Raffaele Vasquez. Infine i Farewell to Hearth and Home, la band vincitrice di Rockcontest 2012. (Fonte: Audiocoop) (Read more - Leggi di più)

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Barcellona: la line-up del Primavera Sound 2013

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Attraverso un simpaticissimo videoclip sono stati resi noti i musicisti e le band partecipanti al Primavera Sound Festival 2013 di Barcellona che si svolgerà dal 22 al 26 maggio. Oltre ai Blur, che erano già stati annunciati alcuni mesi fa, si aggiungono Nick Cave & The Bad Seeds, Phoenix, Tame Impala, The Postal Service, Fiona Apple, Band Of Horses, Deerhunter, My Bloody Valentine, James Blake, Dead Can Dance, Animal Collective, Grizzyl Bear, Tinariwen, Daniel Johnston, Neurosis, Dinosaur Jr., Wu-Tang Clan, The Knife, Hot Chip, Swans, The Jesus and Mary Chain e tanti altri ancora che potrete scoprire guardando il video sottostante oppure collegandovi al sito ufficiale del Primavera Sound che anche quest’anno, oltre a Barcellona (Spagna), si terrà in quel di Oporto (Portogallo). (Fonte: Primavera Sound TV) (Read more - Leggi di più)

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Il primo album di Don Juan and The Saguaros

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È disponibile in streaming via bandcamp The Gamblin’ Hobo, il primo album di Don Juan, leader, autore e cantante della band romana folk/country Don Juan and The Saguaros. Il disco, contenente 10 brani originali, unisce testi diretti e melodie orecchiabili tra arrangiamenti folk tradizionali, neo-tradizionali ed elementi di country, rockabilly e qualche tocco mariachi. Per questo disco Don Juan si è ispirato ai capisaldi della cultura country-blues che va dagli anni 50 fino ai 70 (da Hank Williams a The Band, da Bob Dylan a Johnny Cash) con riferimenti alle sonorità folk di ultima generazione. (Ufficio Stampa Don Juan and The Saguaros) (Read more - Leggi di più)

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Ogun Ferraille: videoclip e nuovo disco in streaming su ML

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My Stalker Doesn’t Love Me (Morone Records, 2013) dei calabresi Ogun Ferraille è il disco in streaming “esclusivo” su Musicletter.it. La formazione di Cosenza ha reso disponibile l’ascolto integrale del nuovo disco sul bandcamp di ML. La terza fatica in studio degli Ogun Ferraille sarà presentata il prossimo 25 gennaio 2013 al BSide Music Clud di Rende (CS). Inoltre, gli OF mettono in anteprima esclusiva, sempre sui nostri canali, il videoclip di Peter, uno dei sette brani che compongono il disco. Pertanto, di seguito il link del video mentre per saperne di più sulla band e per ascoltare interamente My Stalker Doesn’t Love Me degli Ogun Ferraille è sufficiente cliccare sul banner sottostante oppure QUI. Se invece siete interessati a mettere i vostri dischi in streaming su Musicletter scrivete a musicletter@gmail.com. Nel frattempo, buon ascolto ma soprattutto buona visione. (Fonte: ML / Morone Records) (Read more - Leggi di più)

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Teatro: Gianluca De Rubertis in Autoritratti con Oggetti

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Venerdì 15 febbraio 2013, il giorno dopo la festa in cui si celebra l’amore, il disamore rispunta caparbio nel suo agguato quotidiano. Detronizzato il santo Valentino, ecco salire alla ribalta del Theatro del Vicolo di Parma, la prima teatrale di Autoritratti con oggetti, quadri espositivi del disamore”, spettacolo-concerto di e con Gianluca De Rubertis. Dalle tredici tracce dell’album musicale “Autoritratti con oggetti” nasce questo spettacolo in musica, spettacolo della musica. L’amore, musicato, deriso, indifferito, aborrito, anelato, disatteso, sarà sciorinato attraverso il testo e la metrica, suono che da fonema si fa senso. Così tra la musica che si fa silenzio, il gesto che si fa inerzia, l’umore che diviene secca, l’amore ritrae il suo flutto incostante attraverso la fonica e la sintassi lucida del pianoforte. Ad ogni brano un rituale in cui le voci si sbraneranno, si burleranno del perbenistico ossequio che all’amore spetta per comune convenzione, torceranno le budella delle parole per mostrare come “amore” sia anch’esso una parola. La donna al centro di questo guazzo problematico ed irrisolvibile, come unico scopo e unica tortura, come fine della musica e inizio della vita, come il foglio bianco cui elargire i più bei motti, come animale ideale e profetico, come calzare necessario a qualsiasi cammino. Uno spettacolo da un disco, ma di un disco che, forse, conteneva in sé già un suo incedere a certa fonetica cara a chi odia con tutto il suo cuore il teatro di prosa. (Raffaella Tenaglia/ Pixie Promotion) (Read more - Leggi di più)

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Cultura Film al cinema e in TV Musica Notizie & Comunicati Rubrica Speciali Televisione Video

(Ri)visti in TV: Profondo Rosso di Dario Argento

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L’importanza di Dario Argento per la crescita “autorale” prima del thriller e poi dell’horror italiano non solo è pari ai grandi pionieri nostrani degli anni ’50 e ’60 – Mario Bava, Riccardo Freda e Antonio Margheriti in particolare – ma probabilmente superiore se solo dovessimo pensare al culto che continuano a tributargli molti registi contemporanei del calibro di Tarantino, Raimi, Carpenter che lo hanno scopiazzato a man bassa. Il flop de “Le cinque giornate”, sorta di peplum risorgimentale postmoderno dotato di surreale comicità, spinge Argento a ritornare al giallo affidandosi alla penna di Bernardino Zapponi, già coautore di Federico Fellini in una sorta di remake de “L’uccello dalle piume di cristallo” che lo aveva consacrato al successo del grande pubblico e che aveva rappresentato il punto di partenza della fortunatissima “trilogia animale” (il cui capitolo più riuscito era stato il conclusivo acclamatissimo “Quattro mosche di velluto grigio”). “Profondo rosso” sarà il film argentiano a denominazione di origine controllata, il film della vita, certamente quello più popolare (o, più probabilmente, quello migliore? Disputa sempre aperta fra i fans dell’autore romano). Come già nelle produzioni precedenti emergono le straordinarie qualità tecniche del regista: un montaggio sperimentale che rimanda alla nouvelle vague e che anticipa e prepara la scena successiva, gli eleganti movimenti della macchina da presa (indimenticabile la carrellata nel corridoio della casa della medium), l’utilizzo maniacale della “soggettiva” che mediante sconvolgenti ingrandimenti consente allo spettatore una visione intra-filmica (gli occhi dello spettatore, dunque, finiscono per identificarsi con quelli dell’assassino), la raffinata fotografia di Luigi Kuveiller che alternativamente “oscura” e “illumina” ad arte l’intero film, il gusto per dettagli apparentemente insignificanti ispirati al gotico germanico, la capacità di riprendere le architetture metropolitane influenzata dall’espressionismo del cinema di Fritz Lang che raffigura un irreale deserto metropolitano in cui i personaggi galleggiano sospesi nell’attesa dell’evento delittuoso. Se nella trilogia, però, l’obiettivo del maestro era hitchcockianamente la tensione emotiva, qui è l’incubo in cui si sprofonda, la paura che ci avvolge in una perfetta alchimia tra immagini e colonna sonora. Contravvenendo alla logica della “plausibilità matematica” del giallo, Dario Argento sembra occuparsi più del dettaglio che dell’insieme ben sapendo che è il particolare a imprimersi nel subcosciente dello spettatore che attinge da un ambito ancestralmente primitivo (quello delle pulsioni) non mediato da elementi razionali. I delitti, pertanto, sembrano dei micro-film a sé stanti in cui quello che più conta è la rappresentazione efferata della violenza e non degli elementi utili alla ricostruzione delle motivazioni del delitto stesso e, dunque, alla individuazione del colpevole. Nonostante il plot sia ascrivibile al thriller, dunque, “Profondo rosso” (magnifico titolo che espressionisticamente rimanda ad un assoluto grand-guignol) è “prove tecniche” di Argento verso il delirio horror, nel fantastico puro. Un capolavoro che alla perfezione e pulizia visiva aggiunge la qualità eccellente della colonna sonora. Abbandonate, infatti, le sperimentazioni elettroniche di Morricone, la musica composta dal jazzista Giorgio Gaslini (che al regista romano inizialmente non piacque molto) viene in parte riscritta ed arrangiata con atmosfere gotiche dal gruppo di rock-progressive Goblin. (Nicola Pice) (Read more - Leggi di più)

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Pillole quotidiane: Some Things Last A Long Time di Daniel Johnston

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Ci sono cose che ti porti dentro e che mai e poi mai potrai indossare. Cose che conservi gelosamente e che mai nessuno riuscirà a vedere, e tantomeno a giudicare. Cose che durano tutta la vita, insomma, come “Some Things Last A Long Time” di Daniel Johnston che dedico a tutte quelle persone che si sentono “indie” così come sono, anche senza farsi il risvolto ai jeans, per esempio. Buon 2013. (Luca D’Ambrosio) (Read more - Leggi di più)

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L’anno appena passato e i buoni propositi per il 2013

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Il 2012 è stato un anno difficile e impegnativo ma altrettanto ricco di soddisfazioni. Tante le news, le recensioni e gli speciali pubblicati sul mondo della musica indipendente, il cinema e la cultura alternativa in generale. Quotidianamente abbiamo cercato di dare risalto a tutte quelle notizie che, spesso e volentieri, vengono dimenticate dai grandi media e, talvolta, anche dalle riviste e dai siti specializzati. Se chiudiamo gli occhi ci vengono subito in mente certe notizie tristi riguardanti la scomparsa di Michael Davis, Terry Callier, Bill Doss e Antonio Tabucchi, ma anche tantissimi altri articoli piacevoli e interessanti quali, per esempio, le interviste a Giulio Casale, Umberto Maria Giardini, Teho Teardo e agli Offlaga Disco Pax, come pure le classifiche di fine anno e soprattutto le attente e appassionate recensioni dei nostri collaboratori: Luigi Lozzi, Franco Dimauro, Luca D’Ambrosio, Jori Cherubini, Nicola Guerra, Domenico De Gasperis, Alessandro Grainer, Manuel Fiorelli, Nicola Pice, Valerio Granieri, Costanza Savio, Laura Carrozza, Massimo Bernardi, Marco Tudisco, Antonio Anigello, Rossella Spadi, Stefano Bon, Alessandro Busi, Gianluca Lamberti, Gianluigi Palamone, Marco Archilletti e altri ancora. Insomma: un blog, una comunità, che ha cercato e che cercherà di dare sempre più spazio a tutte quelle notizie provenienti dal mondo dell’informazione indipendente, anche attraverso la semplice pubblicazione di comunicati stampa. Diverse sono state, e continueranno a essere, le nostre collaborazioni/partnership: tra queste ricordiamo quella con La Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e il MEI/Audiocoop. Il nostro impegno, unito alla nostra perseveranza, ci ha fatto diventare un punto di riferimento dell’informazione online (tra l’altro il blog è accreditato da Google News), anche se ci rendiamo conto che trattiamo “qualcosa” lontano anni luce dall’interesse della massa, vale a dire: “La cultura alternativa”. Ciò nonostante, secondo le statistiche di FPStats, il numero delle visite nel 2012 è stato più che soddisfacente: 1.447.751 visite totali e 377.343 visite uniche. Una soddisfazione immensa considerato che, a dispetto di certi altri siti foraggiati da grandi editori o grandi sponsor, abbiamo fatto tutto questo nei ritagli di tempo e “a costo zero” (o quasi); semplicemente per passione, senza smarrire tuttavia un grammo di professionalità. Siamo online dal 2005 e continueremo a esserlo per dimostrare che, nonostante le difficoltà, un mondo diverso, una società diversa ma soprattutto una cultura diversa esiste ed è possibile! Come al solito porteremo avanti questo nostro progetto con dedizione, zelo e sentimento. Per continuare a credere in questa “scommessa giornalistica“, però, abbiamo bisogno anche del vostro aiuto, per questo vi chiediamo di supportarci in qualsiasi modo: cliccando “mi piace” su Facebook, iscrivendovi alla nostra Newsletter, condividendo i nostri articoli oppure diventando nostri “supporter” ed “editori” con una piccola donazione di 10 euro. Nel bene o nel male, Musicletter.it continuerà ad andare avanti con lo stesso entusiasmo, cercando di realizzare anche nuovi progetti “alternativi”, senza perdere qualità, credibilità, professionalità e passione ma soprattutto senza svendersi al mercato del puro e semplice intrattenimento. E chissà, forse un giorno tutto questo diventerà un vero e proprio lavoro retribuito. Buon 2013 a tutti! (Read more - Leggi di più)

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Best albums Musica News & Releases Notizie & Comunicati Speciali

BEST ALBUMS OF 2012: LA TOP 25 DI MUSICLETTER.IT

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Come ogni anno a questa parte, esattamente dal 2005, Musicletter.it sceglie i 25 dischi dell’anno che hanno raccolto maggiori preferenze in base alle Top Ten ricevute in redazione (tramite mail, Facebook o apposito modulo elettronico) dagli addetti ai lavori, dai collaboratori e dai lettori del blog. Quindi, la TOP 25 degli album pubblicati nel 2012 non è altro che il risultato matematico degli album più votati secondo la regola: “Un disco, un voto”. I lavori discografici con lo stesso punteggio e posizione (ex aequo) sono stati giudicati direttamente dalla redazione di ML. Inoltre, anche questa volta, così come nel 2011, per evitare eventuali conflitti di interesse, sono stati esclusi dalla classifica i dischi italiani, stilando, dunque, una graduatoria a parte che potrete leggere attraverso questo link. Di seguito, invece, sono elencati i migliori 25 dischi “non italiani” del 2012: (Read more - Leggi di più)

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Come Marc Bolan

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Ho sognato di schiantarmi in auto. Come Marc Bolan. Non avevo però affianco la Jones e tutto questo accade un giorno prima della fatidica fine del mondo. Soddisfatto solo di aver fatto l’amore (in sogno, prima dello schianto) con una persona indefinibile dai connotati graziosi, mi domandavo mentre i vetri tempestavano il mio viso di dolore e stupore, perché correvo. Dove andavo così di fretta per lasciare al destino una così ingiusta decisione? Forse al lavoro. Forse. Il piede però schiacciava l’acceleratore e lo sguardo era vuoto verso il nulla. Stamattina il freddo non è così insistente e il risveglio è stato delicato come la consapevolezza dolce di essere ancora al mondo. Un caffè, la berretta di lana e la macchina che mi scalda e mi porta spontaneamente in ufficio. Guido con il sottofondo degli Offlaga Disco Pax e osservo l’orizzonte che si perde a vista d’occhio, le montagne coperte di neve che verrebbe voglia di raggiungere. Ad avere il tempo. Me lo concedo con la mente e stacco il piede dal pedale con somma disapprovazione dei guidatori che sfrecciano incuranti del pericolo che da sempre attanagliava Bolan. Io sono vivo, vegeto e assonnato. Convinto che il tempo sia prezioso quanto le idee. Allora il mio augurio quest’anno va a quelle persone che decideranno di concedersi del tempo per se, incuranti delle ansie del mondo che ci sta sempre più trasformando in schizzati piloti invece che farci assomigliare a uomini come Marc Bolan, che hanno si avuto tanta paura di morire ma anche tantissima voglia di vivere. (Nicola Guerra) (Read more - Leggi di più)

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Festival di Sanremo 2013: la dichiarazione di Giordano Sangiorgi

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“Sanremo: un bel rinnovamento, non c’è che dire. Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Daniele Silvestri, i Moda’, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marco Mengoni, Marta sui Tubi, Simone Cristicchi, Annalisa, Max Gazze’ e Maria Nazionale: sono i 14 big che parteciperanno al prossimo Festival di Sanremo. Ci sono finalmente al centro tanti nomi importanti della nuova scena musicale italiana indipendente degli ultimi quindici anni circa, tra l’altro molti dei quali premiati e passati dal Meeting delle Etichette Indipendenti” dichiara Giordano Sangiorgi, patron del Mei, la storica e più importante manifestazione di musica indipendente in Italia “La positiva direzione artistica di Mauro Pagani, insieme alla giuria dei selezionatori, si è fatta sentire e valere, pur inserendo i nomi provenienti dal mondo dei talent show televisivo-musicali, portando nomi importanti della scena indies italiana e dando voce alla storia discografica indipendente degli ultimi anni portandola per la prima volta in blocco alla ribalta di Rai Uno in prima serata. Così come sono usciti bei nomi anche tra i giovani legati anche al mondo del rock indipendente che hanno segnato anche i n questo caso una svolta significativa anche per le nuove generazioni.” (Fonte: Audiocoop) (Read more - Leggi di più)

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Lolita di Stanley Kubrick (1962)

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Le difficoltà incontrate per la realizzazione di “Spartacus” modificano radicalmente l’approccio kubrickiano alla “cosa filmica” perché da qual momento in poi il regista decide che avrebbe cercato sempre e comunque il controllo assoluto su ogni progetto cinematografico: l’elaborazione della sceneggiatura, la scelta degli interpreti, le fasi produttive…ogni singolo dettaglio avrebbe dovuto ottenere la sua approvazione. Paradossalmente, ma fino a un certo punto, però, gli sforzi ed i problemi a cui il regista ed il fidato Bob Harris andranno incontro per la trasposizione della “Lolita” nabokoviana saranno ancora più grandi. Per acquistare i diritti cinematografici del libro Kubrick è costretto a cedere alla United Artists quelli di “Rapina a mano armata” (e la cosa non gli andò mai giù perché egli amava molto quel film). Nabokov, inoltre, dapprima rifiutò di redigere la sceneggiatura ma, quando il regista respinse il copione scritto da Willingham, acconsentì ad elaborarne due differenti a cui furono apportate, comunque all’insaputa dello scrittore, diverse manipolazioni per aggirare la mannaia censoria hollywoodiana. L’individuazione di protagonisti credibili fu lunga e travagliata: dopo i rifiuti di Laurence Olivier, David Niven e Marlon Brando (che ricevettero pressioni per evitare la partecipazione ad un film così scabroso) James Mason accettò su invito (sembra) dello stesso Nabokov. I problemi finanziari furono una costante che determinò una sostanziosa contrazione dei giorni di ripresa e, nonostante il film fu girato in quell’Inghilterra che consentiva ai produttori stranieri cospicue detrazioni fiscali, Kubrick sforò il budget di più del doppio di quanto gli fosse stato messo a disposizione dalla MGM. Alcuni tagli – in sede di montaggio – furono imposti all’autore obtorto collo, compresa la famosa dissolvenza nella scena in cui Lolita propone al professore di “fare un gioco”. Le polemiche sulle interpolazioni allo script originale furono molto accese nonostante Nabokov avesse riconosciuto la maestria registica di Kubrick. Eppure – tribolazioni a parte – a dispetto di tutti coloro che ritennero e pensano – ancor oggi – che non sia un’opera completamente riuscita…”Lolita” è e rimane un film straordinario. Una tragedia elegante e gelida ammantata di sarcasmo “nero” in cui lo sguardo moralista e cupo del suo autore sferza senza alcuna pietà il perbenismo ipocrita della società americana che ammette lo scambio di coppie e le pratiche sessuali più stravaganti confinandole, però, nell’ambiguo terreno del privato e in cui viene grottescamente rappresentata la crisi irreversibile del modello familiare tradizionale con l’artificio freudiano del morboso triangolo in cui ciascun componente (padre-madre-figlia l’uno amante dell’altro) è in competizione per la definizione di un ruolo di priorità (non solo) erotica nell’ambito del nucleo stesso. Nonostante qualche discontinuità strutturale e alcune incongruenze che rimangono (forse volutamente) irrisolte, l’arte di Kubrick non ha cedimenti: sono presenti gli ossessivi temi (ricorrenti) dello sguardo fisso (Lolita che osserva Humbert in giardino e quest’ultimo che fissa la foto di lei mentre abbraccia la madre), del carrello all’indietro (la ripresa del corridoio dell’ospedale, la scena dell’omicidio della madre di Lolita), dei giochi (il ping-pong, gli amati scacchi, l’hula hoop), del travestimento, del ballo (sempre il valzer), dell’accidente/incidente tecnologico, della colpa e degli effetti che essa determina frammisti all’illogicità del caso. Anche in “Lolita” Kubrick utilizza la voce fuoricampo per commentare i flashback di cui dissemina il film e contrappunta gli stati psicologici dei personaggi con un commento musicale dal tono completamente differente (effetto straniazione) ma dall’intensità del suono molto forte. Il film, intriso di un profondo simbolismo sin già nel nome degli oggetti, dei personaggi (il campeggio femminile si chiama Climax, il proprietario dello squallido motel Swine=porco, lo psicologo della scuola Cuddler=colui che fa le coccole) e dei colori (prima che Lolita e Humbert facciano l’amore indossano abiti chiari o vivaci, dopo… scuri), è costruito come un noir espressionista (le gradazioni luminose virate sullo scuro, gli omicidi commessi, il senso della morte incombente) ma è essenzialmente un apologo sulla valenza distruttiva dei sentimenti umani e dell’amore in particolare (che non salva semmai umilia e sprofonda nell’abiezione morale) e sulla conflittualità irreversibile d’una natura umana così implacabilmente ferina che nessuna sovrastruttura sociale o sistema ordinato di regole può modificare. Kubrick ha iniziato a costruire un apparato speculativo di gigantesche proporzioni nichiliste. Da questo momento in poi (e a partire da “Il dottor Stranamore” più compiutamente) ogni suo film è un tassello nella definizione di quel sistema.(Nicola Pice) (Read more - Leggi di più)

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(Ri)visti in TV: La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel (1971)

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Dopo quasi venticinque anni di più che onesta carriera – passata saltando con maestria da un genere cinematografico all’altro – l’opera di Donald Siegel attira su di sé gli strali della gran parte della società americana non già per l’estrema violenza delle scene in essa contenute quanto per la presunta esaltazione delle brutali procedure messe in atto dalla polizia, di certo non “ortodosse” rispetto a quelle codificate dalle norme. Siamo nel 1971 e ha visto la luce “Dirty Harry” primo tassello della trilogia che vede protagonista il controverso Ispettore Callaghan (in Italia, infatti, prenderà il titolo di “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo”) a cui seguiranno “Magnum Force” (1973) di Ted Post e “The Enforcer” (1976) di James Fargo. Il film – un noir cupissimo che, per l’indiscutibile merito del suo autore, combacia perfettamente con la cruda estetica iper-realista della cinematografia degli anni ‘70 – diventa un caso politico negli U.S.A. e in quasi tutti i paesi in cui viene proiettato scoraggiando il regista di Chicago dall’idea di dirigere gli episodi successivi nonostante l’eccellente risultato raggiunto al box–office. Nello stesso anno esce sugli schermi quella che Don Siegel reputava fosse la sua opera più convincente: “La notte brava del soldato Jonathan” (The Beguiled, ovvero l’ingannato, è il titolo originale), in onda venerdi alle 2,15 su Rai Movie. Il regista s’affida ad alcuni fra coloro che lo hanno coadiuvato anche in “Dirty Harry”: Bruce Surtees per la fotografia, Lalo Schifrin per la musica e il fidato Carl Pingitore che gestisce la fase del montaggio, uno degli elementi più curati e convincenti dei lavori di questo autore. Ancora una volta protagonista è la sfingea imperturbabilità del volto di Clint Eastwood (già ne “Ispettore Callaghan:…” introversa maschera da tragedia greca di solitario anti-eroe) che interpreta al meglio delle proprie possibilità la parte del caporale nordista Jonathan che, ferito ad un gamba, viene trovato in fin di vita in un bosco dalla ragazzina Amy che, andata a cercar funghi, lo trascina nel collegio femminile in cui vive. Le donne che popolano questo luogo, compresa l’austera direttrice Martha, nella segreta speranza che il soldato le ricambi con altrettanto affetto, lo confortano e lo curano fino al momento in cui, però, per motivi di bieca gelosia (Jonathan si concede in maniera cinica e spudorata a tutte) ciascuna all’insaputa dell’altra, decidono di vendicarsi: la diciasettenne Carol lo fa cadere dalle scale, Martha gli fa amputare la gamba e, durante il pranzo di (ipocrita) riconciliazione, viene avvelenato dai funghi raccolti dalla piccola Amy…Don Siegel mette in scena una sorta di favola dark, irriducibilmente crudele, che non teme di straniare lo spettatore utilizzando (ancora una volta) le tecniche comuni al linguaggio del noir. Tra frequenti, quanto narrativamente ingiustificati, flashback e dissolvenze sfuggenti, tra “ralenti” fuori norma e “fondu” in chiusura, disseminati a caso nel corso dell’azione (comparsa repentina, cioè, della prima immagine di una nuova sequenza prima che termini l’ultima immagine della sequenza precedente mediante un complesso procedimento di riavvolgimento e sovrapposizione della pellicola) l’autore rappresenta in chiave “gotica” una realtà di brutale efferatezza in cui gli esseri umani appaiono monadi isolate, incapaci di comunicare, destinati alla distruzione e, soprattutto, eticamente corrotti. I maschi (personificati dal “solo” Jonathan quasi ad individuare una simbolica monodimensionalità comportamentale) sono inetti e vili, fingono di amare (concedendosi a più donne) solo per meschino ed egoistico tornaconto. Le donne, al contrario, hanno una maggiore complessità psicologica (nel film, infatti, vengono rappresentati caratteri estremamente variegati) che si esplica, però, nella capacità più forte di concepire e compiere il male simulando innocenza: ciascuna di esse, infatti, pianifica e mette in atto la propria vendetta quando raggiunge la consapevolezza di non poter avere “soltanto per sè” l’oggetto del desiderio. Al contempo, dunque, e in maniera egualmente convincente, “j’accuse” anti-maschilista e delirio misogino ma, soprattutto, un incubo nichilista sapientemente costruito da un Donald Siegel all’acme dei propri mezzi espressivi, da cui è possibile estrarre i segni di un apologo beffardo su un’umanità senza alcuna possibilità di salvezza. (Nicola Pice) (Read more - Leggi di più)

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A Buzz Supreme e Sfera Cubica partner del Primavera Sound 2013

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A Buzz Supreme e Sfera Cubica annunciano la conferma della loro partnership con il festival Primavera Sound, la cui prossima edizione si svolgerà a Barcellona dal 22 al 26 maggio e a Oporto dal 30 maggio al primo giugno 2013. Il Primavera Sound 2013 si segnala una volta di più come uno degli appuntamenti più importanti della grande stagione dei festival europei, appuntamento unico per gli amanti della musica indipendente, ed in particolare, anno dopo anno, meta di un sempre più folto e appassionato pubblico dall’Italia, attratto da una variegata proposta musicale che spazia tra la musica indie e le migliori proposte elettroniche, posizionando artisti di fama internazionale accanto alle più interessanti realtà musicali emergenti. L’elenco completo degli artisti dovrà essere ancora annunciato; ma è già noto che i Blur che porteranno al Primavera Sound di Barcellona e all’Optimus Primavera Sound di Oporto i loro unici concerti nella penisola iberica. A Buzz Supreme e Sfera Cubica si confermano inoltre partner edufficio stampa anche per il PrimaveraPro 2013, appuntamento di incontro per tutti i professionisti del settore musicale che si svolgerà anche quest’anno a Barcellona nei giorni del Primavera Sound Festival. (Fonte: Chiara Caporicci / Ufficio stampa Sfera Cubica) (Read more - Leggi di più)

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Dots di Mara in streaming su Musicletter.it

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Con Mara Luzietti, in arte Mara, parte il primo streaming su Musicletter.it. L’album proposto si intitola Dots ed è il primo realizzato dalla musicista e cantante ravennate che, per l’occasione, si avvale della collaborazione di Antonio Grementieri e Eloisa Atti. Nove sono le tracce che compongono questo esordio discografico di cui una cover dei dEUSNine Threads” e due strumentali, “Close” e “Afternoon Here”, scritti da Francesco Giampaoli che, tra l’altro, produce anche il disco. Pubblicato nel 2012 da Spigoli/Brutture Moderne, è possibile condividere e ascoltare via bandcamp Dots di Mara, il primo di una serie di streaming firmati Musicletter.it. (Read more - Leggi di più)

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Giordano Sangiorgi ci parla del Mei Supersound 2012

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Inizierà domani venerdì 28 settembre e terminerà domenica 30 settembre 2012 a Faenza il Mei Supersound 2012, il più grande festival della musica emergente in Italia che vedrà coinvolti giornalisti, musicisti, operatori musicali e appassionati in una serie di incontri, dibattiti, campus, esibizioni dal vivo e premiazioni varie (scarica il programma in PDF). In occasione dell’inaugurazione, abbiamo chiesto a Giordano Sangiorgi, patron nonché anima e mente dell’evento musical-culturale, qualche sua considerazione in merito a questa seconda edizione del Mei Supersound. Ecco quanto ha dichiarato, quest’oggi, a Musicletter.it: « Il Mei Supersound vuole essere l’antidoto ai talent show televisivi musicali, come vent’anni fa il circuito dei produttori discografici indipendenti contro lo strapotere delle major del disco, che omologano gli emergenti al rango di voci, volti e casi umani nuovi, spesso valorizzando più le giurie e gli ospiti che i giovani talenti stessi e inoltre discriminando in maniera brutale totalmente le giovani band, vero asse portante, insieme ai cantautori che hanno cose originali e inedite da proporre, del futuro della musica del nostro paese. Una vetrina di oltre 200 nuovi talenti a Faenza che cercando di bypassare il “filtro” omologante del format mondiale del talent. In questo momento di crisi, l’industria culturale versa in condizioni sempre peggiori. In particolare, i musicisti emergenti si trovano in una situazione paradossale: sono diventato veri e propri “Operai della nuova cultura digitale”: producono, infatti, contenuti (video, canzoni in streaming, album in free download…) che fruttano contatti, profili, introiti pubblicitari e quotazioni in borsa ai social network. Tali piattaforme, però, non riconoscono agli artisti un corrispettivo economico per il loro lavoro, o lo fanno solo in forma minima: la provocatoria proposta del Mei è quella di uno “sciopero dei contenuti multimediali” finché i social network non cambieranno la loro politica corrispondendo ai gruppi un giusto riconoscimento economico. Infine, mi piace ricordare che il Mei Supersound 2012 sarà dedicato alla figura di Renato Nicolini, recentemente scomparso, lo storico Assessore alla Cultura del Comune di Roma che, nella seconda meta degli anni settanta, ha portato per primo la cultura nelle piazze e nei centri storici. Siamo tutti suoi figli e tutte le Amministrazioni Comunali dovrebbero sempre seguire il suo esempio, ancora di più in un periodo difficile come questo investendo in cultura come aggregatore sociale contro le paure e contemporaneamente come volano economico. » (Read more - Leggi di più)

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Il 1° album dei Miriam Mellerin in free download

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Per celebrare un 2012 che li ha visti entrare di forza nella scena indipendente italiana, i Miriam Mellerin decidono di regalare in free download il loro primo album via Bandcamp. Il mix di alternative rock e noise del trio pisano ha raccolto tanti consensi da parte della critica durante gli ultimi 9 mesi, e questo è il modo con il quale i Miriam Mellerin hanno deciso di ripagare chi ha creduto in loro dal momento dell’esordio fino ad oggi. (Francesco Caprai) (Read more - Leggi di più)

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Mamma: un workshop al premio Ilaria Alpi

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Per l’edizione 2012, che si svolgerà a Riccione dal 6 all’8 settembre 2012, il prestigioso premio giornalistico intitolato a Ilaria Alpi arricchisce la propria offerta con un Workshop ad accesso libero sul giornalismo a fumetti multimediale, che si svolgerà il sette settembre alle ore 10. Ad aprire questa finestra sui nuovi linguaggi, strumenti e formati del racconto giornalistico sarà Carlo Gubitosa, direttore responsabile della rivista Mamma! – il primo magazine italiano di giornalismo a fumetti. In tempi di crisi dell’editoria tradizionale, il giornalismo a fumetti può essere la risposta migliore alla domanda “Perché dovrei comprare una rivista cartacea con tutto quello che c’e’ già su internet?” A metà tra i comics e il reportage, il cosiddetto “graphic journalism” sta entrando a far parte della cassetta degli attrezzi del “giornalista multimediale”: vignette e illustrazioni si trasformano in jpeg e clip animate con risultati da Pulitzer. A questa affascinante tecnica è dedicato il primo dei due workshop di questa edizione del Premio Ilaria Alpi, un viaggio alla scoperta del graphic journalism a cavallo tra carta, tecnologie, audiovisivo e multimedia. Per Carlo Gubitosail fumetto applicato al giornalismo, condito con le nuove tecnologie della comunicazione e arricchito da contenuti multimediali rappresenta per il giornalismo un potenziale esplosivo, simile a quello introdotto negli anni ‘50 del passato millennio dal fotogiornalismo e dalle innovazioni nelle tecnologie di stampa.(Fonte: Mamma! Magazine) (Read more - Leggi di più)