Mercoledì, 12 Ottobre 2011

Ivan Graziani - Ivangarage (1989)

I.Graziani.jpg
I tanti appassionati che hanno seguito la scena rock italiana degli anni settanta non possono non conoscere i tratti salienti della carriera di Ivan Graziani, gran chitarrista e artista a tutto tondo con la passione per il disegno. Noto per le collaborazioni eccellenti con la PFM, Battisti, Lauzi e Venditti, Ivan ha lasciato un patrimonio artistico di valore assoluto grazie a lavori come I Lupi, Pigro e Viaggi e Intemperie solo per elencarne qualcuno. Nel 1989, superato un periodo di appannamento artistico, tornò alla riscossa con Ivangarage. Il disco si apre alla grande con l’anticonformismo e il rispolverato sarcasmo di Prudenza Mai un rock/blues che riporta allo spirito del miglior Ivan. La successiva Un Uomo è un highlight assoluto del disco; la fierezza e la volontà dell’artista che non si arrende sono palpabili tra le note del brano più tirato dell’intero lavoro. Come in tanti altri suoi lavori, anche qui Graziani ha dato il giusto spazio al suo lato più intimista e Guagliò Guagliò ne è un esempio lampante, la storia di una bimba un po’ maschiaccio che teneva testa ai suoi coetanei. L’emotività raggiunge il picco massimo con Noi Non Moriremo Mai, un commovente e poetico richiamo a una vecchia e cara amicizia di gioventù, il brano più dolce del lotto e probabilmente uno dei più bei testi scritti da Ivan. Ivangarage è un disco essenzialmente chitarristico, arricchito da arrangiamenti indovinatissimi e mai scontati, puro e viscerale rock, il gran Rock che non tarda a rispuntare nel migliore dei modi con Johnny Non C’entra il cui testo di cronaca riapre il cosiddetto filone nero, quello in cui Ivan ha sempre illustrato fattacci realmente accaduti condendoli con la sua inimitabile ironia ed arguzia. Quando le note della bellissima E Mo’ Che Vuoi? sfumano resta tangibile la sensazione di aver ascoltato lo splendido disco di un grande rocker, un artista profondo e purtroppo inimitabile. (Manuel Fiorelli)