Martedì, 13 Marzo 2012

Offlaga Disco Pax - Gioco di società (2012)

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Gioco di società segna il ritorno degli Offlaga Disco Pax, a distanza di quattro anni dal precedente Bachelite. Una scommessa, quella di arrivare alla soglia del terzo disco, alla quale credevano in pochi, dopo il sorprendente esordio di Socialismo Tascabile. La conferma che il trio reggiano avesse ancora molte carte da giocare, arrivò all’apparire sulla scena di un ottimo secondo volume, e ora, superato con disinvoltura il sempre difficile appello d’esame del sophomore album, questo nuovo lavoro si distingue in modo particolare per la serenità e sicurezza compositiva. Tutti coloro che ebbero a storcere un po’ il naso nel sentire la voce di Max Collini soffocata nel mix, nella stravagante soluzione quasi shoegaze del precedente lavoro, qui troveranno sollievo nell’ascoltare nuovamente in primo piano i racconti del paroliere. La principale conseguenza di questa rinnovata scelta stilistica è quella di infondere ai testi un maggior calore melodico: non iniziate a spaventarvi, Max Collini non si è messo a cantare, ma c’è da notare che in questo disco le storie sembrano meno “declamate” e più “narrate”. Ed è proprio la voce il fulcro principale attorno il quale si dipanano le composizioni musicali di Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli, che se da una parte osano un po’ meno nelle sperimentazioni, dall’altra si adattano come mai prima, nel contrappuntare al meglio il progresso delle parole. Diminuisce dunque l’utilizzo delle distorsioni nelle chitarre, per lasciare maggior spazio all’elettronica e al groove, come nel ritmato singolo, che ha anticipato l’uscita dell’album, Parlo da solo, uno scherzo, tra il paranoide e lo schizofrenico, che invece risulta serissimo e che dà il tono e offre una visione globale rispetto ai temi dell’album. È forse questo, infatti, il disco più personale e introspettivo del gruppo, nel quale scompaiono gradualmente i vari personaggi della provincia reggiana ai quali ci avevano abituato in passato, per far emergere una geografia che, tra vecchie sedi del partito (Palazzo Masdoni), educazioni sentimentali politiche, tra uno scappellotto in famiglia, un coro di tifoseria adattato sulle note di una canzone popolare (Piccola storia ultras), e vecchi alberi secolari (Sequoia), fa da sfondo ai ricordi personalissimi di Collini, raccontati, al solito, ben dosando le quantità di nostalgia e ironia. Il mondo attorno appare nel episodio dei disordini avvenuti in occasione di uno storico concerto dei Police (Respinti all’uscio), e nell’impresa miracolosa del ciclista Van der Velde (Tulipani). Ma è nelle ultime due tracce che si raggiunge l’apice del disco: i giochi di parole di Desistenza fanno da perfetta introduzione all’ultimo brano (A pagare e morire), in cui la confessione dell’umiliante pestaggio subito dal protagonista nello svolgere il proprio lavoro, da parte di un uomo esaurito e in difficoltà, si erge a ultimo manifesto per un raffronto sullo stato delle cose e sul tempo presente, e passato. Sebbene non riescano a raggiungere i vertici emotivi degli episodi precedenti, gli ODP con questo terzo album ottengono il loro lavoro meno diretto, e più coerente e ordinato, confermando, a quanti ancora sospettassero il contrario, quella definitiva maturità artistica da tanti agognata. (Alessio Zago)

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