Sabato, 25 Maggio 2013

Iggy and The Stooges - Ready to Die (2013)

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Dio Cristo che spreco. È Domenica, c’è il sole, la figa si sveste. E io sono in casa in compagnia di un disco qualunque. Diverso dagli altri solo perché è firmato Iggy and The Stooges. Con l’illusione che potesse vagamente somigliare a quelle domeniche di tanti anni fa in cui stavo in compagnia di Raw Power. E invece è cambiato tutto, come nelle memorie di Paolo Conte. Io sono invecchiato. E Iggy, nonostante la corazza di rettile che sfoggia sul ventre, pure. Attorno a noi due, è cambiato pure tutto il resto. Il mio Technics SL-BD20 tace, al suo posto gracchia il PC. E la musica degli Stooges, quella che prima riusciva a far esplodere casa anche sotto un chiodo, pure. Si è immiserita, assottigliata, dissanguata. Il mio pc, che è lento come quella tartaruga che spadroneggia sulla pancia settantenne di Iggy, ogni tanto si inceppa, sfiata come una balenottera che sta per morire, poi riprende, si blocca, riparte. Un’agonia indolore. Finestre di vuoto spalancate su una mattinata già orfana di emozioni. Pop riabbraccia Williamson, Williamson riabbraccia Iggy. Ma non succede null’altro. Si dichiarano pronti a morire, a riaccendere il napalm di quarant’anni prima. E non sanno più per cosa. Per una quinta di reggiseno (Dd‘s)? Per dei colleghi di lavoro troppo imbecilli (Job)? Perché vogliono ancora più sesso, ancora più denaro (Sex and Money)? Perché io mi rifiuto di cantare queste canzonette idiote anziché genuflettermi a Dio Iggy? L’America ha già avuto il suo Rambo. E anche allora puzzava più di merda che di sudore. (Franco Dimauro)


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