Mercoledì, 3 Luglio 2013

Oblivians - Desperation (2013)

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È il 28 giugno. Prima di partire per le vacanze, col cofano già pieno di tanta di quella roba che poi ne userai la metà, mi spettino col nuovo disco degli Oblivians e mi riconcilio col rock‘n’roll e le chitarre. Roba di cui mi accorgo di aver pieni non solo gli scaffali. Sono in una fase di rigetto. E non è colpa di nessuno. Infilo un disco dietro l’altro e non me ne va bene manco uno. Poi magari sento Sammy Davis Jr cantare Mr. Bojangles e mi commuovo, come è successo ieri l’altro. Sto invecchiando. Ma non credo di essere l’unico. Non trovo quello che cerco. Anzi, peggio, non mi va nemmeno più di cercare. Mi sono impigrito, sto mettendo pancia, alle sette del mattino guardo Peppa Pig e alle otto ascolto Il Ruggito del Coniglio quando prima non mi svegliavo senza due caffè e una doppia dose di Stooges e Ramones, non compro più riviste di musica, ho eliminato Dangerhouse dalle pagine preferite di Explorer, mi viene duro solo quando è inevitabile. E la cosa più brutta è che dopotutto non ci sto neanche tanto male. Del resto quando tento di ascoltare cosa hanno da dire i miei vecchi eroi (cazzo ne so, David Bowie, Iggy Pop, i Dropkick Murphys, Mark Lanegan, gli Oblivians), li trovo invecchiati quanto me. Forse anche di più. Desperation, dicevo, mi riappacifica col calore bianco delle chitarre. Ma il vecchio spirito del rock’n’roll non abita più ne dentro me ne’ dentro le canzoni degli Oblivians. Non fraintendetemi, si tratta di un disco dignitoso. Che fa sempre il solito rumore di ferraglia, magari stavolta di ferraglia arrugginita. Dentro c’è tanto, ma tanto Ramones (I‘ll be gone, Pinball King, Oblivion, Little War Child, Desperation). Ma ci sono pure i Devo hardcore di Run for Cover, i Wire sfilacciati di Fire Detector e i Gories convulsi di Em. E, ovviamente, c’è il rock‘n’roll lercio degli Oblivians, guardati spesso attraverso la lente dei Reigning Sound. Legittimo che alla trentunesima riga vi state chiedendo come sia alla fine, questo atteso ed inaspettato rientro in scena dei signori Oblivians. Ma è molto più probabile vi siate fermati prima. Io sono andato fino in fondo invece. E, onestamente, una demo crampsiana come Mama Guitar (un pezzo inciso da Andy Griffith, morto proprio mentre gli Oblivians registravano l’album) me la sarei pure risparmiata. Perché va bene il rock‘n’roll, va bene il chiasso, va bene Cochran beatificato e seduto alla destra del Padre, va bene il punk schiavo di Memphis e va bene pure la mia demenza senile ma se il tentativo era stupirmi, è stato un tentativo fallito. Ah! Quasi dimenticavo! Com’è? È come una donna quando non batti chiodo da un mese. Ti sembra di vedere l’Eden e invece magari era solo l’Abissinia. (Franco Dimauro)



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