Mercoledì, 18 Settembre 2013

The Primitives - Lovely (1988)

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Tutto quello che non era stato possibile cantare, mentre Psychocandy stuprava i nostri canali uditivi, diventò canticchiabile nell’aprile del 1988, quando nei negozi di dischi arrivò il debutto dei Primitives di Coventry. Sixties-pop e rumore, accenni di banghra beat e abbecedario punk della scuola dell’obbligo sotto il braccio della bella signorina Tracy Tracy, biondina rientrata dall’Australia appena in tempo per diventare la Debbie Harry dell’indie-pop inglese. Carne tenera e bianca da mostrare sul banco frigo di Top of The Pops. Negli anni in cui ogni band inglese diventa subito grande, i Primitives diventano i più grandi di tutti, o quasi. Lovely, inciso dopo una raffica di singoli ad innesto rapido, rappresentò la parafrasi primaverile del post-punk autunnale di Jesus and Mary Chain. Tracy soffia sulle nuvole nere del cielo dei fratelli Reid ed ecco venire fuori il sole dei Teletubbies. Pa-pa-ppa-ra, Tu-ru-tu-tu, Na-na-nah, Sha-la-la-la-la, Ta-ra-ta-ta, Woo-pa-pa-ra, Pe-re-ppè-ppè: tutto lo scibile del bubblegum pop viene sciorinato in trentacinque minuti. Chiaro che a noi musoni con il cuore avvolto dagli spolverini e i piedi chiusi negli anfibi non piacesse più di tanto. Noi che si odiava le copertine dei Beach Boys, ora dovevamo immaginare di fare il surf sulle acque chete del fiume Avon. Noi che l’unica Traci che si tollerava di “signorile” aveva solo il cognome, non potevamo sopportare di patteggiare per una smorfiosetta agghindata come Madonna quando aveva da poco perso la verginità. A risentirlo dopo un quarto di secolo in questa tracotante versione della Cherry Red in doppio cd rimane la convinzione che non avessimo sbagliato a spegnere radio e tv quando i Primitives passavano da quelle parti. Però diventa patologicamente comprensibile, ora che qualcuno di noi si è pure laureato, come fosse facile contrarre il contagio ascoltando canzonette come Crash, Carry me home, Thru the flowers, Spacehead, Nothing Left, Dreamwalk Baby, Stop Killing Me, Buzz Buzz Buzz. Il tempo scagiona tutti. Vedrete che grazieranno pure me. (Franco Dimauro)



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