Mercoledì, 13 Novembre 2013

Recensione: Linton Kwesi Johnson - Bass Culture (1980)

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Un autentico capolavoro dub/reggae che ti assorbe lentamente. Traccia dopo traccia. Ascolto dopo ascolto. Anno dopo anno. Un album che va piano, ma che picchia forte nell’intimo, stanando sogni e impavide passioni che si propagano attraverso il ritmo della poesia. Episodi apparentemente fatui e senza nerbo, ma infinitamente rivoltosi e trascinanti come i versi di Inglan is a bitch e Street 66 che srotolano armonie insinuanti e fremiti di un reggae visionario. Brani che narrano di discriminazioni, di soprusi razziali e di esecrabili dispotismi di cui fu vittima proprio il giamaicano Linton Kwesi Johnson in terra britannica. Alla stregua dei Clash, che gettarono un ponte tra la musica bianca, i ritmi caraibici e la cultura dei neri britannici, l’emigrato LKJ (grazie anche alla regia di Dennis Bovell) con questo disco pose le basi culturali per quel genere musicale che negli anni a venire sarĂ  definito “Bristol Sound”. Vitale come il battito del cuore! (Luca D’Ambrosio)

Articolo pubblicato sul N. 1 del 2005 di Musicletter.it - PDF



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