Mercoledì, 27 Novembre 2013

Recensione: Ivan Segreto - Porta Vagnu (2004)

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Porta Vagnu è l’esordio discografico di Ivan Segreto, valente musicista cresciuto nel profondo sud d’Italia. Porta Vagnu è il nome di una delle cinque porte d’accesso a Sciacca, cittadina che ha dato i natali al ventinovenne pianista siciliano. Porta Vagnu non ha niente a che vedere con il rock. Porta Vagnu è un disco che suona tra il jazz e la musica leggera italiana. Porta Vagnu è un lavoro intimo e personale che si colora di accenti popolari e di delicate ritmicità tropicali. Porta Vagnu sa essere colto e raffinato senza mai uscire dai limiti. Porta Vagnu è levigato ma sufficientemente inebriante, penetrante quanto superficiale. Porta Vagnu è il caldo che arriva, il sole che tramonta, il cuore che palpita. Porta Vagnu è l’amore per l’arte. Porta Vagnu è il coraggio delle idee. Porta Vagnu è un lungo viaggio che conduce a Milano, dove Ivan perfeziona gli studi di pianoforte, di contrabbasso e di tromba. Porta Vagnu è il sogno che diventa realtà. Porta Vagnu è un sorriso sulla strada del ritorno. Porta Vagnu è gioia e malinconia. Porta Vagnu è il respiro affannoso dell’estate che brucia. Porta Vagnu è un canto libero e suadente. Porta Vagnu è la passione per Miles Davis, Herbie Hancock, Paolo Conte, Vinicio Capossela e Antonio Carlos Jobim. Porta Vagnu è l’inizio. Porta Vagnu è una splendida canzone dialettale scritta dallo zio Nino. Porta Vagnu è il ricordo che c’è. “Porta Vagnu, la porta di lu munnu.” (Luca D’Ambrosio)

Recensione pubblicata su ML - n. 14 del 13 luglio 2005