Mercoledì, 27 Novembre 2013

The Lemonheads - Hate your friends / Creator / Lick - reissue (2013)

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Subito dopo i ragazzi incazzati di Minneapolis (Grant Hart, Paul Westerberg, Bob Mould, Dave Pirner) e appena prima dei ragazzi incazzati di Seattle (Kurt Cobain, Eddie Vedder, Tad Doyle, Layne Staley) c’erano stati i ragazzi incazzati di Boston: J Mascis, Frank Black, Peter Prescott, Evan Dando. Ragazzini di buona famiglia deviati dall’hardcore, perennemente insoddisfatti, annoiati dal lusso, sfiniti dall’ozio. Finiranno tutti a tagliarsi le unghie e a ingrassarsi di torte di mele. Ma all’inizio, quando la loro adolescenza premeva da dentro, correvano carichi di accidia come i dannati nella quarta cornice del Purgatorio. Per Evan Dando e i suoi Lemonheads sono gli anni che vanno da Laughing all the way to the cleaners a Lick, tutti adesso ristampati dalla irreprensibile Fire Records. Ovvero, dalla prima versione di Glad I don‘t know del giugno ‘86 alla seconda, aprile 1989. Oppure, per capirci, dal momento in cui Evan, Ben Deily e Jesse Peretz scoprono il punk (anche quello minore, come quello dei neozelandesi Proud Scum di cui rifanno I am a rabbit) al momento in cui Dando abbandona i vecchi amici e decide di non incazzarsi più, neppure quando Cobain gli ruba il trono di re delle collage radio. Proprio il posto dove il biondo di Boston aveva sempre sognato di stare, sin da quando passava le notti con gli occhi sui libri del liceo e le orecchie sintonizzate sulle “orge” della Harvard Radio Broadcasting. Hate your friends, il debutto su grande formato, li presenta come i più credibili eredi del punk esistenziale dei Replacements, con Dando e Deily intenti a spartirsi il compito di autori e vocalist, come succedeva nell’ altra grande band di Minneapolis. Un disco pieno di piccole gemme di powerpop imbottite di rumore punk su cui svettano Nothing True, Don‘t tell yourself, Fed Up (per Evan) e Fucked up, Second Chance e Uhhh (per Ben). Capiente il bagaglio delle bonus tracks incluse nella nuova ristampa, alcune già pubblicate nella reissue del 1992 (Sad Girl, Buried Alive, Gotta Stop), altre del tutto inedite (il set per la WERS del 1987 con una feroce cover di Sick of you degli Users) più la convincente cover di Mod Lang dei Big Star pubblicata sull’introvabile Crawling from Within. Creator si apre come il primo Black Sabbath. Raccapricciante, detto così, ma del resto è il periodo in cui la band mette pezzi come N.I.B. e Hatin’ Spores in repertorio. Non saranno le uniche cover a fare il tormento e la fortuna di Evan Dando, come tutti sanno. Su Creator ad esempio se ne affacciano un paio firmate Charles Manson e Kiss ma il tono generale dell’album è già molto meno sprezzantemente punk mentre i pezzi scritti da Dando riduce la forbice che separa la sua scrittura da quella di J Mascis (Clang Bang Clang, Die Right Now) e Ben Deily prepara il terreno per quello che saranno i Lemonheads della fase vincente con le chewing gum soffici di Sunday, Live without, Postcard e Falling. Le bonus tracks riesumate per la riedizione Fire vedono una nuova esibizione della band dietro la cabina insonorizzata dalla WERS di Boston. Dopo Creator, i Lemonheads cominciano sempre più a diventare un affare privato per Evan Dando. Anzi, un suo pseudonimo. L’album che documenta lo scontro tra Evan e Ben è Lick, pubblicato nel 1988 o nel 1989 (dipende dalla tiratura che vi ritrovate in casa) e registrato proprio mentre si consuma la battaglia di ego: un cocktail poco alcolico allungato con parecchie dosi di seltz per permetterne la pubblicazione come album completo visto che i due sono riusciti a malapena a completare cinque delle undici canzoni della sua scaletta definitiva (come confermato nell’intervista aggiunta tra le bonus). Il disco contiene alcune delle canzoni-simbolo dei Lemonheads come il jangle molto Peter Buck che apre Mallo Cup, la volgare invettiva di Cazzo di Ferro (i Rokes che planano su un riffone hard-cock) e la cover di Luka di Suzanne Vega che istituzionalizza Evan come eroe delle college-radio americane e delle stazioni di regime altrove. Il meglio di un disco che raggiunge a malapena la sufficienza è però quello che è stato dimenticato, seppellito da tonnellate di altra musica: l’eco Cheap Trick che si può avvertire sparando a tutto volume 7 powers, Ever e Come Back D.A. A cercare di rendere Lick un disco poco più che mediocre ci pensano le bonus a corredo che prevedono l’intero primo EP, le B-Sides di Luka e qualche traccia dal vivo. A quel punto, i Lemonheads sono alla frutta. Evan Dando passa alle spremute. (Franco Dimauro)



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