Lunedì, 28 Aprile 2014

Recensione: No Strange - Armonia Vivente tra Analogie e Contrasti (2014)

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Ogni qualvolta arriva un disco dei No Strange, mia moglie sa che la attendono giorni pesanti. Giorni in cui le distrazioni, già eccezioni alle regole d’ascolto che mi impongo davanti a ogni disco, sono rigidamente bandite. Giorni di volumi esagerati che rendano giustizia al flusso di suoni che vengono giù una volta aperte le cataratte della psichedelia dei No Strange. Giorni di telefoni spenti, di televisori muti, di porte chiuse. Giorni di appuntamenti mancati e di colloqui disattesi. Barricato come un Sandokan nascosto tra i cespugli della giungla malese mi appresto dunque all’ascolto di Armonia Vivente tra Analogie e Contrasti, secondo lavoro del nuovo corso dei No Strange, aprendo il vaso di Pandora che schiude un mondo incantevole ed incantatore dove convivono musica etnica, folk Canterburyano, avanguardia prog, psichedelia onirica, lievitazioni kraute. Un puzzle caleidoscopico che fa tesoro delle esperienze più intransigenti della musica contemporanea (dal primo, prezioso Franco Battiato all’ipnosi elettronica di Terry Riley, dalle gelide visioni cosmiche dei Tangerine Dream alle risonanze mistiche di Ravi Shankar, dalla psichedelia etnica dei Kaleidoscope alle ambientazioni sintetiche degli Ash Ra Tempel) per costruire un suono che è fantascientifico e spirituale allo stesso tempo, un samsara circolare che si dipana lungo sedici tappe che creano un sistema autopoietico, in perenne trasformazione e ridefinizione di se stesso. Armonia Vivente tra Analogie e Contrasti è dunque disco concettuale e privo di accondiscendenze al facile ascolto, marcato da una trascendenza che fa a pugni con i bisogni meramente biologici di cui ci nutriamo quotidianamente, gli unici che per pigrizia ci ricordiamo di soddisfare. Ad accrescere e prolungare il piacere dell’ascolto, alla versione digitale sono state aggiunti quattro reperti di lontanissima memoria (Rainbow, You, Tribe from another world, Lisergic Tomahawk) che, seppure con i mezzi di fortuna dell’epoca, quadrano il cerchio con un modello di percezione psichedelica mai tradita dal gruppo torinese. (Franco Dimauro)



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