Martedì, 29 Aprile 2014

Recensione: The Highspeed V - Demented R&B (2014)

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Le belve primitive, è risaputo, amavano divorarsi tra loro. A qualsiasi latitudine. Fu così anche in Svezia, nell’era preistorica del neogarage anni Ottanta. E così, se gli Highspeed Five “divorarono” in qualche modo i Crimson Shadows, finirono per essere a loro volta inghiottiti dagli Stomachmouths e dai Wylde Mammoths. La storia degli Highspeed Five si consumò quindi in pochissimi mesi, bluffando sull’età dei musicisti (Jens e Niclas ringiovaniranno rispettivamente di quattro e di un anno tra un disco e l’ altro, Stellan invecchierà precocemente di quattro anni e Henrik addirittura di ventiquattro mentre Mats resterà un sempiterno diciottenne) e riservandosi un posto tra le meteore anziché tra le stelle del firmamento del garage punk svedese. A raccogliere le poche ossa lasciate, ci pensano i paleontologi della Groovie con questo Demented R&B che mette insieme tredici brani che cercavano di riadattare il maniacale rhythm‘n’blues nord-europeo che proprio in quel periodo si sostituiva nel cuore degli appassionati, grazie al lavoro di “estrazione” delle raccolte Trans-World Punk, all’ormai metabolizzato suono beat garage americano che aveva dominato nel biennio precedente e che era stato a sua volta scandagliato da Jens Lindbergh e Henrik Orrje con i Crimson Shadows. Gli Highspeed V ne davano una rilettura adeguatamente scompigliata e deragliante (Baby, French Blues, I will make), fitta di giungle Diddleyane in cui echeggiano le urla di scimpanzè come Pretty Things e Outsiders. Dunque se eravate e siete attratti dalle pellicce di mammuth più che da quelle sintetiche, l’acquisto di Demented R&B è un atto dovuto. (Franco Dimauro)



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