Lunedì, 29 Giugno 2015

Recensione: No Strange - Universi e Trasparenze (2015)

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No Strange è, ancora una volta, il punto dove Oriente e Occidente si annodano, corteggiandosi senza ferirsi. Mirabile esempio di dedizione e coerenza, il gruppo torinese arriva a celebrare il trentennale del suo debutto discografico con un nuovo viaggio psichedelico di mistico fulgore ed elevazione sensoriale che è parimenti un omaggio ai maestri che ne hanno in qualche modo ispirato l’avvio. Le particelle cosmiche di Popol Vuh, Nice, Le Stelle di Mario Schifano, Terry Riley, La Monte Young vengono incamerate nel serbatoio e rilasciate nello spazio dopo un trattamento reverente ma a tratti anche personale (come nelle rivisitazioni di Dawn e Susan Song) che ne restituisce l’essenza accarezzandone le forme e preservandone la memoria. La sensazione, rinnovata ancora una volta, di trovarsi all’interno di un circolo esclusivo ogni qualvolta si poggi la puntina tra i solchi di un disco dei No Strange fa ovviamente parte del gioco di scrematura naturale che sono necessarie a certe musiche per filtrare con abilità sciamanica le orecchie predisposte a varcare la soglia da quelle obbligate ai giochi dei pudori formali, proprio come fu per i grandi esploratori della musica degli anni Sessanta e Settanta. Un approccio del tutto antitetico a quello ammiccante suggerito ad esempio dai “viaggi organizzati” del bhangra pop che tanti turisti traghettò sulle rive del Gange un ventennio fa. La musica dei No Strange è disadorna di quella modernità abbagliante e lavora su una concezione di espansione e di immersione che è del tutto dissimile da quello di fusione e sovrapposizione che fece l’effimera fortuna di quel movimento musicale e di meteore baluginanti come Kula Shaker o Cornershop. Universi e trasparenze è dunque l’ennesimo capolavoro che verrà incensato (in quale altro caso potremmo usare questo termine in maniera più appropriata? N.d.A.) dalla critica e celebrato come un rituale esoterico da chi preferisce non galleggiare in superficie. Mai! Gli altri si arrendano pure alle correnti come corpi che hanno già deciso di essere sarcofagi in balia delle onde. (Franco Dimauro)



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