Giovedì, 13 Agosto 2015

Intervista ai piemontesi Mau Mau, quelli che vengono da lontano.

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Attivi fin dagli inizi degli anni ’90 e con alle spalle una Targa Tenco nel 1993 come miglior opera prima per Sauta Rabel, i piemontesi Mau Mau in vent’anni di world music hanno saputo incantare il pubblico di ogni nazione attraverso una mistura magica di ritmi, melodie e parole. In occasione della loro prossima esibizione all’Ariano Folkfestival 2015, ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con Luca Morino, voce e chitarra della formazione. Buona lettura.

Intervista ai Mau Mau di Alessandro Riva
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Nell’aria gira la notizia di un nuovo disco proprio a fine estate. Sul palco dell’Ariano Folkfest quindi ne avremo un assaggio?
Sì, stiamo lavorando da tempo a un nuovo album e ci sarà anche un assaggio nel nostro concerto all’Ariano Folkfestival. “La grande pianura” e “Mais” sono i pezzi in questione, ma potrebbe anche esserci qualcos’altro.

Se non erro l’ultimo disco è “Dea” e risale al 2006. Poi alcuni singoli tra cui “Mare Nostrum” però dobbiamo ancora attendere per un nuovo disco di inediti in studio. Come mai avete aspettato tanto?
Sia io che Fabio amiamo e lavoriamo con la musica da prima della formazione dei Mau Mau. Le idee non ci mancano, ma quando abbiamo sentito che la creatività “Mau Mau” stava venendo a mancare abbiamo deciso che era meglio seguire altre strade. Non abbiamo mai inciso un album per poi fare un tour ma per un’urgenza creativa.

Voi che tanto cantate il sociale. Oggi c’è crisi in Italia e anche tanta crisi del disco. Il vostro punto di vista? Reazione o rassegnazione?
La crisi del disco non corrisponde esattamente a quella dei musicisti, almeno dal punto di vista creativo. Ho la macchina piena di CD (ormai i CD sono un supporto vintage, si fanno ancora ma solo per promuoversi, non per vendere) che mi vengono dati girando per concerti. Cose interessanti, vive, magari difficili da essere inserite nella programmazione di una radio commerciale anche se non esistono solo quelle… Tuttavia il paesaggio dell’airplay italiano è effettivamente cupo. È da lì che si dovrebbe partire…

C’è una strana alchimia che non capita sempre di vedere ma certamente con voi è successo. Ci sono canzoni che nel tempo invece di invecchiare e perdere di riscontro attuale acquistano solo forza di verità. Una tra tutte, secondo me, è “Ritmo Politico”. Secondo voi per quale ragione accade?
Grazie per questa considerazione. È strano, qualche giorno fa dopo un concerto in Sicilia mi ha detto la stessa cosa… Sai, scrivere testi vuol dire respirare l’aria intorno a te e poi vedere cosa riesci a filtrare attraverso una penna e un foglio… Il nostro primo semplicissimo pezzo che abbiamo scritto, “Tera del 2000”, sembra scritto ieri perché esprime valori inossidabili ma perennemente e tuttora a rischio, quale la sopravvivenza del Pianeta.

L’Italia da una parte e quelli che vengono da lontano dall’altra. Voi rappresentate, se vogliamo, la faccia musicale di un certo tipo di contaminazione etnica, immigrazione e mescolanze. Secondo voi, che ne avete spesso fatto musica, l’Italia sarà capace di contaminarsi nonostante questi confini così poco ospitali?
L’Italia è già abbondantemente contaminata, se vogliamo dare a questa parola un’accezione positiva. Non esiste la “cultura in purezza”, chi lo dice ignora i fatti e la storia.

E parlando sempre di contaminazione. Da quella Targa Tenco a oggi. I Mau Mau come si sono contaminati? Cosa sono diventati e cosa stanno inseguendo?
Come dicevo, stiamo vivendo una nuova forma di contaminazione, magari un po’ più sottile di quando mettevamo insieme le nostre liriche con i ritmi brasiliani (la ola e il samba reggae, per esempio). In questo momento ci interessa molto l’incontro culturale del nostro Nord con il nostro Sud. Ciò che avvenne 50-60 anni fa con l’immigrazione si sta per alcuni versi ribaltando. A Torino si fanno corsi di pizzica salentina. Abbiamo bisogno di riconoscerci in qualcosa. Se togli “la testa e la coda”, come diceva una pubblicità, l’Italia è un Paese bellissimo e gli italiani un popolo incredibile. Basta attraversare il Paese lentamente, con un treno “freccialenta” piuttosto che con un volo low cost. Uno dei nostri pezzi nuovi si intitola non a caso “8000 km”…



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