Venerdì, 9 Ottobre 2015

Alessia Luche: i colori sgargianti di un sound decisamente americano (intervista)

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Mi ero già pronunciato in merito all’esordio di Alessia Luche. Un disco disegnatole in larga scala e su misura spulciando tra le pagine storiche del soul americano e di quel ineluttabile sapore da Big Band senza mai tralasciare l’Italia della bella canzone al femminile a cui ci ha abituati Giorgia (tanto per citarne una) e al futurismo elettronico mai troppo invadente. La bella voce di Alessia Luche non poteva passare inosservati per Eugenio Ciuccetti e Raffaele Rinciari, non poteva scivolare agli occhi della Bazee Records che mette a segno un altro bel colpo. Così, mi fermo a farvi leggere questa bella chiacchierata con la Luche. Buona lettura.

Intervista ad Alessia Luche di Alessandro Riva
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Esordio ormai consumato e ricco di esperienza. La prima grande cosa che hai scoperto vivendo da vicino la scena indie italiana.
Innanzitutto lavorando a un progetto musicale la prima grande cosa che si scopre è la vastità di persone che lavorano per te e con te, il “cast del film” insomma, che magari il pubblico da fuori non riesce a vedere. Per il resto ci si accorge di quanti giovani musicisti indipendenti ci siano in giro e di come sia complicato farsi largo e trovare un proprio posto al sole. Ma se il progetto è valido si possono sicuramente ottenere risultati sempre più importanti.

Dischi e poi musica live. Che storia ci puoi raccontare? Oggi l’Italia e il suo sistema discografico è capace di accogliere nuove proposte come la tua?
Come ho detto sopra, la concorrenza è tanta e gli spazi pochi. Ma come dimostra la mia esperienza, se ci sono la passione, l’impegno e naturalmente la fiducia nel proprio talento, una strada per emergere la si può ancora trovare. Da questo punto di vista credo che i live siano fondamentali per giudicare correttamente le qualità di un cantante e del suo lavoro. Cantare dal vivo è tutta un’altra cosa dal registrare in studio. Ha un altro sapore. Solo ascoltando i vecchi dischi in vinile ormai si può ritrovare almeno in parte quel gusto della “diretta”.

Secondo te, obiettivamente, che distanza e che differenza c’è tra te e una qualche altra esordiente che però finisce sui grandi schermi? È questione di produzione, di bravura o di altro?
Dipende da tanti fattori. E ci sono aspetti positivi o meno in tutti in casi. Godere della grande visibilità che ti offre ad esempio un talent show è di per se una cosa molto importante. Un grande trampolino di lancio. Però un artista credo che vada giudicato nel tempo. Non sempre un picco improvviso di successo e popolarità si traduce poi in una carriera lunga e soddisfacente. Anche io naturalmente ambisco ad avere un pubblico sempre più vasto che apprezzi la mia voce. Ma la cosa più importante per me rimane poter cantare e poter essere orgogliosa di ciò che canto. Non per un mese o un anno ma per tutta la vita.

Alessia Luche e la Bazee Records. Artista ed etichetta sono ormai connubi difficili da trovare. Come vedi quindi l’autoproduzione, soluzione a cui spesso tanti si dedicano?
L’autoproduzione è sempre più spesso un’esigenza. Sia perché le grandi case discografiche sono spesso inaccessibili ai giovani artisti, sia perché è forse l’unica strada che oggi ti consente di conservare la propria “libertà” espressiva senza dover rendere conto a nessuno. L’ideale forse sarebbe che i due mondi (quello delle major e quello degli artisti indipendenti) trovassero un modo per comunicare di più.

Tirando le somme in questi primi mesi da esordiente italiana. Pensi che se fossi stata in altri paesi la tua vita artistica avrebbe avuto altri sviluppi?
Certamente sarebbe stato differente. All’estero la musica in generale, e quella emergente e indipendente in particolare, è molto più apprezzata e in qualche modo incentivata. Qui se dici di fare il cantante o il musicista devi quasi giustificarti come se in fondo non fosse una cosa seria, una strada possibile. Resta il fatto che io sono italiana e, anche se canto pure in inglese, mi piacerebbe poter arrivare alle persone che vivono nel mio Paese.



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