Lunedì, 9 Novembre 2015

Come funziona la musica? La risposta di Marco Iacampo

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Prendendo spunto dal libro di David Byrne, “Come funziona la musica”, abbiamo pensato di rivolgere una domanda (che poi sarà sempre la stessa) a diversi artisti della scena indipendente italiana per meglio comprendere, attraverso i loro punti di vista e le loro esperienze personali, l’attuale situazione della musica soprattutto in Italia. Una domanda aperta che lascia a ognuno degli intervistati libertà di risposta e analisi.

Per questo primo appuntamento abbiamo contattato Marco Iacampo, cantautore veneto con alle spalle alcuni progetti musicali (GoodMorningBoy ed Elle) e tre album a suo nome (Marco Iacampo, Valetudo e Flores), che non ha perso tempo e ci ha risposto con slancio e puntualità. Buona lettura.

Come funziona la musica? La risposta di Marco Iacampo
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Parafrasando il titolo del libro di David Byrne e tenendo conto della tua personale esperienza, come funziona la musica oggi e quali sono le prospettive, soprattutto in Italia, per chi come te ha intrapreso questo mestiere da molti anni e per chi si appresta a farlo?

Come dici bene, la musica è un mestiere prima che un lavoro, di questo bisogna rendersene conto. Per imparare un mestiere c’è bisogno di grande passione. Un mestiere è una cosa che influenza la tua vita, nel bene e nel male. Ma soprattutto nel bene, perché penso che se il mestiere è declinato a quelle che sono le proprie caratteristiche personali è esattamente la forma migliore nella quale stare a questo mondo.

Detto questo, il “lavoro” che ci sta dietro non è semplice, anche perché la musica “mestiere” è stata soggiogata per molti anni a quelle che sono le regole del mercato e della cultura imposta. Ma penso che come per ogni cosa di cui l’uomo abbia veramente bisogno ci sarà sempre modo per nuove forme di adattamento.

Sono per il recupero del ruolo sociale della musica. Vorrei che la musica tornasse a veicolare la conoscenza e non i pareri. Siamo subissati di pareri in musica. Vorrei si tornasse a condividere la musica e non a viverla nelle solitudini e nelle camerette. Vorrei si tornasse a fare musica dalla strada, dove le persone si incontrano e dove si incontrano i linguaggi, quelli fisici, non solo quelli scritti o virtuali. Vorrei che la musica tornasse a essere una questione sociale e non discografica. Solo così, con il recupero del ruolo, ci sarà la dimensione giusta per i musicisti e gli artisti in generale.

Un consiglio? Serve un motivo. lo dico da musicista, perché un “motivo” fa la canzone. lo dico da uomo, perché un motivo dà valore alle proprie azioni, anche quelle che appaiono fredde e calcolate, che riguardano il “business” della musica. È il modo migliore di unire mestiere e lavoro e dissipare le matasse.

Marco Iacampo

Leggi cosa hanno risposto gli altri musicisti

Il video di Palafitta, brano estratto da Flores.