Giovedì, 19 Novembre 2015

Intervista ai Lohren: quando un video gira bene.

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La ricetta dei Lohren è presto detta. Giovani, belli, seducente ingenuità e quella freschezza che manca in troppi angoli della creatività musicale di questo paese. Un duo, quindi anche facilmente gestibile, musica elettronica a suon di bit digitali da tastiera e computer. Probabilmente un software per automatizzare ogni singolo sforzo. E poi la voce di lei che non ha troppo da invidiare a quelle di successo della scena indie. Una cover famosissima che quasi non si riconosce tanto è stata personalizzata. Un video semplice ma ben ideato, ben montato, senza l’ausilio di chissà quale effetto scenico. Una qualità per niente esoterica o professionale, ma ci troviamo esattamente davanti quello che non c’è al 90% dei casi: l’utilizzo corretto, intelligente e di gusto dei mezzi che abbiamo sotto mano ogni giorno. Questo per me è qualità. Ecco l’esordio dei Lohren che lascia presagire un bel disco in arrivo questo febbraio. Buona lettura.

Intervista ai Lohren di Alessandro Riva
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Partirei da una mia sensazione, e chissà che sia vera. Lohren quanto vuole attingere alla Loren del cinema? E quanto cinema ci sarà nella vostra musica?
Ci dispiace tantissimo deludere le tue sensazioni, che sono plausibili visto le nostre apparenti origini italiane. Però, il nostro vero idolo e fonte di ispirazione è un altro ed è anche un nostro lontano parente: Max Lorenz, grandissimo tenore tedesco che ha cantato a New York, Vienna, Berlino, Salisburgo e Bayreuth per tutta la prima metà del ‘900. Ci dà molta forza e ci aiuta ad andare avanti con la sua storia commovente perché pur mancando di taluni dei requisiti vocali e tecnici del “tenore eroico”, godette di molta notorietà come interprete di Wagner e Strauss. Piuttosto ci sarà tantissimo cinema più per l’immaginario dei testi, descrittivi e molto soggettivi, che per un’ispirazione iconografica.

“Sfiorivano le viole” è conosciuta ma non così tanto. Ci sono molti successi di Gaetano, come di altri, che rappresentano un’icona. Questa notorietà un po’ velata che ha il brano è stato un fattore determinante per la scelta?
“Sfiorivano le viole” è senz’altro uno dei brani meno “sfruttati” di Rino Gaetano. Riarrangiare una canzone è una grande responsabilità perché mantenere l’essenza stravolgendo l’immaginario dei suoni e dell’armonia può essere molto rischioso. È stato uno dei primi brani di repertorio, ci ha accompagnato fin dal liceo e ci fa piacere esordire con un pezzo così importante per noi. In fin dei conti potevamo scegliere una hit del momento e ottenere più visualizzazioni, però abbiamo scelto di andare sul sentimentale.

L’idea di arrangiamento? Dove nasce e da cosa prende spunto? Un caso o uno studio ben mirato?
I suoni scelti da Rino erano già molto all’avanguardia per l’epoca, noi li abbiamo assimilati e portati a oggi. Le idee di arrangiamento provengono da molto lontano nel tempo per quanto possano sembrare attuali. Abbiamo scelto di rispolverare un’antico sapore del jazz delle origini, prendendo spunto dalle ritmiche danzanti della second line di New Orleans, che hanno dato vita tempo dopo all’hip hop. Il contrabbasso è il motore del pezzo, ritmico e corposo. I suoni di tastiera sono la novità, ma solo perché sostenuti da questa ritmica molto rap anni ’90. Quindi sì, c’è stato uno studio dietro, che però una volta sancito ci ha dato la possibilità di dare sfogo a pieno all’impulsività creativa e istintiva.

Il disco che verrà? Un aggettivo per darcene un’anticipazione?
La tracklist non è ancora ben definita. Abbiamo molti brani pronti e altrettanti in cantiere. Siamo appena entrati in studio di registrazione e speriamo di lavorare in modo preciso e veloce così da poter uscire il prima possibile. Dare un aggettivo all’album è strano perché “Ogni scarafune è bello a mamma soja”. “Fresco”. Forse non è l’aggettivo più adatto, ma è il primo che ci viene in mente.



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