Martedì, 15 Marzo 2016

Recensione: Misero Spettacolo - Porci, Pecore e Pirati (2016)

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Ecco che lascio girare il nuovo disco del progetto cantautorale guidato dalla penna, dalla voce e dall’anima di Beppe Tranquillino. Ci ritroviamo nei territori angusti della bella canzone d’autore italiana, quella che fa politica in senso nobile del termine, quella che muove le coscienze e per loro si immola a bandiera di onestà e di sano futuro. Una voce scura e intima, quella di Beppe, che ci aveva abituati con le scritture non certo facili ma comunque di un certo successo se pensiamo anche ai risvolti televisivi che la sua carriera e la sua musica ha avuto in passato. Questo nuovo disco poi, per non farla affatto amabile e open source, sviluppa e decanta, in una chiave del tutto concreta e in un linguaggio assolutamente personale, il pensiero sociale di Pier Paolo Pasolini. Che poi, non a caso, sono le iniziali del titolo del disco, ma anche i personaggi, le figure retoriche che li inseguono e quel modo popolare di intendere la musica, quella di tutti, insomma. E poi ancora i testi: impegnati, costruiti e curati nei significati più che nella musicalità, dove si parla di futuro, di ricchezze, di decisioni compromesse e compromessi accordi, del controllo delle masse, di edonismo e consumismo. Quell’Italia tanto decantata in “Petrolio” di Pasolini che qui risuona in un rock tinto di pop con venature spesso progressive. Un album che non è affatto destinato a un consumo di sottofondo, ma che va ascoltato, assorbito e in qualche modo vissuto e studiato. Come a dire, bambini, fate attenzione, questo è un disco che scotta. (Alessandro Riva)

Intervista a Beppe Tranquillino (Misero Spettacalo) di Alessandro Riva
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Musica e testi. Un disco che sembra dare maggiore importanza ai testi che non alle musiche. Sbaglio?
Sinceramente spero proprio non traspaia questa considerazione. Senza dubbio diamo grandissima importanza ai concetti che vogliamo raccontare e quindi prestiamo molta attenzione alla cura dei testi. Questo anche perchè se non avessimo nulla da dire dialetticamente o da raccontare, canteremmo “la la la la” o faremmo musica strumentale. Altrettanta cura, però in realtà, poniamo nelle musiche, nel cercare di vestire i testi semioticamente (parlo di semiotica musicale), sottolineando concetti e semiologia, nel ricercare melodie, nell’esecuzione strumentale e negli arrangiamenti spesso un po’ elaborati e cervellotici. Musica e testi viaggiano per noi su due binari che devono intersecarsi continuamente per poter esistere… due binari che immaginiamo un po’ come la rappresentazione grafica della struttura del DNA! Del resto la musica è per noi parte del nostro DNA!

Musicalmente è molto vario. Dal pop leggero a qualche venatura di prog, passando ovviamente da stili prettamente rock. Come mai questa varietà di mood?
Per diverse ragioni in realtà. Sicuramente perchè siamo dei fruitori di musica e musicisti a 360°. Adoriamo, ascoltiamo e suoniamo tanta e differente musica: dal rock al prog, passando per la classica e il folk, elettronica e jazz… e molta altra musica passa per le nostre orecchie e corde. Inevitabilmente le canzoni nascono così, istintivamente e con delle radici forti piantate in un’idea precisa. Poi si vestono di colori e arrangiamenti spesso pensati per rafforzare concetti e semiotiche musicali, per l’appunto come dicevamo prima. E poi ci piacciono tantissimo i dischi vari, circensi, estroversi, dove ogni canzone provi ad avere un mood differente, abbia una sua identità precisa e sia un’esperienza ricca e completa a sé stante.

La vera chiave di lettura è il pensiero pasoliniano. Come mai la scelta di tradurlo in musica? Come mai lui e non altri?
Più che tradurre in musica il pensiero pasoliniano, il nostro è stato un lavoro ispirato e molto affine al pensiero di uno dei più grandi intellettuali che l’Italia abbia mai conosciuto. Non abbiamo meditato la scelta. Anni fa mi era stata proposta una colonna sonora per un progetto cinematografico su Pasolini. In quell’occasione ho riscoperto il suo pensiero e me ne sono reinnamorato trovandolo molto affine al mio e al nostro. Poi il progetto cinematografico si è arenato e tutte le idee e i pensieri elaborati sono confluiti in “Porci, Pecore e Pirati” in modo del tutto naturale. Perchè lui? Perchè il suo pensiero è stato profetico, perchè è ancora molto “più moderno dei moderni”, perchè ancora innovativo, eterodosso, particolarmente acuto, rivoluzionario, critico e autocritico. E poi, in realtà, nel nostro disco non c’è solo Pasolini ma anche molti altri autori filosoficamente vicini a lui. Scavando tra le righe troverete Camus, Huxley, Orwell e molti altri ancora.

Finalmente un nuovo video. Credo che la scelta non poteva che cadere su “PPP”. Come mai questa scelta?
“PPP” è senz’altro un brano molto strano e diverso, insolito per la nostra musica, forse un brano poco radiofonico ma che amiamo in particolar modo. Sicuramente rappresenta in più aspetti la filosofia del pensiero che percorre tutto il disco: c’è cinismo, un pizzico di teatro-canzone, denuncia, pensiero pasoliniano, ci sono porci, pecore e pirati, c’è una melodia mantrica ossessiva, c’è rabbia e ironia. E poi ci piaceva l’idea di presentare un disco intitolato “Porci, Pecore e Pirati”, ispirato al pensiero di Pier Paolo Pasolini e riletto in chiave Misero Spettacolo, con un primo singolo dal titolo “PPP”.

Mi colpisce molto “Mozy”. Bellissima! Una bella preghiera di salvezza. A chi ti stai rivolgendo?
Ti ringrazio tanto. Mi fa molto piacere che ti sia arrivata come una “preghiera” perchè in parte si tratta di una vera e propria preghiera disperata. In realtà piena di rabbia e allo stesso tempo dolcezza. Racconto di un amore incondizionato, vero, carnale, istintivo, immenso, privo di sovrastrutture borghesi. Poi parlo di una notte d’inferno, di lacrime, di occhi disperati. Mi rivolgo a “Mozy”, a tutto il mondo, a chi ha disrutto il mio immenso, a chi potrebbe ancora salvarsi e a chi si è perso.

Per chiudere questa chiacchierata ti lancio un’ispirazione per un’analisi. Potremmo dirlo forte: aveva ragione lui!
Ebbene sì! Possiamo dirlo forte e scriverlo a caratteri cubitali. Però aveva ragione anche nel credere che i pirati (quelli veri, pensatori eterodossi e rivoluzionari) avrebbero prima o poi ammutinato la nave, riaperto le vele e ricominciato a navigare.



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