Mercoledì, 30 Marzo 2016

Recensione: Zio Felp - Pace Amore e Bombe Carta (2016)

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Procediamo in direzione ostinata e concorde. Mi fermo a digerire con gusto e voracità il nuovo disco di Zio Felp studiando quel che dice la didattica in materia di hip hop e - quindi - rap: dal classic style in odore di old school rap al raggamuffin fino a tutte le declinazioni indie del caso. Quello di Zio Felp è un rap adolescenziale (in senso anagrafico, ovviamente) e ciò che racchiude questo suo nuovo disco dal titolo Pace Amore e Bombe Carta è rabbia, malinconia, amore, ma anche tantissima rivoluzione, come se fosse un provetto Zulù (soprattutto nel modo di giocare con la voce e di produrre questo lavoro).

E il risultato è un disco di scuola antica e di antichi principi, in cui Zio Felp mette a nudo la su anima e che con il brano Cambia, nel 2015, è riuscito a raggiungere anche il gradino più alto del podio del Festival di Piombino. Però, bisogna dirlo, il disco in sé non è foriero di rivoluzioni stilistiche, tuttavia mette in luce una metrica serrata, dentro melodie accattivanti e con testi assolutamente intelligenti e rime azzeccate. Tutto questo fa di Pace Amore e Bombe Carta un lavoro piacevole. (Alessandro Riva)

Intervista a Zio Felp di Alessandro Riva
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“Pace Amore e Bombe Carta”. Ovvero, per riconquistare la nostra pace dobbiamo scendere in piazza a fare la rivoluzione?
“Pace Amore e Bombe Carta” è pura protesta. Non basta solo scendere in piazza. In primis, dobbiamo avere tutta la rabbia che c’è in questo disco per conquistare la pace.

Parli spesso di uno stile puro dell’hip hop. Cosa vuoi intendere di preciso?
Col tempo purtroppo l’hip hop vero è andato scemando. I testi sono vuoti e si pensa più a far ballare le fighette che a far riflettere. I soldi hanno manipolato tutto ed è diventato più un business che un movimento di protesta.

Zio Felp e tantissimi artisti italiani di fama. Il ricordo più importante di vita vissuta sul palco?
Non ho fatto tanti grandi palchi, ma ogni singolo live è per me una esperienza straordinaria per cantare, tanto in un localetto con quattro amici quanto in una piazza con 20mila persone.

L’hip hop come musica sociale. Oggi secondo te cos’è diventato?
L’hip hop, come ho detto prima, ora è diventato uno schifo. In pochi siamo rimasti a crederci davvero e a fare le cose col cuore. Adesso l’hip hop si fa col portafoglio e questa non è una cosa bella.

L’hip hop di Zio Felp, allora, cosa vuole diventare? Oppure, pensi gli manchi qualcosa?
L’hip hop di ZioFelp è un hip hop scritto da un ragazzo che racconta di sé stesso e che è diventato un hip hop dove le persone si rispecchiano. E questo già mi basta.

Dal vivo, la formazione è sempre la solita? Mc + Dj?
Sempre! Anche se non ti nascondo che ho avuto persino un gruppo con gli strumenti, ed è stato bellissimo! Credo accadrà ancora, grazie alla collaborazione con un’altra band del roster della SKE! Entertainment, i Paperwalls. Ma non nascondo che il DJ è la figura fondamentale.



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