Domenica, 14 Agosto 2016

Come funziona la musica? La risposta di Manuel Agnelli (Afterhours)

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Continua la serie di risposte per la nostra rubrica dal titolo Come funziona la musica? Dopo Iacampo, Umberto Maria Giardini, Amerigo Verardi, Teho Teardo, Cesare Basile e Marino Severini, è la volta del leader degli Afterhours Manuel Agnelli che, tra una tappa e l’altra del tour di presentazione del nuovo e bellissimo album Folfiri o Folfox e le registrazioni delle puntate di X Factor 2016 di cui è giudice, ha trovato il tempo di risponderci in maniera chiara e appassionata. Buona lettura. (La redazione)

Come funziona la musica? La risposta di Manuel Agnelli degli Afterhours
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Parafrasando il titolo del libro di David Byrne e tenendo conto della tua personale esperienza, come funziona la musica oggi e quali sono le prospettive, soprattutto in Italia, per chi come te ha intrapreso questo mestiere da molti anni e per chi si appresta a farlo?

Cercare di riassumere il mondo musica in poche parole oggi è quanto mai problematico. Diciamo che è un blob in continuo movimento e molto poco definito. La tecnologia detta più regole di quanto non facessero una volta le trasformazioni di costume e quelle sociali. Lo svantaggio è che ci sono pochi o nessun vero grande punto di riferimento professionale e artistico. Il vantaggio è che non ci sono punti di riferimento professionali e artistici!

C’è una grande libertà espressiva potenziale perché il sistema è quasi collassato e le piccole lobby che lo sostenevano e lo limitavano, cercando di controllarlo, hanno perso di centralità. Non più un solo genere di riferimento per stagione, una sola verità, ma tante piccole scene o tante differenti identità nello stesso periodo di tempo. È un momento drammatico ma per questo molto stimolante perché aperto al cambiamento dopo anni di stagnazione.

Imprenditorialmente poi la libertà ideale è davvero totale ed esiste lo spazio per poter creare e inventare tanti nuovi “sistemi”, anzi sta già succedendo da un po’. Definire le prospettive per chi ha iniziato anni fa o per chi inizia adesso è davvero molto difficile però, proprio perché nessuna strada che poteva funzionare in passato funziona altrettanto bene oggi e perché scegliere una direzione professionale unica può portare a investire sforzi e idee in qualcosa che si può trasformare in obsoleto e inefficace in pochissimo tempo.

Direi che la chiave di tutto, professionalmente parlando, è la flessibilità: la capacità e la disponibilità ad adattarsi velocemente, possibilmente in maniera attiva, cioè partecipando senza troppi traumi al cambiamento se non addirittura proponendolo. Creativamente e artisticamente al contrario credo che sia fondamentale non perdere l’identità e quindi non seguire i trend, ma definire sempre più la propria personalità rendendola unica e distinguibile. Non per forza originale, ma forte e inconfondibile.

Il più grande vantaggio della crisi, come dicevo sopra, è che ha quasi ucciso la regola di una tendenza alla volta (per quanto fosse affascinante e divertente…) e aperto alla possibilità di contaminazione totale fra i generi. Questo rende il periodo che stiamo vivendo in potenziale uno dei più interessanti degli ultimi 20 anni.

Manuel Agnelli

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