Venerdì, 30 Settembre 2016

Recensione: Pixies - Head Carrier (2016)

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Nel nuovo album dei Pixies c’è di nuovo Kim Deal. E sarebbe davvero una notizia, se ci fosse in carne, ossa e strumento. Invece Kim c’è solo fra le liriche di All I Think About You Now, il pezzo che vede la sua sostituta Paz Lechantin cimentarsi per la prima volta come autrice, rendendo omaggio a chi al gioco dell’allegra reunion non crede più. A crederci ancora siamo rimasti noi, inguaribili nostalgici che ignoriamo che la felicità ha forma circolare mentre la vita scorre in linea retta, intersecandone la circonferenza solo per un breve tratto.

Eccoci dunque sotto le nuvole di Head Carrier ad aspettare che piova. Inzuppandoci fradici quando viene giù un temporale, come su Baal’s Back, urlando un In Hoc Signo Vinces quando fra le nuvole scorgiamo una grossa X fumante, come quella apparsa in California ormai quarant’anni fa (Um Chagga Lagga), cantando a squarciagola sotto la pioggia battente quando il ritornello si fa presso (Talent, Plaster of Paris, Classic Masher) ricordandoci che per un breve attimo della nostra vita abbiamo amato anche band come Nada Surf o Tripping Daisy e ne abbiamo cantato canzoni del tutto simili a queste, ma i Pixies erano una febbre del tutto diversa che raramente prenderemo di nuovo, nonostante si rimanga sotto la pioggia per più di mezz’ora. (Franco Dimauro)



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