Mercoledì, 26 Ottobre 2016

Come funziona la musica? La risposta di Nada

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Come funziona la musica? Questa volta a dircelo è Nada Malanima, una delle cantautrici più trasversali, geniali e appassionate della musica d’autore italiana. Una donna e una musicista mai banale che ha sempre saputo guardare oltre lo sterile steccato della popolarità e del convenzionale. La sua risposta ne è l’ennesima dimostrazione. Buona lettura.

Come funziona la musica? La risposta di Nada
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Parafrasando il titolo del libro di David Byrne e tenendo conto della tua personale esperienza, come funziona la musica oggi e quali sono le prospettive, soprattutto in Italia, per chi come te ha intrapreso questo mestiere da molti anni e per chi si appresta a farlo?

Confusa e senza idee mi comporto da cinese e in attesa di capire rispondo con delle domande al meraviglioso David Byrne: la musica deve essere la conseguenza creativa di quello che l’artista veramente è, con il rischio così di generare una prospettiva, che al momento potrebbe non avere una funzione?

In altre parole, nell’atto della creazione il musicista deve tenere presente il variopinto gusto del pubblico o scegliere di stare sempre e solo al servizio di una propria e indipendente forma artistica? Ma forse la domanda vera è: oggi, in Italia, che uso se ne fa della musica? A cosa serve? Ha valore solo in un’immediata funzione di mercato?

In attesa di risposte che non ho, saltiamo la funzione e prendiamo la prospettiva, che immagino intenda la divulgazione della musica che nasce di notte davanti all’elettronica di un computer, al pianoforte o con una chitarra oppure ancora nelle cantine, nei pub, nelle stazioni dei metrò, nei club dove gruppi di ragazzi e ragazze imparano che la cosa più difficile è trovare un proprio suono, così come nella pittura si cerca il proprio segno.

Ma questa è la musica in prospettiva, del futuro, e non funziona con l’adesso, come invece accade per la musica antica che diventa buona con la divertente fatica di rinvigorimento che si fa per cambiare le foglie, mantenendo però ben salde le radici. No, anche questa non va! Non ha una funzione immediata, perché è musica di prospettiva e normalmente è accompagnata dalla frase: “Sei troppo avanti!”

È solito nei vecchi critici musicali o nei giovani discografici confondere il futuro col passato, o viceversa. Ciò vuol dire essere fuori tempo, né battere né levare. Ma anche in questo caso non ho risposte, anche se qualcosa mi dice che oggi la musica funziona se è per il subito e se non c’è interesse per la prospettiva.

Un’ultima domanda: ma perché la musica deve essere creata per avere una funzione o una prospettiva? Forse non ce ne deve fregare nulla! E mi viene da dire, semplicemente, che fare musica serve solo al musicante per stare in pace con se stesso. Perché io faccio musica? Perché mi fa stare bene! E sempre in attesa di capire, non tengo mai conto della sua funzione e della sua prospettiva.

Nada

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