Venerdì, 10 Marzo 2017

Recensione: Spidergawd - IV (2017)

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Prosegue a ritmi serrati la sequenza zeppeliniana degli album degli Spidergawd, filiazione dei Motorpsycho giunta al quarto album in quattro anni, dimostrando una fertilità produttiva e un livello di eccellenza pari a quelle del gruppo madre.

IV è, ancora una volta, un album potentissimo. Non so bene come funzionino le cose lì fuori, nel vostro mondo di classifiche, festival, rimpatriate, stadi gremiti per l’ennesima reunion dei Deep Purple e ristampe di tutto il ristampabile, fosse anche un disco uscito due anni fa ma gli Spidergawd hanno le carte in regola per piacere davvero a un mare di gente. Dai nostalgici del grunge a quelli che ancora rimpiangono le belle stagioni del Monsters of Rock, da chi stravedeva per i Cult a chi si faceva il blowback mentre ascoltava i Monster Magnet, da chi ama i QOTSA a chi ancora aspetta che A Perfect Circle e Tool caghino finalmente il loro Chinese Democracy.

La voce di Per Borten cresce in potenza disco dopo disco, così come il taumaturgico groviglio di riff che pesca a piene mani dal certo hard-blues degli anni Settanta, dal classico heavy metal degli anni Ottanta e dallo stoner degli anni Novanta diventando una sorta di super-parodia trasversale di tutto il rock più duro. Manca stavolta l’azzardo, il tentativo di fermare le biglie per disarticolare un po’ il gioco, la voglia di aprire un varco nel muro di cinta annichilente che il quartetto norvegese ha costruito attorno a Trondheim e che ha assunto le dimensioni della Muraglia Cinese. Però resta sempre un gran bel sentire, quando il suono degli Spidergawd spinge le membrane come un clitoride pronto a squirtare. (Franco Dimauro)



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