Mercoledì, 5 Aprile 2017

Recensione: Blonde Redhead - 3 O’Clock EP (2017)

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Le ore tre giapponesi sono l’equivalente delle ore cinque per l’Inghilterra e per quanti hanno adottato il medesimo angolo di 150° per sorseggiare pigramente il loro tè. È la stessa indolente pigrizia pomeridiana e post-prandiale che avvolge le quattro canzoni di questo extended play dei Blonde Redhead, tutte mollemente accucciate dentro un morbido utero di ovatta. Piccole intermittenze elettroniche, nuvole placide di archi (quelli dell’American Contemporary Music Ensemble) sospinte da discreti soffi di ottoni, squarci bucolici di una natura che asseconda servizievole il sonno del Dio Pan riverberando l’eco del suo stesso flauto.

3 O’ Clock indugia fattivamente in quella ricerca della soave bellezza che è diventata una prerogativa del terzetto italo-giapponese e che è riuscita a coniugare con destrezza il dream pop occidentale, la library music di cui l’Italia dei fratelli Pace fu maestra negli anni Settanta e lo Shibuya kei che fu invece dominio del Giappone di Kazu Makino. Musica per sonorizzare i rifugi antiaerei. Per proteggere occhi ed orecchie dalla devastante miseria del mondo che passa là fuori. (Franco Dimauro)



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