Venerdì, 21 Aprile 2017

Recensione: Ananda Mida - Anodnatius (2016)

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Non so esattamente da dove vengano. So che sono italiani. Ma che potrebbero pure non esserlo. Ma quello che so con certezza è che hanno fatto un disco strepitoso. Suonato e registrato come Dio ordina. E pieno di grandi canzoni, gonfie di umori 70’s come una sanguisuga che è stata a ciucciare per settimane sul corpo di qualche grande band di quella stagione.

Che possono essere i Free, i Ten Years After o i Lynyrd Skynyrd o cento altre. E che si accosta senza sfigurare per nulla ai dischi delle tante band che a quel sound forgiato essenzialmente sulle chitarre si sono ispirati, dagli Atomic Bitchwax ai Dead Meadow ai Masters of Reality, agli Spidergawd.

Tutto suona incredibilmente tridimensionale dentro questo esordio degli Ananda Mida. Gli intrecci tra chitarre e sezione ritmica sono tentacoli che vengono a torcerti il collo fin sul divano o ovunque cazzo ti trovi mentre passa sullo stereo Anodnatius, che suona come una tempesta stoner appena placata, con l’azzurro che comincia a fare capolino tra i fumi e la gallina tornata in su la via che ripete il suo verso. E gli uccelli fan festa. Pure i nostri. (Franco Dimauro)



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