Lunedì, 29 Maggio 2017

Recensione: La Differenza - Il Tempo Non (D)Esiste (2017)

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Devo dire che ero fermo a vecchi passaggi di questa band abruzzese che di sicuro ricordiamo per il loro successo sanremese del 2005. Oggi un nuovo disco, il quinto se non erro, dal titolo Il tempo non (D)Esiste tanto per giocare con le parole e con quello che sarà il leitmotiv dell’opera tutta. Non un semplice “altro” solito disco di cover o di omaggi o di ricordi - chiamatelo un po’ come meglio credete. Quello de La Differenza è un restyling di vecchi capisaldi che - credo per la loro carriera e cultura personale - sono stati significativi allo scopo di divenire gli artisti che sono.

I punti di forza sono sostanzialmente due: nuovi arrangiamenti che di quando in quando si azzardano anche a stravolgere l’originale facendo quasi sempre ricorso a soluzioni elettroniche, e il secondo è chiamare in studio gli autori stessi, la loro voce, la loro featuring. Sono cresciuto con Sole spendo dei Timoria e qui la riascolto con il duetto di Omar Pedrini in una reggae version, quasi urban, quasi digital tribal con suspance ambientali di pad e voci corali che quasi mi riportano ai Bee Gees (chissà che non era proprio quello l’intento).

Caratteristica e famosa (per palati fini) l’eccentricità di Faust’o con la spettacolare Oh oh oh, quasi una Contessa alla Decibel, eclettica ed esaustiva che i nostri condividono con Alberto Fortis che per come l’hanno cantata sarebbe stata molto meglio in bocca a Edoardo Bennato che invece ritroviamo nella sua Tira a campare con cui il disco si apre ed è decisamente il brano più attinente alla realtà e ai dettami pop, non a caso è stato scelto come singolo di lancio con un bel video che troviamo in rete.

Sottolineiamo l’inedito dal titolo Molecolare un digital pop tra berliniane tinture da discoteche, in bilico tra una saccente scrittura dei Subsonica e cocktail di grattaceli stellati che però mi cerca maggiore potenza di suono nell’inciso e comunque mi colpisce la scrittura della strofa soprattutto. Altra menzione di merito è la chiusura con Le Louvre che sinceramente non conoscevo e a quanto scopro si tratta di una hit dance scritta da Enrico Ruggeri - che ovviamente ritroviamo qui a duettare con Falcone.

Il bellissimo intento di arrangiare nuovamente un disco che prevedo fosse sintetico in ogni sua parte e con la cassa portante in primo piano (sarà la scusa per andarlo ad ascoltare) qui prende una veste orchestrale, intrisa di mistero e di fiabesche tinture di pastello. Che poi la voce di Ruggeri in questo mood molto epico ci sta sempre bene. Chiudo così il mio breve racconto del disco de La Differenza, non svelo gli altri numerosi artisti famosi che troviamo nelle featuring e vi lascio con la curiosità di un lavoro che a quanto pare del tempo in se non si cura e dimostra come la musica resiste e non desiste alla vecchiaia.

Il nuovo inedito lascia ben sperare ma il mio augurio è che ci sia maggiore spinta propulsiva nel suono che forse, per qualche ragione, è sempre venuta a mancare da loro almeno nella mia piccola esperienza di ascolto della loro musica. Ovviamente posso sbagliare, di certo l’inciso di Molecolare è bello, intelligente e accattivante. Doveva schizzare oltre le casse di questo salotto invece di restar fermo tra le bottiglie della credenza. Bellissima scrittura. (Alessandro Riva)



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