Giovedì, 8 Giugno 2017

Recensione: Fabio Criseo - Avrei voluto essere Lapo Ercane (2017)

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Questo disco par essere più un esperimento che un prodotto d’arte e di ispirazione. Per quanto l’arte e l’ispirazione siano rintracciabili ovunque in questi sette inediti. Di certo l’errore immediato è quello di scambiare questo disco come una bella prova amatoriale di cantautorato popolaresco. Be’, diciamo che è difficile pensarla diversamente, anche basandosi sull’apporto fotografico e sulla qualità del videoclip in rotazione. Poi, e questo ahimè è qualcosa che faranno pochi, ho cercato di restituire al mio ascolto un’altra chiave di lettura.

Insomma, se al popolaresco sostituisco popolare e se al minimalismo estetico sostituisco l’importanza del messaggio crudo allora penso di non stare affatto lontano da tantissimi altri dischi della scena indie che si pregiano il lusso di stonare e di usare suoni distorti e malamente mixati. In questo caso la produzione di Fabio Criseo è si ridotta ma non all’osso bensì all’essenziale. Ed è anche ben mixata e ben equilibrata.

Avrei voluto essere Lapo Ercane sfida l’ascolto e l’ascoltatore fin dal titolo iniziale che ci lascia aspettative di ilarità e di follia strumentale, ed invece troviamo un pop alla romana stile Mannarino (che quindi rimanda alle origini di Rino Gaetano). Troviamo la verità. Ecco cosa rende giustificato il bisogno di essere essenziali. Non serve altro da dire quando il messaggio da veicolare è la verità. Ovviamente la propria (s’intenda). Belle melodie e begli arrangiamenti, per un lavoro che cita il potere costituito, il popolo italiano e da anche una pettinata ai nuovi famosi della gioventù contemporanea.

Fabio Criseo fa anche del pop un po’ estivo e un po’ da spiaggia con Nina 100 ore - e quasi quasi mi chiedo questo brano come si insinua nella filosofia di questo disco. Bellissima Che caldo che mi teletrasporta immediatamente nelle console come il Commodore 64. Perché? Be’, ascoltatela ragazzi. Ma ascoltate tutto il disco. Un disco assolutamente particolare e strano. Quindi non fate l’errore di fermarvi alla buccia. Andate oltre… (Alessandro Riva)



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