Martedì, 18 Luglio 2017

Todays Festival 2017: le schede dei protagonisti con il programma dei concerti | News

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Per non farvi arrivare impreparati a uno dei festival italiani più interessanti ed emozionanti dell’anno, abbiamo deciso di ricordarvi il programma completo del Todays Festival 2017 con tutte le schede dei protagonisti.

Tre giorni di concerti e dj set, dal 25 al 27 agosto, dal grande appeal artistico che trasformeranno la bellissima Torino, città d’arte e cultura italiana, già capitale del regno d’Italia, come il luogo perfetto della scena musicale alternativa e indipendente. (Johhny Vinile)

PJ HARVEY (Venerdì 25 agosto, sPAZIO211, h.20:30, ticket)
La regina indiscussa del rock PJ Harvey arriva a torino in data unica italiana con l’acclamato album “The Hope Six Demolition Project”: dopo il successo di “Let England Shake” (disco vincitore del suo secondo Mercury Prize nel 2011) rock, sperimentazione, poesia, narrazione, storia e teatro si fondono in questo nono album della sua carriera, eletto tra i migliori album 2016 da un’infinità di magazine mondiali come Mojo, Uncut, The Guardian, NME, Washington Post oltre ad aver raggiunto la vetta nelle classifiche inglesi e aver ricevuto nomination ai Grammy e Q Awards. “The Hope Six Demolition Project” trae ispirazione dai numerosi viaggi intrapresi da Harvey, che, nel corso di un periodo di quattro anni, ha viaggiato tra il Kosovo, l’Afghanistan e gli Stati Uniti. È stato registrato alla Somerset House, il centro culturale più importante di Londra, dove Harvey, la sua band, gli ingegneri del suono e i produttori Flood e John Parish, hanno lavorato a tutte le fasi del disco in uno studio di registrazione appositamente costruito dietro ad un vetro per consentire al pubblico di osservare ciò che succedeva all’interno. Nella sua lunga carriera PJ Harvey ha collaborato con numerosi dei musicisti più rilevanti degli ultimi decenni: da Tom Yorke a Nick Cave, da Tricky a Bjork, da Howe Gelb ai Violent Femmes. Ha lavorato al fianco di Josh Homme (Queens of the Stone Age) in ‘Desert Sessions’ e di Mark Lanegan nel suo album solista ‘Bubblegum’. Ha inoltre scritto, registrato e prodotto l’album “BeforeThe Poison” di Marianne Faithfull nel 2004 e contribuito alle musiche di numerose colonne sonore tra cui quelle per la prestigiosa serie della BBC “Peaky Blinders”, per il film di Julian Schnabel “Basquiat”, per ‘The Cradle Will Rock’ di Tim Robbins e per la serie cult ‘Six Feet Under’. PJ Harvey non è solo una musicista, è trionfo nel trionfo! (Ufficio stampa Todays)

RICHARD ASHCROFT (Sabato 26 agosto, sPAZIO211, h.21:30, ticket)
Nel ventesimo anniversario del grande successo mondiale “Bitter Sweet Symphony”, Richard Ashcroft, il leggendario diamante folle del britpop, carismatico e affascinante leader dei Verve, fa il suo ritorno per una unica data italiana, con la sua musica, la sua sfacciataggine, il suo modo unico di scrivere e cantare che lo ha reso uno dei cantautori più prodigiosi e importanti della sua generazione. Oggi quarantacinquenne, con un nuovo look e rinnovata consapevolezza, non perde la voglia di dire la propria e il sound deciso ed energico nel suo ultimo album “These People”, segna un grande ritorno al passato, alle magiche atmosfere di successi come “The Drugs Don’t Work” , “A song For the Lovers” e “Bitter Sweet Symphony”, ballate e testi che fotografano l’oggi come pochi sanno e vogliono fare. Dopo mesi nella Top 200 Album Chart, spettacoli tutti sold out nel mondo, la partecipazione al Festival dell’Isola di Wight, il vincitore dei Brit e dell’Ivor Novello Award, nominato ai Grammy e agli NME Awards Best British Male Artist 2017, suonerà a TODAYS le sue hit storiche, le canzoni con i Verve, e il suo album “These People” che lo conferma uno degli autori delle più belle pop song di fine secolo. Rispettato da Noel Gallagher che gli dedicò uno dei brani più intensi degli Oasis “Cast No Shadow”, stimato da Chris Martin dei Coldplay con il quale ha duettato sul palco del Live8, l’ex-frontman dei Verve, per molti ancora oggi quel ragazzo dal volto scavato e dalla pelle bianchissima che su Mtv cantava “è la vita, sei schiavo dei soldi e poi muori” in quel fortunato video in cui tirava dritto su un marciapiede di Londra urtando contro chiunque incontrasse lungo la strada, ha dichiarato di sentirsi oggi un “moderno trovatore” che mette sul tavolo riflessioni sulla società “malata, nichilista e votata alla guerra” in cui viviamo. “Out of my body” e la canzone dove appare la frase-manifesto del disco, “libero dal controllo, come piace a me”. (Ufficio stampa Todays)

BAND OF HORSES (Domenica 27 agosto, sPAZIO211, h.23:00, ticket)
La band di Seattle capace di aggiornare tutto il dna della tradizione nordamericana in cinque album e una decina di anni, i Band Of Horses si sono guadagnati la fama di essere una delle più solide band di rock del pianeta, fautori di quella hit che fu ed è “The Funeral”, saranno a TODAYS in data unica italiana per presentare l’ultimo acclamato album “Why Are You Ok” prodotto da Jason Lytle (Grandaddy) con Rick Rubin (da Rolling Stone definito il “produttore più importante degli ultimi 30 anni”) e la collaborazione con J Mascis dei Dinosaur Jr nel brano “In a Drawer”. Sin dagli esordi nel 2006 con il loro primo LP “Everything All The Time” pubblicato della casa discografica americana Sub Pop, i Band of Horses si sono affermati come un pilastro dell’Indie Rock e nell’arco di un decennio hanno realizzato quattro bellissimi album, tra cui il nominato ai Grammy Awards come “miglior album di musica alternative” Infinite Arms e Mirage Rock, vincitori del Music Award for International Album of the Year, le loro canzoni indimenticabili come “No One’s Gonna Love You” e “The Funeral” (inserita da Pitchfork tra le migliori canzoni degli anni 2000) sono state utilizzate in diversi film e note serie televisive di successo, ed hanno girato il mondo sul palco con mostri sacri del rock come Pearl Jam e Neil Young. Folk, rock, indie, country, southern, persino un pizzico di soul bianco, il “bearded rock” dei Band Of Horses è ricco di sfumature e riesce a creare in modo credibile, con semplicità e sincerità, dei collegamenti spazio-temporali tra epoche musicali differenti, miscelando un’attitudine grezza e istintiva, probabile eredità del grunge, a una sapiente e fruttuosa ricerca della melodia. “Why Are You OK” si mantiene su livelli elevatissimi di assuefazione, merito delle grandi capacità vocali/interpretative di Bridwell e di ottimi arrangiamenti orecchiabili ma di classe, una debordante esplosione rock! (Ufficio stampa Todays)

THE SHINS (Domenica 27 agosto, sPAZIO211, h.21:15, ticket)
The Shins, la band americana originaria del Nuovo Messico, plurinominata ai Grammys, arriva finalmente in Italia per la prima volta in una unica data nazionale a TODAYS per presentare il nuovo album “Heartworms”. “Stare in una pop band è la cosa più stramba e priva di senso pratico che uno possa fare”, la frase è di James Mercer, fondatore degli Shins, icona del pop alternativo dei 2000 che fondò The Shins nel 1997. Nel 2001 escono il bellissimo singolo “New Slang” (inserita nella colonna sonora del film “La mia vita a Garden State” del noto attore Zach Braff di Scrubs) e il disco “Oh, Inverted World”, sapiente miscela di melodie sixties pop, lisergia anni settanta e lo-fi indie anni Novanta, divenuto presto un caso della musica indipendente vendendo oltre 1 milione di copie ed entrando tra i 100 Best Albums degli anni 2000 per Rolling Stone e Pitchfork. I successivi dischi debuttano tutti in cima alla Billboard Charts, e riaffermano la levatura di The Shins come una delle band più significative del nuovo millennio, fino al precedente “Port of Morrow” descritto dalla stampa di tutto il mondo come un trionfale ritorno! Il nuovo album ‘Heartworms’ è la sublime mescolanza di tutto ciò che ha caratterizzato finora il percorso dei Shins: un album centrato, mai banale ma al contempo mai esagerato, che dosa sapientemente le loro tante anime dal country all’indie rock, con evocativi intervalli dal sapore tribale e dalla fascinazione squisitamente pop, un album coeso, che definisce un genere, caratterizzato dalla voce distintiva di James Mercer e dalla sua capacità melodica a livello compositivo. Nessun dubbio sul fatto che i Beatles avrebbero sbavato su canzoni come New Slang, né che i Beach Boys sarebbero orgogliosi di Girl Inform Me, se oggi le barriere tra indie e mainstream si stanno dissolvendo, è merito di personaggi come James Russell e i suoi The Shins. (Ufficio stampa Todays)

MAC DEMARCO (Venerdì 25 agosto, sPAZIO211, h.22:00, ticket)
Il cantautore e polistrumentista canadese, reduce dal successo dei suoi due album precedenti, e già vincitore del Polaris Music Prize e Juno Awards come artista rivelazione dell’anno, arriva a Torino per presentare il nuovo lavoro “This Old Dog”, uscito il 5 maggio, conferma definitiva del suo ormai indiscusso talento che lo ha consacrato definitivamente nell’olimpo delle nuove star. Mac DeMarco è un personaggio cult, per la sua musica, ma anche per l’immagine che da di sé: due anni fa al Playhouse di Montreal prese in giro gli U2 cantando Beautiful Day completamente nudo. Rolling Stone dice di lui “Un ragazzo della generazione selfie con il cuore all’indie rock degli anni ’90”, “Il suo è un fresco jungle pop che altrimenti andrebbe alla deriva a causa di armonie fuori luogo e un utilizzo dell’organo che ha la dolcezza di un bulldozer” (SPIN). Fin dall’inizio appare chiaro che questo nuovo album, pieno di nuovi trucchetti e di echi di James Taylor e Paul Simon, affonda le radici su una base synth più di qualunque altro precedente lavoro, ma Mac sta ben attento a non permettere che questa base oscuri gli altri strumenti o comprometta il mood unplugged dell’album, di certo il più intimo, familiare e essenziale fino a oggi. “Questo è il mio album acustico, ma non è davvero un album acustico. È però ciò che si percepisce per lo più. Io sono italiano, perciò immagino che questo sia un album di rock italiano”. Secondo il prestigioso settimanale inglese NME Mac DeMarco è tra i musicisti più attesi del 2017.
Insomma, DeMarco a 26 anni non poteva pretendere di più. (Ufficio stampa Todays)

PERFUME GENIUS (Sabato 26 agosto, sPAZIO211, h.20:15, ticket)
Controverso cantautore pop e autore di album di rara e redenta bellezza tra i piu toccanti degli ultimi anni, Mike Hadreas, aka Perfume Genius, annuncia il suo ritorno in Italia per una unica data a Torino per presentare il suo nuovo quarto album “No Shape” che si candida ad essere uno dei dischi dell’anno: mix di musica sacra, r&b, art pop, krautrock e ‘queer soul’ da inni epici. A tre anni di distanza dall’acclamato “Too Bright” (contenente la bellissima “Queen”, accolta con entusiasmo dalla critica aggiudicandosi la nomina di Best New Music di Pitchfork), il nuovo disco “No Shape” è stato pubblicato il 5 Maggio su Matador Records e registrato a Los Angeles con il produttore Blake Mills (collaboratore di Alabama Shakes, Fiona Apple, John Legend), anticipato dal singolo epico “Slip Away”, da cui è estratto il bellissimo videoclip diretto da Andrew Thomas Huang collaboratore di Björk: una narrazione fantasmagorica di un dipinto che prende vita raccontando l’intimo rapporto fra due gemelle, una delle quali è interpretata da Perfume Genius. Lo strumento prediletto da Hadreas è il pianoforte su cui compone brani tremendamente sinceri: la sua musica è delicata, commovente e al tempo stesso surreale e magnifica, in grado di commuovere e trascinare l’ascoltatore in un mondo che non ha nulla di dolce, fatto di perversione, vizio, amore e vendetta. Un concerto di Perfume Genius va contro ogni stereotipo, osando e alternando le sue performance vocali con esecuzioni più imprevedibili e teatrali: tutte le sue canzoni sono gioielli, momenti splendidi, cristallini, espressione di un talento e di una delicatezza rari. Delicatezza dietro cui si cela un artista capace di rinascere dalle proprie ceneri fatte di oscurità, discriminazione, stupri in famiglia, droga, e di risplendere fieramente, meritatamente, finalmente. Attraverso la sua musica Mike continua a problematizzare certi ideali di mascolinità e dare visibilità alla comunità LGBTQ: i suoi testi e le sue performance lo metamorfizzano definitivamente nel nuovo campione androgino degli anni 10. I cuori sussultano! (Ufficio stampa Todays)

TIMBER TIMBRE (Domenica 27 agosto, sPAZIO211, h.20:00, ticket)
Timber Timbre, la creatura del compositore e musicista canadese Taylor Kirk, giunta alla ribalta grazie ai precedenti acclamati album come Creep on Creepin’on e Hot Dreams, e all’inserimento di diversi brani nelle colonne sonore di serie cult come The Walking Dead e Breaking Bad, torna in Italia a TODAYS per presentare l’ultimo album ‘Sincerely, Future Pollution’ pubblicato il 7 aprile via City Slang e anticipato dai bellissimi singoli ‘Sewer Blues’, ‘Velvet Gloves & Spite’ e ‘Grifting’. Se gli album precedenti avevano fatto guadagnare loro due nomination ai Juno Awards e un posto nella Polaris Music Prize, questo nuovo album è uno splendido susseguirsi di suoni cinematici, tenui reminiscenze eighties, improvvise e fluttuanti aperture pop, squarci chitarristici con la voce di Kirk sempre protagonista di un universo gotico amplificato da innesti di pattern elettronici e sintetizzatori, asserviti a una scrittura che continua a rimanere su livelli di eccellenza assoluta. Come pochi altri al mondo, nel corso degli anni Timber Timbre hanno dimostrato di saper raccontare con uno stile unico le complessità emotive dell’uomo, le sue depravazioni e le sue ossessioni. E se “Hot Dreams” affascinò per quel suo tono noir di scrivere delle pulsioni umane, questo nuovo “Sincerely, Future Pollution” compie un ulteriore e sorprendente passo avanti nella narrazione del lato oscuro presente in ognuno di noi. Il nuovo “Sincerely, Future Pollution” parla soprattutto dell’attuale condizione politica e sociale. È il suono della rassegnazione e della desolazione più totale, suoni e parole che provengono direttamente dalle viscere di una metropoli. Un album sospeso tra sogno e realtà, che ci conduce ad atmosfere inquietanti, in uno spazio senza tempo in cui la tradizione americana del passato viene costantemente citata e reinterpretata. Il racconto del caos dei nostri giorni malati non poteva essere più affascinante di così! (Ufficio stampa Todays)

GIOVANNI TRUPPI (Venerdì 25 agosto, sPAZIO211, h.19:30, ticket)
Giovanni Truppi è nato a Napoli nel 1981, ora trapiantato a Roma. Ha pubblicato tre dischi: C’è un me dentro di me (CinicoDisincanto/CNI 2009), Il mondo è come te lo metti in testa (I Miracoli-Jabajabamusic/Audioglobe 2013), GIOVANNI TRUPPI (Woodworm/Audioglobe 2015). Nel 2015 è stato ospite del Premio Tenco dove ha ricevuto il Premio Nuovo Imaie per la migliore interpretazione; sempre nel 2015, ad Aprile, è stato Artista del Mese su MTV Italia per MTV New Generation. Ha collaborato con Antonio Moresco per la scrittura della canzone Lettera a Papa Francesco I ed ha partecipato come chitarrista alle registrazioni dell’ultimo disco di Edda. Giovanni Truppi è interprete di una canzone d’autore imprevedibile, obliqua, complessa, provocatoria, irriverente, profonda, diretta, sincera. Una forma canzone che prende idealmente l’auto per andare a un concerto di Adam Green dopo aver terminato una lezione su Keith Jarrett, magari ascoltando le bestemmie dissacranti di Gianfranco Marziano che arrivano dall’autoradio. Tre dischi, una sfilza lunghissima di attestati di stima e apprezzamento dai colleghi musicisti e un tour di oltre 300 date in cui ha alternato una formazione in full band a concerti in piano solo, con un proprio pianoforte da lui stesso progettato e costruito, unico al mondo, ottenuto modificando un piano verticale. Il risultato è uno strumento dalle dimensioni inferiori allo standard, smontabile ed elettrificato tramite una serie di pick-up che permettono di amplificarlo. Nelle sue canzoni gli aspetti banali della vita diventano momenti di commovente grandezza e le tragedie, gli amori, i dolori vengono dissacrati attraverso le lenti dell’intelligenza e dell’ironia. Nel panorama indipendente italico è una delle punte di diamante: cantastorie ironico, sarcastico, uno particolare nel modo di cantare, politicamente scorretto nei contenuti. In attesa del suo prossimo album quella a TODAYS sarà l’unica occasione di vederlo dal vivo quest’estate in Italia. (Ufficio stampa Todays)

WRONGONYOU (Venerdì 25 agosto, sPAZIO211, h.19:00, ticket)
Wrongonyou è lo pseudonimo di Marco Zitelli, musicista romano, classe 1990. Un giovane talento fuori dal comune che con la sua musica fresca, autentica arriva dritto al cuore. Il suo è un progetto totalmente nuovo e insolito nel panorama musicale italiano: già dalle prime note, la musica del giovane cantautore conquista chiunque la stia ascoltando. Wrongonyou, innamoratosi del folk e di tutta la discografia di artisti come John Frusciante e Justin Vernon, comincia a scrivere brani intorno al 2013 e a pubblicarli sul suo profilo Soundcloud. I brani arrivano all’orecchio del professore di Sound Technology dell’Università di Oxford il quale lo invita a registrare quattro brani nei recording studios dell’università, gli stessi dove nel ’91 gli Shinding, oggi conosciuti come Radiohead, registrarono “Manic Hedgehog”. Grazie al suo primo demo “Hands” inizia a raggiungere consensi: apprezzato dalla scuola romana, ha già alle spalle centinaia di concerti e la sua musica è arrivata in Europa. L’artista si è esibito in alcuni tra i più importanti festival musicali a Bruxelles, Bilbao, Parigi e Clermont Ferrand. Nel 2016 firma un contratto discografico con Carosello Records e pubblica il singolo “The Lake”. Il brano è entrato nella “Top Viral 50” di Spotify ed è stato suonato dai più importanti network nazionali. Niccolò Fabi, sempre attento al nuovo panorama musicale, ha deciso di coinvolgere Wrongonyou come opening del suo tour teatrale. Selezionato come artista del mese di Mtv New Generation: il video di “The Lake” è passato in alta rotazione assieme ai più importanti brani dei nomi della musica italiana e internazionale, ed è stato sincronizzato nell’episodio 12 della serie Terrace House: Aloha Estate, online su Netflix Japan e presto in onda nella tv nazionale giapponese. Il 18 novembre 2016 esce il primo EP dal titolo “The Mountain Man” che contiene anche i singoli “Killer”, “The lake” e “Let me down”, il cui video è stato inserito nel “Best of MTV New Generation”. Il giovanissimo musicista sta attualmente lavorando al suo primo album, che vedrà la luce nei prossimi mesi per Carosello e che vede la collaborazione di Michele Canova, uno dei produttori italiani più famosi al mondo, con il quale a ottobre 2016 ha registrato diversi brani negli studi di proprietà del produttore a Los Angeles e quella a TODAYS sarà una delle pochissime occasioni di ascoltarlo in anteprima dal vivo. (Ufficio stampa Todays)

GOMMA (Domenica 27 agosto, sPAZIO211, h.19:15, ticket)
Toska è l’album d’esordio dei GOMMA, uscito il 16 gennaio 2017 per V4V-Records in collaborazione con Controcanti. “Tosca” o “Тоска” è un album in tre atti. Tre momenti diversi, tre ambienti diversi, tre penne diverse dietro ogni canzone. Bisognerebbe smetterla di fare canzone che parlino di politica e cominciare a scrivere canzoni in modo politico. E politica sono i rapporti con coloro che ci circondano. Quello che attrae di più GOMMA nello scrivere canzoni è che colma i vuoti tra le persone. Il prologo e l’epilogo dell’album narrano di Alice, del fatto che “nessuno si uccide, che la morte è destino e non si può che augurarsela”, un piccolo omaggio a Cesare Pavese, Yorgos Lanthimos e Paolo Marasca. Il resto dell’album parla un po’ di noi, un po’ di tutti. GOMMA è l’idea, nata nei primi mesi del 2016, da Matteo, Paolo, Giovanni e Ilaria. Vengono dalla provincia di Caserta e come la gomma, hanno vari modi d’uso. Quello che suonano è il loro foglio illustrativo. Il primo singolo “Elefanti” si impone come uno dei brani dell’anno nella scena indie italiana. (Ufficio stampa Todays)

BIRTHH (Venerdi 25 agosto, sPAZIO211, h.19:00, ticket)
Birthh è l’oscuro alter-ego di Alice Bisi, “la coscienza di una diciannovenne che spende la maggior parte del proprio tempo a pensare a eventi apocalittici”. Un personaggio che, per prendere in prestito il titolo di una delle canzoni del disco, si definisce “Queen Of Failureland”, una giovane regina che non trova pace: “I thought love was enough / But truth is love is dead”. 19 anni, un disco (bellissimo) con We Were Never Being Boring e un esordio direttamente in Texas, al prestigioso SXSW. Come non prevedere un futuro più che luminoso per lei?Born In The Woods non è solo la voce di questo personaggio, è il suo stesso corpo: con i suoi colpi di cassa a mimare un inquieto battito cardiaco, i respiri affannosi tra i versi, le sue chitarre nauseanti, i suoi cori caldi, quasi tangibili, intrecciati a tappeti sintetici che avvolgono ed entrano nelle vene. Anche le parole di queste canzoni sono colme di riferimenti alla fisicità, alla carne stessa attraverso cui Birthh si racconta. Il suono di questo tormento mostra una grande attenzione per i particolari e un gusto per le atmosfere downtempo e ambient. «Ho preferito che i suoni del Wurlitzer e di gran parte delle chitarre avessero un certo timbro lo-fi, a fare da contrasto ai suoni precisi e netti dei beat e degli arpeggiatori. Anche l’organo e l’armonium sono stati inseriti con lo stesso scopo. Mancano quasi del tutto gli elementi della batteria acustica. Abbiamo lavorato molto per aggiungere suoni percussivi presi dalla quotidianità (snap, battiti di mani, acqua, porte che sbattono…) e integrarli dentro ritmi frammentati, a volte disorientanti. In gran parte dei brani non abbiamo usato nemmeno il basso: mi piaceva l’idea di poter fare un disco di musica elettronica senza l’ausilio di questo elemento centrale: per ottenere quella profondità abbiamo optato per delle casse con una frequenza bassissima». Born In The Woods unisce la sensibilità di una scrittura cantautorale, dalle evidenti radici folk, alle ricercatezze degli arrangiamenti elettronici. Il vero elemento distintivo del disco restano le armonie vocali (artificiali e non), che portano le canzoni a climax dai toni quasi gospel, e fanno parlare l’intensa voce di Birthh direttamente al cuore. (Ufficio stampa Todays)

GIORGIO POI (Sabato 26 agosto, sPAZIO211, h.19:30, ticket)
Il suo disco d’esordio “Fa Niente” uscito nel febbraio 2017 per Bomba Dischi/ Universal non smette di raccogliere entusiasmanti riscontri testimoniati non soltanto dalle innumerevoli uscite sulla stampa specializzata e sul web ma soprattutto da un crescente seguito di spettatori durante i suoi concerti. Con Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria, compone un infallibile trio di musicisti che sa catturare il pubblico con maestria, in un continuo andirivieni tra la forma canzone e l’esplorazione del suono. Giorgio racconta: Ho trascorso in Italia tutta la prima parte della mia vita, fino ai vent’anni, e non m’è mai interessato capirla. Vista dall’interno somigliava tanto a un ricettacolo di cose ovvie, a un contenitore per la normalità, una nebulosa di noia al di fuori della quale sorgevano le misteriose meraviglie estere. Così sono andato a vivere a Londra, dove proporzionalmente a un grande entusiasmo per quel che scoprivo lì, sentivo avanzare una specie di nostalgia, che nel tempo si trasformò in ammirazione idealizzata e totale per il mio paese, per il suo cinema, il suo cibo, la sua musica e la sua lingua. Non perché necessariamente mi sembrasse migliore, ma perché era roba mia, la capivo in modo diverso, più radicale. Ascoltavo Vasco Rossi, Paolo Conte, Lucio Dalla, Piero Ciampi, cose che avevo sentito da bambino, ma a cui non ero mai tornato attivamente. Dopo alcuni anni quel sentimento non accennava a smorzarsi, ma anzi s acuiva, spingendomi verso quel modo che un po’ mi apparteneva per diritto di nascita. Così ho iniziato a scrivere alcune canzoni in Italiano, una dopo l’altra, ed è uscito questo disco. (Ufficio stampa Todays)

ANDREA LASZLO DE SIMONE (Domenica 27 agosto, sPAZIO211, h.18:30, ticket)
Anche se forse non esiste. Andrea Laszlo De Simone ha un nome, un secondo nome, un cognome e una faccia. Cosa che di questi tempi è quasi una rarità. Andrea Laszlo De Simone è 1, ma è anche 6. Un cantautore torinese travestito da band. Una band travestita da cantautore. Vieni a salvarmi è il brano che segna l’inizio della sua collaborazione con 42 Records, una delle etichette indipendenti più vitali e importanti del panorama italiano e che proprio nel 2017 arriva a tagliare il traguardo dei dieci anni di attività. Vieni a salvarmi più che un singolo è un manifesto, un’invocazione libera dalle strutture tipiche della forma canzone tradizionale (il brano dura 7 minuti e 26 secondi ed è costruito come un continuo saliscendi tra esplosioni e implosioni). Un grido d’aiuto disperato e che in realtà vuole rappresentare una resa, come evidenziato splendidamente dal video scritto e diretto dallo stesso Andrea Laszlo De Simone insieme a Gabriele Ottino del collettivo torinese Superbudda. Il tentativo è quello di raccontare la distanza che intercorre fra la realtà e la nostra proiezione di essa. La realtà per come la vediamo e la percepiamo è il frutto della nostra elaborazione mentale: non a caso la narrazione si basa sulla contrapposizione fra le immagini di un naufrago cieco immerso nel bianco (Sergio Rubino) e le immagini della sua stessa soggettiva che appare invece ricca di dettagli. Vieni a salvarmi segue di qualche mese la pubblicazione del primo singolo autoprodotto “Uomo Donna”, e “Uomo Donna” è anche il titolo dell’album che esce proprio per 42 Records il 9 giugno. Un disco complesso, articolato e vitale che vive in un tempo tutto suo dove convivono passato, presente e futuro. “Uomo Donna” è stato autoprodotto e registrato in presa diretta in collaborazione con il fonico bolognese Giuseppe Lo Bue, successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche sperimentali a cavallo tra l’analogico e il digitale fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni ’70 per arrivare a oggi. Il mondo sonoro di Andrea Laszlo De Simone nasce dallo scontro di classico e moderno. La canzone d’autore italiana e la psichedelia. Battisti e i Radiohead. Modugno e i Verdena. I Beatles e i Tame Impala. Il “volo magico” di Claudio Rocchi e quello “terreno” di IOSONOUNCANE. L’album sarà presentato in esclusiva e anteprima a TODAYS, prima di un tour vero e proprio che partirà dopo l’estate. (Ufficio stampa Todays)

POP X (Domenica 27 agosto, PISCINA SEMPIONE, h.16:00, ingresso gratuito)
Il 18 novembre 2016 è uscito il nuovo album di Pop X “Lesbianitj” (Bomba Dischi/Universal). Pop X da Trento è il nome dietro il quale si celano Davide Panizza e i suoi sodali. Il progetto più indecifrabile venuto fuori dal panorama pop indipendente italiano degli ultimi anni. Lesbianitj è composto da 11 brani. È impossibile descriverlo completamente, cosa sia Pop X è nelle orecchie di chi ascolta le sue composizioni e negli occhi di chi partecipa ai baccanali che sono le performance live che sono già diventate leggenda. Elettronica che sembra uscita dal cabinato di una qualche sala giochi anni ottanta, testi al limite dell’assurdo, attitudine “punk”, una capacità melodica che farebbe invidia a molti, creatività esplosiva, ma c’è molto altro ancora che non è possibile spiegare utilizzando le parole, venite a scoprirlo da soli in quella che sarà la loro esibizione unica a Todays in piscina. Nato nel 2005 dalla collaborazione tra Walter Biondani e Davide Panizza, il progetto Pop X ora vive grazie alla partecipazione attiva di nuovi ragazzi, tra cui Niccolò, Luca, Pietro e Andrea. Dal 2005 ad oggi Pop X ha raccolto seguaci ovunque esibendosi nei più svariati contesti. All’interno del progetto ognuno ha un ruolo diverso ma simile e talvolta intercambiabile; Davide si occupa della composizione delle canzoni e insieme a Niccolò produce i brani e li canta dedicandosi alla scrittura dei testi e alla progettazione dei video.Luca performa dal vivo, Andrea oltre ad esibirsi dal vivo come performer aggiusta e mantiene vivo l’apparato tecnico del progetto, Pietro si dedica ai visuals. (Ufficio stampa Todays)

BYETONE (Venerdi 25 agosto, PECCEI, h.23:00, ingresso gratuito)
Herr Olaf Bender aka Byetone, classe 1968, è un musicista e un artista grafico. Ha percorso diverse strade prima di maturare la consapevolezza di essere portato, più di ogni altra cosa, per la composizione di geometrie sonore (nella fattispecie elettroniche) e visuali. Fondatore insieme a Frank Bretschneider dell’etichetta culto “Raster Music”, divenuta nel 1999 “Raster-Noton-Archiv für Ton und Nichtton” con l’apporto di Carsten Nicolai (Alva Noto), attraverso la ragione sociale “Byetone” ha dato alle stampe lavori importanti sulla lunga distanza tra i quali Feld, Death Of A Typographer ed il più recente Symeta. Difficile pensare a un’etichetta che per due decenni abbia saputo imprimere una sua impronta musicale ed estetica così forte e riconoscibile. Uscite sempre calibrate e centellinate, un roster di artisti di qualità indiscutibile, un’attenzione costante anche alla dimensione artistico-visuale e al binomio audio/video. Il suo live è caratterizzato da beat & bassline travolgenti, oscillazioni ed inviluppi di synth accompagnati da un lavoro multimediale tipico della Raster-Noton: un’elettronica edulcorata, che dai “data” passa alle emozioni vissute da “chip”. Un’elettronica che ne esce umanizzata nella sua dimensione più superficiale grazie alla quale Byetone si colloca stabilmente nell’Olimpo di chi ha segnato in maniera indelebile gli ultimi tre lustri. (Ufficio stampa Todays)

ROLY PORTER & MARCEL WEBER -MFO- (Sabato 26 agosto, PECCEI, h.23:00, ingresso gratuito)
Third Law è il terzo album di Roly Porter, uscito il 22 gennaio 2016 via Tri Angle. Il disco, successore di Life Cycle Of A Massive Star (2013), viene descritto come «un venire a patti con l’obiettivo di lasciare la musica dance così com’è, libera di esplorare le idee di ritmo, bassi e sound design all’interno del suo mondo, senza dover modellare ognuno di questi elementi per adattarsi a preconcetti o regole». Metaforicamente, i battiti digitali della sua musica potrebbero simboleggiare la conoscenza e il progresso dei giorni nostri, mentre le scie acustiche a maglie larghe sottendono l’incomprensibile, i nodi ancora da sbrogliare di un sistema che definiamo “infinito” ma del quale forse non avremo mai l’esatta cognizione. Un percorso di esplorazione di un “cosmo sonoro” e del suo ciclo vitale avviato dall’artista di Bristol, che nel suo capolavoro Third Law”, grazie ai visual dell’artista Marcel Weber a.k.a. MFO, prenderà vita all’interno della cattedrale industriale del Parco Peccei sotto il cielo stellato. Il duo ha scosso il panorama elettronico di questo decennio e le loro performance sono già considerate dei classici e dimostrano al contempo tutta la sensibilità compositiva dell’artista e la sua focalizzazione sul sound design. “Third Law”, suono dopo suono, non smette di sorprendere e colpire l’ascoltatore con la sua imponenza apocalittica. Dal vivo i visual di MFO creano un viaggio nelle profondità dello spazio che termina in un tripudio sensoriale collettivo. Il bulbo oculare spalancato e la veduta color indaco che lo ricopre sono il riflesso di un horror astralis che non trova referenti nel linguaggio parlato: così l’intermittente carica drammatica di “Third Law” ci coglie ogni volta impreparati, tra visioni che solo una supercoscienza d’altri mondi potrebbe concepire. Un viaggio nel quale la temerarietà o la follia saranno la vostra unica salvezza. (Ufficio stampa Todays)

SHED -HEAD HIGH- (Venerdi 25 agosto, INCET, h.03:00, ingresso gratuito)
Per più di 25 anni la musica techno ha avuto un significato integrale e definitivo nella vita di Shed, aka Head High, storico moniker con il quale il producer di base a Berlino René Pawlowitz ormai da diversi anni porta avanti e bene in vista il vessillo della Power House, perfetta fusione tra la potenza della techno dalle sfumature ravey e l’house made in Chicago. Per René Pawlowitz tutto ha avuto inizio nel 1990, poco dopo la caduta del Muro di Berlino: cresciuto nella città di Schwedt al confine con la Polonia, le radio FM sono la sola finestra verso il mondo della cultura popolare. Le radio berlinesi DT64 and Radio 4U e i loro dj fornivano cultura e ispirazione musicale, qualcosa che il chiuso stato federale non offriva. Brani da Detroit, Chicago e Berlino divennero la colonna sonora della giovinezza di Shed. Poco dopo iniziò a frequentare Berlino durante i weekend, passando il tempo in club come E-Werk, Tresor ed Elektro e assaporando la cultura rave e l’effetto che aveva sulla gente. Nei primi 2000 si trasferisce definitivamente e poco dopo ha inizio la sua carriera: il primo EP, brani, etichetta, 12” in distribuzione nel negozi giusti. EQD, Wax, Head High, WK7 o Seelow sono solo alcuni dei nomi che Shed utilizza per pubblicare la sua musica. Dal 2006 al 2010 ha lavorato presso Hardwax, il leggendario negozio di dischi, lì ha imparano la complessità del mondo dei vinili e della sua distribuzione. Dal punto di vista della produzione, Shed si concentra su un fattore determinante: la bass drum. I suoi kick sono famosi, riconoscibili e hanno la capacità di animare il dancefloor. Produrre un album equivale a scrivere qualcosa di molto personale, creando un corpo senza tempo che abbia sempre valore, oggi come domani. “Shedding The Past” è il suo album di debutto per Ostgut Ton nel 2008 e ha ricevuto eccezionali recensioni in tutto il mondo, diventando album dell’anno per Resident Advisor. Seguito da “The Traveller” (2010, Ostgut Ton) e “The Killer” (2012, 50 Weapons), il quarto album di Shed esce nel 2017 per Monkeytown (l’etichetta dei Modeselektor e Moderat): questo nuovo disco evidenzia un’importante evoluzione musicale e la critica lo annuncia come il suo album più bello. (Ufficio stampa Todays)

KARENN -BLAWAN & PARIAH- (Sabato 26 agosto, INCET, h.03:00 , ingresso gratuito)
La techno non è mai stata così cruda come quella di Karenn, figura mitologica portata alla luce dalla fusione di Pariah e Blawan. Non mettono dischi, suonano live, è questo vuol dire che vi sarà un potente assemblaggio di synth, drum machine e sequencer a creare suoni grezzi e ruvidi che si spingono fino al limite, ma al contempo palpabili, vivi e che strappano l’anima ad ogni quarto, vera industrial made in UK suonata con passione dai due brillanti artisti Arthur Cayzer (Pariah) e Jamie Roberts (Blawan), entrambi acclamati come singoli produttori. Entrati in scena non certo in punta di piedi nel tardo 2011 con il primo “Sheworks”, disco di quelli che hanno tagliato la scena techno in toni rozzi, maleducatamente, proponendo uno stile del tutto originale figlio di quel movimento, nato principalmente in Gran Bretagna, proprio in quegl’anni, quando la Hessle Audio e i suoi figliocci si ridefiniva come un’ondata anomala. E così ecco che nomi come Blawan e Pariah hanno potuto prendere una strada diversa da quelle segnate prima: non è house, non è dubstep, non è garage, non è acid, non è bass music e nemmeno dub o dark techno. È quel suono sporco, metallico e nevrotico tipico delle prime produzioni di Blawan alla “Why They Hide Their Bodies Under My Garage?” che tanti di noi non potranno di certo aver dimenticato così in fretta. Con Karenn è stato creato qualcosa di ancora più interessante, perché non solo i due artisti sono incredibilmente reattivi ma anche assolutamente talentuosi. Lo dimostrarono nel 2012 con uno dei loro primi live set per la Boiler Room quando, con un tavolo stipato di macchine analogiche, quasi letteralmente “spaccarono” il pubblico con una performance di grande effetto. Da quel momento il progetto Karenn fu acclamato a grande richiesta con innumerevoli quantità di date in live acts e festival che vedono i due artisti occupati a formattare internazionalmente il suono di cui erano (e sono) i padri. Ora, con le ultime release si avvicinano a qualcosa di ancor più pittoresco, ancora più avanguardista del solito: synth distorti che suonano quasi sbagliati a atmosfere animalesche, come se ci volessero portare in qualche strana e remota giungla del suono. (Ufficio stampa Todays)

A MADE UP SOUND -2562- (Venerdi 25 agosto, INCET, h.02:00, ingresso gratuito)
Con un piede nella techno house e un altro verso l’ignoto, Dave Huismans aka 2562 è cresciuto negli anni 90 e ha sviluppato un approccio alla composizione e al ritmo che ha da sempre portato una ventata di aria fresca nella comunità techno, verso una direzione decisamente sperimentale e mai scontata: i suoi beat spezzati sono così frammentati che difficilmente si mixano meglio che tra loro stessi. Come A Made Up Sound è responsible di alcuni dei progetti più strani e risonanti degli ultimi anni, come le note “Ahead/Endgame” e “Take The Plunge”. L’olandese A Made Up Sound non ridefinisce le coordinate, ma riconcilia il suono britannico con la tradizione mitteleuropea: la profondità del suono passa attraverso un approccio privo di esagerazione, attraverso un utilizzo di suoni sempre ricercati ma mai a creare sovrapposizioni ridondanti. Se gli arrangiamenti secchi e una certa predilezione per i crescendo ritmici richiamano la scuola berlinese, una serie di incursioni improvvise e aggiunte rendono la sua produzione viva, mettendo in primo piano la mutevolezza della musica nel tempo attraverso una variazione dietro l’altra, creando delle vere e proprie sculture sonore. Lungo il suo cammino, pubblica su diverse importanti label, come Delsin e Clone, protagoniste della scena techno olandese, Subsolo di Shed e la sempre sorprendente londinese The Trilogy Tapes. In aggiunta, ha firmato remix per a.o. Livity Sound, Metalheadz, consacrato con l’album del 2008 ‘Aerial’ sotto il moniker 2562, a cui è seguito l’EP ‘Air Jordan’, Huismans Amon Tobin e Berceuse Heroique lo ha reso uno dei più rilevanti remixer in circolazione che non può essere paragonato a nient’altro che a se stesso per la propria personale ricerca sonora. Come dj non è da meno, porta con sé più di vent’anni di passione per la musica elettronica coniugando presente, passato e futuro. Ha suonato praticamente in ogni paese d’Europa e si è esibito diverse volte in tour in Nord America e Asia. (Ufficio stampa Todays)

TERENCE FIXMER (Sabato 26 agosto, INCET, h.02:00, ingresso gratuito)
In una carriera che include due decadi, il francese Terence Fixmer ha raggiunto un riconoscimento mondiale già nel 1999 con il suo album di debutto “Muscle Machine” sulla International Deejay Gigolos di DJ Hell. L’album apre un varco verso nuovi generi combinati (Electro, Industrial, EBM e Techno) e li fonde in uno stile EBM attento al dancefloor chiamato “Techno Body Music”, che è diventato il suo marchio di fabbrica. Nel 2003 Fixmer dà il via alla collaborazione con Douglas McCarthy, voce degli Nitzer Ebb, con il quale forma il duo Fixmer/McCarthy, spingendo il genere techno EBM al massimo. Nascono così i due album: “Between The Devil” (2004) e “Into The Night” (2008). Fixmer/McCarthy si sono guadagnati un rispetto nella scena globale per aver saputo coniugare il suono pioniere e aggressivo della techno body music con la sensualità della elettronica. Sintetizzatori come se piovesse, suoni al massimo dell’artificio, atmosfere cupe dal fortissimo sapore industrial, tra la techno più selvaggia dell’odierno panorama berlinese e la violenza industrial dei Throbbing Gristle, Terence Fixmer è una vera e propria istituzione quando si parla di techno d’oltralpe. Negli anni seguenti, il produttore francese di base ad Anversa ha saputo ancora reinventarsi pubblicando il suo quarto album da solista per la Electric Deluxe di Speedy J nel 2010 “Comedy Of Menace”, un vero album techno: scuro, ipnotico ed energetico. Segue una discografia sconfinata – sotto moniker diversi, come Eisbär, Cyborg, Gemini 9 e Scanner – su etichette del calibro di Planete Rouge, Electric Deluxe, Prologue, CLR, Deeply Rooted, la sua label Planete Rouge. La musica di Terence Fixmer mantiene profondità musicale e integrità, anche in contesti da club e festival e si adatta al ballo, quanto allo spirito. Il suo quinto album “Depth Charged” (CLR, 2015) conferma la sua eccellenza ed è seguito da “Beneath The Skin” EP per Ostgut Ton, label caposaldo della techno mondiale. Ha da poco firmato due remix di “Where’s the Revolution”, l’ultimo acclamatissimo singolo dei Depeche Mode. (Ufficio stampa Todays)

DBRIDGE (Venerdi 25 agosto, INCET, h.01:00, ingresso gratuito)
Produttore veterano e tra i personaggi con più esperienza nella musica drum & bass, Darren White aka dBridge è un artista dalle molteplici trasformazioni ed evoluzioni. Lungo il corso della sua lunga carriera, è stato il cuore di alcuni dei più interessanti progetti di genere: da Future Forces a Bad Company, Club Autonomic e il più recente Heart Drive. Molto si deve alla sua label Exit che, con le sue Mosaic Compilation, singoli di successo ed LP, rende il suo fondatore dBridge un vero mentore. Come artista in solo, dBridge è versatile e produce per Exit, Metalheadz, Reinforced, Hotflush e altre. La carriera di Darren ha inizio nel 1992 quando si trasferisce a Londra per fare musica e produrre per suo fratello Steve (front-man del gruppo Spacek). Buttandosi nel rumore della nascente scena dei rave party, trova ispirazione in club come il Roast e soundsystem come il Jah Shaka, inizia a lavorare con la formazione hardcore Armshouse Crew, responsabili della produzione dell’inno della proto-jungle “We are IE” di Lennie Die Ice. Nel 1995 si unisce alla Trouble on Vinyl, che pubblica la sua release di debutto come dBridge, “Bring Da Flava b/w Keep it Real”, ed è qui che incontra il suo compagno di produzioni Jason Maldini, con il quale formerà Future Force, pubblicando come Renegade Hardware. Unendo le forze con due nuovi producer, Fresh e Vegas, ha inizio il nuovo capitolo della vita di dBridge: Bad Company è la formazione responsabile della produzione di una miriade di classici che ancora oggi vengono suonati in ogni drum and bass night in tutto il globo: “Planet Dust”, “Hornet”, “The Nine”… Questo super gruppo ha creato moltissime tracce e tre album che rimarranno per sempre nella storia del genere drum and bass. Nel 2003 dBridge dà il via a un nuovo capitolo con la prima release sula sua label Exit Records: “Libra b/w The Bride”, seguita presto da una serie di pubblicazioni su alcune delle più importanti etichette come Soul:r, Creative Source, Liquid V e Metalheadz. Exit Records non è solo una piattaforma per la sua musica, è un marchio che garantisce qualità e alta reputazione. Dal 2014 la Exit Records è un’etichetta completamente indipendente, che si è occupata di tutto, dalla stampa alla distribuzione. Come dj, dBridge è sicuramente uno dei personaggi più importanti e innovativi, non solo della scena drum and bass, ma dell’intero circuito musicale elettronico. Si esibisce regolarmente al Rinse FM con una rassegna chiamata “The Aptitude Show” e nei club inglesi ed europei sono popolari le sue Exit Records Nights, così come i suoi set al Fabric di Londra e nei leggendari club Berghain e Watergate di Berlino. Per non parlare della sua partecipazione a festival in tutto il mondo e al suo progetto con Red Bull Music Academy, che lo porta a insegnare a Tokyo e Seattle. Dal 2014, dBridge lavora con Kid Drama e con lui pubblica i podcast Heart Drive, il suo remix per Machine Drum è uscito su Ninja Tune. Con il suo alias Velvit ha realizzato una serie di produzioni techno e house. Costantemente in esplorazione nel potenziale ai confini della musica drum and bass, è un passo davanti a tutti e sarà sempre una luce importante nella cultura della musica underground indipendente. (Ufficio stampa Todays)

BOSTON 168 (Sabato 26 agosto, INCET, h.01:00, ingresso gratuito)
Dai magazzini abbandonati e dalle feste illegali; dagli edifici industriali tanto brutti e sporchi fuori, quanto vivi e forti dentro; dalla psichedelia dell’acid e dalla continua e assidua ricerca di suoni nuovi; dall’amore per le macchine e dalla passione per l’analogico. Nell’orizzonte di una superficie, nel vuoto silenzio di uno scenario abbandonato riecheggiano i rumori della grande industria: al principio era la catena di montaggio, poi la classe operaia della società del consumo, infine le macchine e la robotica come forza lavoro. E così in quelle città industrie, dal Michigan all’Inghilterra fino alla motown italiana Torino, le fabbriche sono state occupate dalle sottoculture rave, il rumore dell’industria sostituito dal suono della techno. Per i ragazzi che sono cresciuti nelle città dove le fabbriche si sono trasformate in padiglioni sonori, la relazione con la techno può diventare ricerca di senso. A Torino, città manifatturiera, industriale e musicale, nasce Boston 168, ensemble formato da Sergio Pace e Vincenzo Ferramosca, un duo analogico che attraverso i ferri della produzione sonora, vuole ridefinire una peculiare declinazione del suono elettronico, la Acid Techno. Boston 168 è un’officina di produzione sonora: Sergio e Vincenzo sono due ricercatori elettronici, che lavorano da anni a una vivisezione sonora per intrecciare nuove soluzioni della materia techno. Nel 2010 co-fondano la Old e Young records: l’esperienza del veterano Gambo e la freschezza dei due giovani per riscrivere le coordinate techno. I due giovani entrano in laboratorio per fondere in un live la loro esperienza comune e così che le albe meccaniche delle warehouse, delle industrie, dei club si irradiano di sonorità cosmotiche, dei viaggi di una techno con una velocità tradizionale, ma che cerca inediti spazi gravitazionali e buchi neri sonori. Attraverso un meticoloso lavoro, miscelano le sonorità delle tradizionali macchine che hanno scritto gli spartiti della techno- la Roland Tr909, tr707, il Moog Mother 32 e molti altri marchingegni tecnologici. Il feedback della comunità internazionale della techno è significativo: Boston 168 pubblicano su Enemy, Involve, Oddeven, Atiic Music, il live suona in tutta Europa e prossimamente anche oltre oceano. L’Oblivion EP e il Black Hole EP sbancano su Decks.de e sono primi per settimane nella chart techno di Beatport, gli echi delle tracce Terror Acid e Acid Morning suonano al Berghain. Oggi Boston 168 è al lavoro per scolpire il secondo EP per Attic Music, etichetta techno italiana curata da Fabrizio La Piana. Due scienziati e un live per una nuova cosmonautica della Acid Techno. (Ufficio stampa Todays)

MAX COOPER (Venerdì 25 agosto, INCET, h.00:00 , ingresso gratuito)
Il produttore di musica elettronica Max Cooper ha un approccio scientifico e realizza musica che spazia dalla ambient techno alla coinvolgente proposta da club. Molti dei suoi brani cadono da qualche parte, in mezzo ai generi e sono belli, intelligenti, anche quando sono da ballare. Elettronica con un’anima. Elettronica in grado di scavare nella mente, di parlare con gli spazi e le emozioni. Elettronica in grado di raccontare il mondo nel suo respiro quotidiano, giorno dopo giorno. Elettronica dalla pelle cibernetica, sì, ma dal cuore umano, profondamente umano. L’ascesa di Max Cooper, classe 1980, nato e cresciuto a Belfast, è quella di un artista che non cerca la via più facile ed immediata ma vuole, fortissimamente vuole dare vita a una “esperienza totale”: creando qualcosa di “incredibilmente elegante” (FACT), “assurdamente bello” (The Fader). Ma l’elenco completo di elogi sperticati potrebbe andare avanti parecchio. Giustamente. Cooper incorpora diversi ambienti: downtempo, neo-classical, post-rock, così come molti artisti e influenze. Dopo aver conseguito un Ph.D. in biologia presso l’Università di Nottingham, il dj part-time produce e suona nella notte e lavora come ricercatore genetico presso lo University College di Londra. Nonostante la sua doppia vita, produce moltissimo materiale e pubblica diversi EP tra il 2007 e il 2010, su etichette come la Evolved Records e Traum Schallplatten. Così decide di dedicarsi solo alla musica e nel 2011 pubblica una serie di nuovi EP su Last Night on Earth e Herzblut Recordings. Cooper diventa anche un ottimo remixer, dando il suo contributo ai brani di Au Revoir Simone, Sasha, Hot Chip e Michael Nyman. Nel 2012 collabora con il visual artist Whiskas fX alla realizzazione di video sperimentali ed esce con diversi nuovi EP, tra cui una collaborazione con Braids, Condition One, che rappresenta la sua prima uscita sulla label londinese Fields, che pubblicherà diverso suo materiale. Nel 2013 Cooper e Tom Hodge pubblicano i due volumi di Fragmented Self EP e nel 2014 realizza il suo primo album con Human, che include la collaborazione di Braids e di Kathrin deBoer dei Belleruche. Cooper e deBoer collaborano anche per Tileyard Improviations, Vol.1, un EP jazz elettronico che coinvolge anche la tromba di Quentin Collins. Nel 2015, Cooper e Hodge collaborano a un EP chiamato Artefacts. Il secondo album di Cooper, Emergence, è stato pubblicato per la sua label Mesh nel 2016. (Ufficio stampa Todays)

MONO JUNK (Sabato 26 agosto, INCET, h.00:00, ingresso gratuito)
Kimmo Rapatti aka Mono Junk è un vero pioniere della techno underground. Nel 1992 fonda la sua Dum Records, creando un contenitore per la sua musica e un modo di esprimersi con un linguaggio proprio. La Dum e la Sähkö Recordings sono le prime etichette di musica techno della Finlandia e Kimmo è responsabile di alcune tra le prime produzioni techno provenienti da quella particolare regione d’Europa. Fino a oggi Kimmo non ha mai utilizzato laptop per le sue produzioni e dichiara che non lo farà mai, per questo uno sei suoi soprannomi è Analogue Junkie. Dopo una breve pausa, Mono Junk è tornato con incredibili pubblicazioni su Forbidden Planet e Skudge Records e con una performance live rinnovata e vincente per le migliori venue europee come il Berghain di Berlino e il Concrete di Parigi. Ha rilanciato la sua label Dum. Nelle produzioni e nei live il suo suono è un intenso mix di influenze Detroit e Chicago: crudo, minimale e ipnotico. (Ufficio stampa Todays)