Mercoledì, 23 Agosto 2017

Flamin’ Groovies - Fantastic Plastic, 2017 | Recensione

flamin-groovies-fantastic-people.jpg
È dal luglio del 2013, in seguito a un incontro più o meno casuale su un palco di Londra in cui Chris Wilson ha modo di riabbracciare il vecchio compagno di merende Cyril Jordan, che i Flamin’ Groovies in formazione amarcord girano per il mondo riproponendo il loro storico repertorio. Una ritrovata sinergia, quella della coppia Jordan/Wilson, che non poteva non concludersi in studio. Ecco dunque che, esattamente quattro anni dopo, viene dato alle stampe un nuovo lavoro inedito firmato Flamin’ Groovies.

Fantastic Plastic, registrato un po’ per volta alla fine di ogni tour vede fianco a fianco Wilson, Jordan e Alexander, come ai tempi di Shake Some Action. Sin dall’attacco di What the Hell’s Goin’ On l’effetto deja-vu è immediato, implacabile e la sensazione che i Groovies possano aver tirato fuori un disco dignitoso viene confermata man mano che ci si inoltra nell’ascolto delle restanti undici tracce, vestite di quelle chitarre luminose che furono il tratto distintivo della loro produzione degli anni Settanta e che tornano a splendere su End of the World e sulla cover di I Want You Bad degli NRBQ e a concedersi addirittura un bagno nel boogie dell’era Supersnazz su Crazy Macy.

E se la nuova versione di Let Me Rock (il primo pezzo in assoluto scritto dalla coppia Wilson/Jordan e pubblicato nel lontano 1973 dalla Skydog sull’EP Grease) tradisce l’esigenza senile di ripulire la grezza irruenza degli anni giovanili e qualche brano sembra buttato lì tanto per raggiungere il minutaggio previsto (lo strumentale I’d Rather Spend My Time With You con una comparsata di Alec Palao al basso o la cover di Don’t Talk to Strangers dei Beau Brummels), complessivamente Fantastic Plastic, complice anche la bella copertina disegnata da Cyril Jordan in omaggio allo stile di Jack Davis, è un ritorno in scena finalmente degno di venire illuminato da qualche riflettore. (Franco Dimauro)