Mercoledì, 14 Febbraio 2018

Paolo Tocco - Ho bisogno di aria, 2017 | Recensione

Paolo Tocco
Amico di vita ma anche collega di scritture giornalistiche. Paolo Tocco di nuovo in veste di cantautore e di scrittore. Tra le mani questo vinile, un disco pregiato dal punto di vista personale. Confesso che mi sarà dura ma da buon redattore cercherò con intelligenza di accantonare questo aspetto anche se la passione con cui Tocco investe l’ascolto di ognuno è innegabile.

A ognuno poi il proprio modo e il proprio gusto di tradurre ogni sensazione. Questo nuovo disco si intitola come il suo primo romanzo, ovvero Ho bisogno di aria. Appunto un disco, stampato anche in vinile, e un romanzo edito da LupiEditore.

Parlando delle canzoni: inediti, nuove scritture di primo pugno, spesso di getto, spessissimo registrate anche dal vivo in studio. Brani come Bella Italia (che lo vedono per la prima volta anche al pianoforte) o Pizzburg o anche Arrivando alla riva trasudano emozione anche e soprattutto grazie all’innegabile quid pluris che l’esecuzione live restituisce ai brani.

Ma troviamo anche scritture più elaborate come la title track o il singolo La città della camomilla o la cartolina dedita a un certo Battiato dal titolo Bolle di sapone. Ci sono molte ambientazioni, molti suoni sospesi, più e più volte il riverbero lontano delle chitarre come anche le intimità di cose piccole, ampia ed emozionante dimostrazione di questo sta nella chiusa affidata alla struggente cartolina di Madre Terra.

Troveremo glockenspiel, sonagli, campanellini, organi, violini distorti che urlano dei lunghi armonici, la splendida voce di Patrizia Cirulli e poi troveremo anche un albero di Natale che opportunamente agitato restituisce quel suono casalingo delle luci che sbattono. La parola di Tocco è sempre delicata e sempre figurativa, questa volta anche molto pungente sul piano sociale, forse troppo ermetica in più parti, forse pecca di quel proteggersi, di quel certo modo di stare da un lato, in disparte.

Sembra come se questo disco voglia incontrare poco il pubblico ma di certo non si tira indietro se dovessimo bussare alla sua porta. Un terzo lavoro quindi che conferma e soprattutto che evolve il suo modo di fare musica. Il divorzio dal cliché de gregoriano è quasi definitivo, soprattutto nella composizione anche se siamo sempre tra le braccia della canzone d’autore che proviene dalla scuola classica degli anni ’70.

Due righe le spenderei anche sul romanzo che lo accompagna a debita distanza perché in fondo i due oggetti sanno vivere indipendentemente. Di nuovo una pubblicazione letteraria per Tocco che pare prenderci gusto. Il romanzo Ho bisogno di aria narra la vita di Henry, nome di fantasia che omaggia il Cinaski di Bukowski e probabilmente proprio per questo non si fa pregare nell’uso di parole crude e concetti volgari.

Una vita allo sbando, un momento di sociale emarginazione, un mestiere che da più parti non viene riconosciuto e poi il finale che arriva a sorpresa a spiegare e a restituire un punto di vista concreto alle esagerate visioni di Henry. Prende spunto dal disco, da alcuni momenti, da qualche passaggio e da un paio di personaggi. Prende spunto Tocco e devo dire che sa tenere testa al gioco.

Come esordio da romanziere certamente non rivoluziona il mondo e le abitudini ma possiamo dire sicuramente che supera e di molto il gagliardetto di buon tentativo riuscito. Che sia un cambio di rotta? Staremo a vedere… (Alessandro Riva)