Giovedì, 7 Giugno 2018

Francess - Submerge, 2018 | Recensione

Francess
Sulfureo, noir, industriale, lisergico per alcuni aspetti, sovversivo in altri istanti. Si tiene fermo in un equilibrio precario, ho la sensazione che il buon gusto e la buona funzionalitĂ  di questo disco sia sempre a due passi dalla caduta, delle volte mette un piede oltre il fosso, altre volte si tira su con forza ed energia positiva.

Insomma, questo primo disco di inediti di Francess, un poco italiana e un poco giamaicana che se non erro anche americana di nascita, sforna con la Sonic Factory un lavoro assai interessante, maturo e - manco a dirlo - internazionale.

Ci troviamo a due passi da quel minestrone che ha dentro di tutto, dalle linee “latineggianti” un poco alla Gothan Project alle soluzioni melodiche di quel pop digitale di oggi. E poi ci rivedo dentro alcune belle tinture che mi piacerebbe vedere nei dischi di Oldfield oppure proprio il ghetto americano di belle mulatte che danzano sui toni di un Suol color carbone in cui ti aspetteresti un bel combo di fiati ma che in, almeno per stavolta, ne faremo bellamente a meno.

Sinceramente, molto per la mia poca preparazione sul tema, e anche per quel certo modo di non essere troppo carne e troppo pesce, Francess mi restituisce un disco che non so ben collocare, che non ancora mi regala quel singolo che fa la differenza.

Decisamente particolare e quindi dividerò il pubblico la scelta di unire italiano e inglese ancora una volta e mi riferisco in particolare alla bellissima Follow Me. Dunque in questo disco ci trovi un grande suono internazionale, melodie di un cantato sicuro e ben gestito ma che dentro trovo esserci troppo di tanto, poco fissato nella mente, come dire: mi trovo a Roma e non so dove andare e non ho la cartina in mano.

Il guardarsi attorno, trovare tantissimo, bello, ben fatto, ma niente che mi indichi una via piuttosto che un’altra. Un lavoro pregiato comunque, segno di una label come la Sonic Factory che sa benissimo come restituire il suono alle persone di tutti i giorni. (Alessandro Riva)