Lunedì, 26 Novembre 2018

The Putbacks con l’omonimo album di debutto a base di soul, funk, jazz e psichedelia. Ascoltalo in streaming integrale | News

Vanarin
Si autodefiniscono “la sezione ritmica più scura, sporca e pesante di Melbourne”, e di sicuro nel loro disco omonimo di debutto, The Putbacks, rispecchiano questa descrizione.

Noti per varie uscite su 7” e un album del 2014 in cui accompagnavano la cantante aborigena Emma Donovan, questo gruppo è composto da 5 musicisti impegnati in una miriade di altri progetti paralleli, tra cui Hiatus Kaiyote, The Bombay Royale e The Meltdown per citarne alcuni.

Non è quindi una sorpresa che abbiano assoldato Paul Bender degli Hiatus Kaiyote per produrre, arrangiare e mixare questo disco, un viaggio astratto quasi interamente composto da strumentali che mischiano funk, soul, jazz ed elementi psichedelici.

Anticipato dal primo singolo The Ways, l’unica traccia cantata che si avvale della collaborazione del soul man statunitense Bilal, questo album potrebbe benissimo essere la colonna sonora di un film che si colloca a metà strada tra fantascienza, western e horror.

Sedici tracce incluse un prologo e un paio di interludi si snocciolano in maniera fluida e progressiva, tessendo una trama ipnotica, cinematografica e densa. Oltre al primo singolo, spiccano la collaborazione col poli-strumentista americano Miguel Atwood-Fergugon, noto per il suo lavoro con Flying Lotus, Mayer Hawthorne e Dayme Arocena nella jazzata No Man No, il croccante funk del secondo singolo Oranges, le vibrazioni neo-soul ed elettroniche di Hold On e No Bench, la cullante e minimale Silver. Confondendo i confini tra composizione e improvvisazione, The Putbacks hanno messo insieme un album da ascoltare tutto d’un fiato dall’inizio alla fine, che sicuramente verrà apprezzato da chi ascolta band contemporanee come Badbadnotgood o Khruangbin. (La redazione)

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