Mercoledì, 20 Marzo 2019

La piccola, personale rivoluzione dei Light in the Sky | Recensione

La piccola, personale rivoluzione dei Light in the Sky | Recensione
Si chiamano Light in the Sky (ma va bene anche LiTS) e amano spaziare tra i generi, pur rimanendo quasi sempre in ambito rock. Sono nati a Genova dieci anni fa e oggi arrivano all’esordio su distanza lunga, un disco dal titolo ambizioso: Revolution. La band è composta da Lorenzo Vassallo, chitarra solista e voce della band, Teodoro Chighine, batterista, Tony Randello bassista e Massimo Cartagenova, chitarrista.

Sulle prime, ascoltando il disco, si potrebbe pensare a un rock di ascendenza anni ’70, visto qualche accenno teatrale in quello che in definitiva è un concept album. Ma la band sa anche fare a meno di orpelli eccessivi, come dimostrano brani come il singolo (It’s Just a) Burning Life o la celere Summertime.

Il rock della band ligure sa essere molto libero ma anche molto intenso. Le due chitarre, quasi una rarità ormai, si sentono soprattutto nei pezzi “da battaglia”. Due anni di lavoro con la supervisione del maestro Gianni Serino nelle orchestrazioni hanno portato con sé molta cura nella realizzazione del progetto.

Il concetto di base del disco è una sorta di viaggio attraverso la vita di tutti i giorni, che però assurge anche a metafora di crescita personale e presa di coscienza di sé. C’è spazio anche per qualche ballad: per esempio Lucrezia, con qualche reminiscenza metal direttamente dagli 80s.

Comprese l’intro e l’outro le canzoni del disco sono ben tredici, ma Revolution si fa ascoltare assolutamente senza sforzo e soprattutto senza perdite di ritmo o senza cali di intensità.

Le esperienze dal vivo hanno decisamente giovato alla band, che costruisce le proprie canzoni con attenzione ma senza perdere quel fuoco necessario a chi, comunque e contro le tendenze passeggere del momento, decide di fare del rock la propria bandiera. (Renzo De Tomis)