Mercoledì, 9 Ottobre 2019

Resolution 88 - Revolutions, 2019 | Recensione

Resolution 88 - Revolutions, 2019 | Recensione
Forse il nome Resolution 88 non vi dirà granché, ma dal 2012 a oggi questo quartetto di jazz-funk-fusion strumentale di base a Cambridge ne ha macinati di km. Tra esibizioni nei locali più prestigiosi di Londra (come Ronnie Scott’s e Pizza Express), live di supporto ad artisti come Snarky Puppy, Roy Ayers o Marcus Miller, e rotazioni su radio di spicco come Jazz FM e The Craig Charles Funk & Soul Show su BBC 6 Music, i Resolution 88 hanno alle spalle una gavetta più che onorevole e sembrano pronti a farsi conoscere a un pubblico più vasto.

L’album Revolutions, uscito il 20 settembre per l’etichetta tedesca Légère Recordings, si pone come un elemento di rottura rispetto ai due dischi precedenti: è la prima volta che i Resolution 88 optano per una registrazione multi-traccia, la prima volta che includono una sezione di archi e di ottoni, la prima volta che includono una traccia cantata e la prima volta che producono un album in vinile.

E non è un caso se hanno fortemente voluto far uscire questo album su LP. Ogni brano di Revolutions infatti, rimanda ad un aspetto della musica in vinile, a partire dal suono vorticoso del sax che apre la title track, Revolutions, evocando la sensazione ipnotizzante dell’etichette del disco che gira sul piatto. Se Out Of Sync simula un goffo tentativo di beat matching, i testi di Marcus Tenney (Butcher Brown) in Dig Deep sono incentrati sul brivido di rovistare tra i mercatini in cerca di oro nero. Matrix invece, si ispira ai misteriosi numeri di matrice incisi sui vinili, mentre in “Tracking Force” si percepisce il suono dell’ago del giradischi che scorre sul disco.

Il produttore Bob Power (noto per i lavori con The Roots, Erykah Badu, D’Angelo) sostiene che la musica dei Resolution 88 “strizza l’occhio al miglior funk-jazz degli anni ‘60 e ‘70 aggiornandolo ai giorni nostri”. Noi ci limitiamo a notare che anche se non avete un giradischi, il CD suona altrettanto bene! (Adaja Inira)