Anna Calvi all’Auditorium Parco della Musica di Roma

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Ad accogliere Anna Calvi a Roma questa volta ci sono l’Auditorium Parco della Musica e un pubblico numeroso e attento che restituiscono alla cantautrice inglese una dimensione decisamente più idonea alle nostre, e forse anche sue, aspettative. Previsioni che non vengono affatto disattese dalla musicista di origini italiane che si presenta sul palco della Sala Sinopoli vestita completamente di nero, con i tacchi a spillo e imbracciando una delle sue chitarre elettriche. Una vera donna rock, per dirla tutta, non solo nell’immagine ma anche nella sostanza, che non perde tempo in convenevoli e dà subito inizio allo show con Suzanne and I, squarciando, tra un click e l’altro di un fotografo, il silenzio immobile dell’auditorium. L’aria si riscalda lentamente, prima con Eliza e poi con la catartica e commovente Sing To Me fino ad arrivare alle successive Suddenly e Cry che ci fanno esplodere il cuore e il cervello con un mix di energia e romanticismo. L’atmosfera è quella giusta e lei sembra intuirlo fin dalle prime battute, concedendoci qualche sorriso e sussurrando qualche timida parola al microfono. È felice, lo intuiamo, e noi più di lei, soprattutto quando esegue tre splendide cover come Surrender (Elvis Presley), Fire (Bruce Springsteeen) e Foxy Lady (Jimi Hendrix), dimostrando tutto il suo background musicale. E così, applauso dopo applauso, si va avanti con una canzone più devastante dell’altra: da Rider to the Sea a Love Won’t Be Leaving, passando per Love of My Life, Carry me Over e Desire che ci lasciano sospesi tra la quiete e la tempesta. È un orgasmo sonoro dove tutto è studiato nel minimo dettaglio, merito non solo della cantante londinese che suona e canta come una dea, ma grazie anche a una band che non perde un solo colpo, dal primo all’ultimo secondo. C’è tutto questa sera: Maria Callas, Ennio Morricone, Pj Harvey, Siouxsie and the Banshees, Nina Simone, Nick Cave, Jimi Hendrix, David Bowie… Insomma, c’è tutta la musica che amiamo. Oscura, romantica, corrosiva e fatta di grandi contrasti. E al di là dei paragoni che la vogliono epigona di questa o quell’altra artista, anche stavolta Anna Calvi ha dimostrato di essere “semplicemente” Anna Calvi. Una volta per sempre. (L.D. / Redazione Musicletter.it / Roma, 24 febbraio 2014)



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