{"id":246,"date":"2011-05-31T21:42:03","date_gmt":"2011-05-31T21:42:03","guid":{"rendered":""},"modified":"2022-02-14T15:32:57","modified_gmt":"2022-02-14T14:32:57","slug":"intervista-ad-amerigo-verardi-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musicletter.it\/luca\/2011\/05\/31\/intervista-ad-amerigo-verardi-2011\/","title":{"rendered":"Intervista ad Amerigo Verardi (2011)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Alla stregua di personaggi come Federico Fiumani, Miro Sassolini, Cesare Basile, Paolo Benvegn\u00f9, Umberto Palazzo, Giancarlo Onorato e Moltheni, giusto per fare qualche nome, Amerigo Verardi \u00e8 una delle figure storiche e carismatiche della scena musicale indipendente italiana. Un musicista e un produttore che, nonostante tutto, \u00e8 ancora qui a scrivere, a suonare e a discutere di rock. Oggi come allora. Siamo partiti dai mitici Allison Run per arrivare a parlare della collaborazione con Marco Ancona e dei suoi nuovi progetti, tra cui un nuovo album da solista di prossima uscita. Il risultato \u00e8 questa lunga, sincera e appassionante intervista. Buona lettura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AMERIGO VERARDI<\/strong><br>Indipendenti si nasce di <em>Luca D\u2019Ambrosio<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"center\" title=\"amerigo-verardi-intervista-2011.jpg\" src=\"https:\/\/www.musicletter.it\/lucadambrosio\/fp-content\/images\/amerigo-verardi-intervista-2011.jpg\" alt=\"amerigo-verardi-intervista-2011.jpg\" width=\"538\" height=\"359\"><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Amerigo, innanzitutto grazie per la disponibilit\u00e0. Devo ammettere che le domande che vorrei farti sono talmente tante che non saprei da dove iniziare. Ad ogni modo cercher\u00f2 di mettere in ordine i miei pensieri seguendo un percorso pi\u00f9 o meno cronologico. Pertanto, partir\u00f2 dall\u2019inizio della tua carriera. Forse non tutti sanno, soprattutto i giovanissimi, chi erano gli Allison Run, quando e come sono nati. Ti va di dirci qualcosa, anche correndo il rischio di essere ripetitivi?<\/strong><br>Gli Allison Run sono stati il primo gruppo che ho messo insieme, basandomi sul forte desiderio di collaborare con Alessandro Saviozzi e Mimo Rash che erano rispettivamente chitarrista e batterista di una band punk\/new wave che mi piaceva da morire, i TRASH, brindisini come me, e che come me si erano da poco trasferiti a Bologna. Poi, sempre a Bologna, ho conosciuto un altro ventenne talentuoso, Umberto Palazzo, che con il suo modo di suonare e di essere mi ha aiutato a introdurmi in modo pi\u00f9 sofisticato nelle trame della scena indie dei primi anni \u201880. Umberto ha collaborato con gli Allison fino a pochi mesi prima delle registrazioni di \u201cAll those cats\u201d nel 1986, e poi rientr\u00f2 nella band come bassista alla fine del 1988. Siamo stati fortunati fin dall\u2019inizio, perch\u00e8 cominciammo a ricevere i primi lusinghieri commenti al nostro progetto gi\u00e0 dopo l\u2019uscita del primo disco. Da quello che si diceva in giro, gli Allison erano uno dei migliori gruppi italiani, pur appartenendo a un movimento musicale di chiara matrice anglosassone, la cosiddetta Nuova Psichedelia. Io ero sorpreso in particolare dagli apprezzamenti sul mio modo di scrivere canzoni, era una cosa fantastica ricevere simili complimenti, credo di essere cresciuto molto come autore anche grazie all\u2019attenzione che mi \u00e8 stata riservata fin da principio. \u00c8 stimolante, oltre che gratificante, e tutti i musicisti di talento meriterebbero di ricevere quello che ho ricevuto anch\u2019io, semplicemente per poter essere messi nelle condizioni di offrire il meglio di s\u00e8. E comunque non c\u2019ero solo io negli Allison Run. \u00c8 proprio vero che eravamo un buon gruppo, almeno per come lo intendo io ancora adesso un gruppo. Creativit\u00e0, gioco, sperimentazione, amicizia, complicit\u00e0\u2026 Insomma, una buonissima alchimia. Credo che in quegli anni incarnassimo un\u2019idea di creativit\u00e0 e libert\u00e0 assoluta che si sposavano all\u2019inquietudine post-adolescenziale, e a mio parere attraverso la musica e il nostro modo di essere riuscivamo quasi sempre a comunicare un senso di grande positivit\u00e0. Ci mancava un po\u2019 di organizzazione, avremmo certamente beneficiato della presenza di un manager in gamba, o comunque una figura esterna in grado di direzionare meglio le nostre grandi energie. Pur non essendo degli stupidi, alcune cose proprio ci sfuggivano o per pigrizia non intendevamo affatto occuparcene. I pezzi molto spesso non venivano nemmeno depositati in SIAE, firmavamo contratti senza minimamente preoccuparci di difendere i nostri diritti presenti e futuri, facevamo dischi con chiunque ci proponeva di farlo malgrado fossimo gi\u00e0 sotto contratto. Roba impensabile, oggi. Musicalmente, per\u00f2, eravamo molto pi\u00f9 consapevoli, e sapevamo riconoscere il nostro valore artistico anche rispetto a cose che facevano altri colleghi e amici. Erano anni in cui la scena indipendente pubblicava perlopi\u00f9 dischi mal prodotti, mentre con gli Allison Run lavoravamo proprio sul fronte opposto, trascorrevamo molte ore in sala prove a suonare e soprattutto registrare su multitraccia, e questo in qualche modo ci ha distinto e anche premiati, come quando ricevemmo un riconoscimento come miglior autoproduzione italiana del 1990 con l\u2019album \u201cGod was completely deaf\u201d, il nostro lavoro pi\u00f9 significativo. E poi, essere considerati persino in Inghilterra non era cosa da tutti.<\/p><p><strong>\u201cAll those cats in the kitchen\u201d fu il vostro primo mini LP e usc\u00ec, se non vado errato, nel 1987. Un disco molto apprezzato dalla critica italiana ma appunto anche da quella inglese. Che ricordi hai di quel primo lavoro? <\/strong><br>Non tantissimi. Dovresti parlare con Mimo per avere pi\u00f9 dati. Ricordo un buffo disegno di Umberto Palazzo in cui mi spiegava come suonare una sua intrigante parte di chitarra su \u201cYellowish\u201d, non potendo esserci lui stesso a suonarla. Ricordo un mio viaggio-blitz in macchina da Bologna a Brindisi per remixare \u201cTrain to London\u201d, uno dei brani del disco che non mi faceva dormire la notte a causa di un mixaggio insoddisfacente. Poi mi viene in mente uno degli episodi iniziali pi\u00f9 gratificanti, appena dopo l\u2019uscita di \u201cAll those cats\u201d uno speaker su Radio Rai 1 che defin\u00ec \u201csorprendente\u201d e \u201cinternazionale\u201d il nostro suono e le nostre canzoni\u2026 E comunque, per chi dovesse essere interessato alla cosa, in una lunga intervista pubblicata sul bel libro di Roberto Calabr\u00f2 \u201cEighties colours\u201d racconto, tra le altre cose riguardanti gli Allison, altre impressioni su quel disco e sul modo in cui fu registrato.<\/p><p><strong>Come mai quel titolo?<\/strong><br>Mmm\u2026 Vatti a ricordare. Di preciso non potrei dirtelo, ma sono abbastanza sicuro che avesse qualcosa a che fare con il vedere cose intorno che in realt\u00e0 non ci sono.<\/p><p><strong>Un EP per la Vox Pop, esattamente nel 1988, \u201cGod was completely deaf\u201d nel 1989 e, poi , nel 1990 la fine artistica degli Allison Run. Accadde tutto cos\u00ec velocemente. Quali furono le cause dello scioglimento del gruppo? <\/strong><br>Onestamente devo ammettere che qualche tempo dopo l\u2019uscita di \u201cGod was\u2026\u201d mi stavo comportando in modo vagamente autistico, a posteriori \u00e8 pi\u00f9 semplice rendersene conto. Non riuscivo pi\u00f9 a capire le esigenze altrui ed empatizzavo poco con chiunque. Umberto dal canto suo faceva delle pressioni per farci svegliare dal trip psichedelico e renderci un gruppo pi\u00f9 attuale e che prendesse in considerazione, reinterpretandole, le correnti musicali del momento. Una direzione che in quei giorni non eravamo sicuramente in grado di seguire con coscienza e convinzione. Alessandro probabilmente era arrivato a un punto di saturazione assoluta, e non sopportava pi\u00f9 n\u00e8 me n\u00e8 le dinamiche che si erano create con il rientro di Umberto nel gruppo, e quindi ci aveva lasciato definitivamente. Per me fu una cosa molto triste, anche se non lo davo a vedere. Era il mio amico del cuore, e si allontanava anche per causa mia. Poi, come ciliegina sulla torta, un possibile contratto con un\u2019etichetta major era svanito nel nulla dopo contatti durati per pi\u00f9 di un anno. Tutto questo penso sia abbastanza per far sciogliere qualsiasi band.<\/p><p><strong>La musica degli Allison Run era carica di psichedelia ma anche piena zeppa di motivetti sixties e di riferimenti new wave. Una band dal sound ben riconoscibile che, ancora oggi, vanta un numero considerevole di estimatori. Insomma: quanto pesa, nel bene e nel male, il ricordo degli Allison Run nella vita e nell\u2019attivit\u00e0 musicale, di oggi, di Amerigo Verardi? <\/strong><br>Io sono cresciuto con quella band, \u00e8 stato il primo progetto a cui mi sono dedicato con grande impegno e passione. Non si tratta solo di ricordi, ma di un\u2019esperienza irripetibile sotto il profilo sia musicale che umano, un\u2019esperienza che ho dentro, che fa parte di me. In tutto quello che ho fatto e che faccio tuttora con la musica c\u2019\u00e8 anche un pezzo di Allison Run, senza dubbio. Ci sono frammenti di quegli anni ovunque. Pensa che mi porto ancora dietro un piccolo tic che mi ha passato Alessandro (<em>ndr, tic che non ci \u00e8 dato di sapere<\/em>).<\/p><p><strong>C\u2019\u00e8 qualcosa che ti manca di allora?<\/strong><br>Non saprei. Sono una persona che forse \u00e8 sempre troppo coinvolta dal presente, e sono sempre stato cos\u00ec. \u00c8 difficile che mi convinca di sentire la mancanza di qualcosa o qualcuno. Certo, ogni tanto sento che non ho pi\u00f9 quella spensieratezza dei vent\u2019anni, ma non \u00e8 nostalgia, non rivoglio niente indietro. \u00c8 solo la constatazione che non ho pi\u00f9 grandi quantit\u00e0 di quel tipo di cosa. La nostalgia\u2026 \u00c8 una bella parola, suona bene. Probabilmente qualcosa dentro di me lavora per evitarla, perch\u00e9 ho quest\u2019idea della nostalgia come di un sentimento che mi rende poco propositivo sia verso me stesso che verso gli altri. Forse da vecchio sentir\u00f2 di pi\u00f9 la mancanza di tante cose vissute, probabilmente sar\u00f2 pi\u00f9 permeabile e indifeso. Se penso a una \u201cmancanza\u201d o a una nostalgia, in ogni caso, il pensiero non va agli Allison malgrado li abbia amati moltissimo, ma vola naturalmente verso mio padre e la mia nonna materna.<\/p><p><strong>Julian Cope, Syd Barrett e Robyn Hitchcock: questi i principali riferimenti che sono stati fatti negli anni parlando della tua personalit\u00e0 artistica e della tua musica. Sinceramente, quanto ti senti vicino a questi personaggi e quanto hanno realmente influenzato la tua musica? <\/strong><br>Lennon, Barrett, i Rolling Stones, Bowie, Lucio Battisti, Lou Reed, i primi Cure, i Television\u2026 Ho ascoltato e ancora ascolto tutto ci\u00f2. \u00c8 stata la mia scuola naturale, mi sono sentito sempre vicino a quel modo di interpretare il pop. A 14 anni ascoltavo l\u2019Album Bianco e pensavo \u201cMmm\u2026 MARTHA MY DEAR non la posso scrivere, ma HAPPINESS IS A WARM GUN ci potrei provare, s\u00ec\u2026 \u201cAh ah ah!\u201d (ndr, sorride) Capisci che stronzetto? Ero cos\u00ec con i miei Maestri! Sai, credo sia essenziale crederci e provarci. Sempre. Senza presunzione, possibilmente. Sapendo di avere sempre da imparare e da scoprire. Da Barrett credo di aver appreso che tutto \u00e8 possibile se hai la mente aperta e ricettiva, e se lasci naturalmente convivere ci\u00f2 che vivi con ci\u00f2 che suoni. Nessun limite alla creativit\u00e0 e all\u2019espressione, dipende solo da te. Ne sono tuttora convinto. Montagne di jazz e musica etnica nordafricana e asiatica da sempre mi permettono di viaggiare ben oltre i confini del rock ed esplorare differenti stati psicofisici. Dei Rolling Stones degli anni \u201860 amavo quella sfacciataggine e quell\u2019oscurit\u00e0 che accompagnava sempre ogni loro mossa, riflettendosi naturalmente nella musica che creavano. Brian Jones \u00e8 stato il mio primo, vero mito musicale. Due anni fa sono stato nel villaggio di Joujouka, nel Nord del Marocco, dove Brian Jones aveva registrato nel 1968 i suoni catartici dei flauti, dei rhaitas e dei tamburi dei Master Musicians of Joujouka. Una musica di una purezza tale che non mi \u00e8 facile parlarne. Suoni reiterati, ciclici, che creano una condizione di trance a chi suona e a chi ascolta. Un\u2019atmosfera di pura magia. E con Anita Pallenberg l\u00ec presente che in perfetto italiano prova a smorzare quella magia con il suo cinismo proverbiale, e mi sorprende concedendomi l\u2019onore di qualche confidenza non richiesta, tipo \u201cBrian non era inizialmente molto interessato a questa roba, \u00e8 stato portato quasi di forza in questo villaggio perch\u00e9 era diventato troppo paranoico e io e Keith non lo stavamo pi\u00f9 sopportando, volevamo togliercelo di torno facendogli fare qualcosa che potesse aiutarlo, catturando la sua attenzione. Lui stava qui con i suoi registratori, e noi ce la siamo svignata\u201d. Ecco come si prova a smontare un mito, in perfetto stile Anita. Che donna!<\/p><p><strong>A proposito di influenze e di riferimenti musicali, mi dici quali sono i tuoi cinque album da isola deserta che ti vengono in mente in questo preciso momento? Non prenderla eccessivamente sul serio perch\u00e9, come al solito, \u00e8 semplicemente un gioco tra appassionati. <\/strong><br>\u201cIn a silent way\u201d di Miles Davis, \u201cImidiwan\u201d dei Tinariwen, \u201cElectric Ladyland\u201d di Jimi Hendrix, \u201cThe end of the game\u201d di Peter Green, \u201c666\u201d degli Aphrodite\u2019s Child. Ma se la domanda fosse comodamente aggiornata all\u2019era degli mp3, sull\u2019isola stai certo che mi porterei tutta la discografia della Impulse Records! (ndr, sorride)<\/p><p><strong>Ultimamente, invece, quali novit\u00e0 discografiche hai apprezzato particolarmente pi\u00f9 di ogni altra?<\/strong><br>A parte i Tinariwen, non mi viene in mente nessuna novit\u00e0 eclatante in campo discografico internazionale che mi abbia veramente messo KO. Sono sicuro che ci sono una miriade di cose interessanti e anche innovative in giro, ma non \u00e8 che sto tutto il giorno a controllare. Sono pi\u00f9 interessato a ci\u00f2 che succede in Italia, per la verit\u00e0. Ascoltare Edda per me \u00e8 infinitamente pi\u00f9 coinvolgente e ha in generale pi\u00f9 senso che ascoltare le tronfie produzioni inglesi alla Muse, per intenderci. Non li reggo. E poi c\u2019\u00e8 \u201cA sangue freddo\u201d del Teatro degli Orrori, che mi ha fatto davvero un\u2019ottima impressione. E qualche anno fa ho comprato \u201cVago svanendo\u201d di John De Leo, che mi \u00e8 piaciuto tantissimo. John ha fatto uno dei pi\u00f9 bei concerti a cui ho assistito in questi ultimi anni. Veramente un fuoriclasse, sono certo che prima o poi il suo talento verr\u00e0 apprezzato anche e soprattutto in Europa. Glielo auguro di cuore.<\/p><p><strong>Facciamo nuovamente un passo indietro. Ricordo che, quando comprai la compilation \u201cUnion\u201d, tra tutti i brani presenti nel disco, quello che mi colp\u00ec gi\u00e0 dal primo ascolto fu il vostro; rimasi affascinato dalla vostra versione de \u201cLa Fata\u201d di Edoardo Bennato. Bellissima! Ancora oggi. Perch\u00e9 sceglieste quel brano? Raccontaci qualcosa di particolare che, forse, non hai mai detto a nessuno. <\/strong><br>\u201cBurattino senza fili\u201d l\u2019ho comprato quando avevo meno di 12 anni, ed \u00e8 stato il primo album italiano di cui mi sono innamorato. Bennato \u00e8 stato uno dei pochi veri rock\u2019n&#8217;roller in Italia, uno dei pochi a poter riprodurre QUEL sound. Gli piacque molto la nostra versione, o almeno cos\u00ec ci disse. Lo incontrammo al Primo Maggio in Piazza S. Giovanni a Roma nel 1990. Quella sera avremmo dovuto suonarla insieme, \u201cLa fata\u201d. In principio il festival sarebbe dovuto essere incentrato su nuove band indipendenti e con la speciale partecipazione di pochi big come appunto Bennato. Mi sembra ci fosse anche Franco Battiato, e poi i Litfiba. Gli Allison Run avrebbero dovuto suonare due pezzi dal vivo, cos\u00ec come tanti altri gruppi. Poi, man mano che le case discografiche pi\u00f9 grosse si resero conto di stare a perdere un importante treno promozionale, la situazione precipit\u00f2 in modo radicale e squallido. Le major, dall\u2019alto del loro magnifico potere stile \u201cIl Padrino\u201d, cominciarono a IMPORRE alcuni dei loro nomi pi\u00f9 grossi allora in classifica o in promozione. Divent\u00f2 un baraccone senza capo n\u00e8 coda, che aveva completamente smarrito il suo spirito iniziale. E l\u2019aspetto peggiore di questa triste manipolazione dell\u2019evento fu che a noi, come anche agli altri gruppi indie coinvolti, fu imposto di partecipare con una sola canzone e per di pi\u00f9 eseguita con la base in playback. Noi mimammo \u201cLa fata\u201d, appunto. Avremmo dovuto rinunciarci e basta, a quel punto mi sono sentito un vero idiota. Vabb\u00e8, and\u00f2 cos\u00ec, chi se ne importa. Adesso il Primo Maggio a Roma ha acquisito tutto un altro senso e un\u2019altra vita, mi sembra.<\/p><p><strong>Che tipo di rapporto hai avuto e hai con la musica italiana?<\/strong><br>Quando ero adolescente non ascoltavo molta musica italiana. Sai, quando sei perso con i vari Stones, Beatles, Hendrix, Who e via discorrendo, non \u00e8 facile trovare riferimenti adeguati nella musica prodotta qui da noi. Ho sempre amato il blues e il jazz e tutte le relative derivazioni. I Doors mi davano letteralmente delle allucinazioni, e prima di poter provare qualcosa di analogo nei confronti di artisti nostrani, \u00e8 dovuto passare del tempo. L\u2019equilibrio si \u00e8 ristabilito quando mi sono perso per Lucio Battisti, quando ho ascoltato appunto \u201cBurattino senza fili\u201d e poi \u201cArbeit macht frei\u201d degli Area, quando nel 1979 ho comprato il primo album solista di Mauro Pagani che per me \u00e8 un assoluto capolavoro, e quando Faust\u2019O con i suoi primi tre dischi mi ha fatto capire che la nostra lingua poteva essere serrata, tagliente e modernissima anche alle prese con uno stile musicale pi\u00f9 ritmico e influenzato dalla new wave. Mi piace ascoltare i testi che si muovono in simbiosi con la musica e con quello che c\u2019\u00e8 intorno. Da molti anni, ormai, trovo che la nostra musica sia estremamente valida e competitiva a livello internazionale anche in ambiti di rock oltre che di canzone d\u2019autore in genere. Scopro sempre pi\u00f9 spesso molta musica di spessore prodotta nel nostro Paese. E poi abbiamo musicisti di prim\u2019ordine in fatto di gusto, fantasia e tecnica. In Italia Giovanni Ferrario \u00e8 quasi un signor nessuno. Per me \u00e8 un grande chitarrista, e in assoluto \u00e8 lui il miglior produttore di rock italiano indipendente. Ma anche per PJ Harvey evidentemente \u00e8 un musicista di serie A, visto che gli ha chiesto pi\u00f9 di una collaborazione in studio e dal vivo. I Leitmotiv, gruppo della provincia di Taranto con cui ho avuto il privilegio di collaborare, fanno grandi concerti, vincono il Festival del Mediterraneo e vengono apprezzati in Europa dell\u2019Est e anche in Spagna, mentre qui da noi non trovano nemmeno uno straccio di etichetta n\u00e8 un\u2019agenzia di booking che abbia voglia di lavorare con loro. Come si fa a non deprimersi? Non c\u2019\u00e8 niente da fare, non riusciamo a valorizzare tutto il nostro potenziale, e forse \u00e8 anche un po\u2019 il pubblico indie-rock stesso che sembra aver smarrito la voglia di scoprire cose nuove e in generale la capacit\u00e0 di provare curiosit\u00e0 e stupore. E in pi\u00f9 siamo anche bloccati da politiche sociali minatorie, regolamentazioni SIAE a dir poco misteriose, e infami tagli sullo Spettacolo. Tutte cose che meriterebbero come risposta una ragionevole rivoluzione armata. Battute a parte, credo sia tempo per una sana, totale autarchia artistica.<\/p><p><strong>Domanda lunga e da cento milioni di euro (ndr, sorridiamo). Hai sempre avuto il pallino per i progetti paralleli o, comunque, la voglia di sperimentare nuove strade e nuovi percorsi musicali utilizzando, spesso e volentieri, nomi e sigle diverse. Se non ricordo male, infatti, gi\u00e0 mentre suonavi con gli Allison Run portavi avanti un altro progetto, i Betty\u2019s Blues, che per\u00f2 dur\u00f2 giusto il tempo di un EP. Poi cu fu l\u2019incontro con la Cyclope Records di Francesco Virlinzi che segn\u00f2, in qualche modo, l\u2019inizio della tua attivit\u00e0 da solista, prima con \u201cMorgan\u201d (1993) e poi con \u201cCremlino e coca\u201d (1997). Poi vennero due album siglati Lula (\u201cDa Dentro\u201d del 1993 e \u201cLula\u201d del 1999) , \u201cNessuno \u00e8 innocente\u201d (2003) a nome Lotus e \u201cThe dregs of a nation\u201d (2004) come The Freex , fino ad arrivare agli attuali progetti firmati Amerigo Verardi e Marco Ancona. Bene, da dove nascono questi continui cambiamenti di \u201cidentit\u00e0\u201d e questa continua ricerca musicale? Cosa cerca Amerigo Verardi nel rock? <\/strong><br>Cerco da sempre un tipo di soddisfazione che non riuscirei a definire in maniera esauriente con le parole. Cerco e basta. <em>(ndr, risposta da cento milioni di euro)<\/em><\/p><p><strong>Tra tutti i progetti elencati, a quale sei particolarmente e inconsciamente legato?<\/strong><br>Sono tutti progetti che ho amato realizzare, a cui ho dedicato una parte della mia vita. Erano ci\u00f2 che desideravo fare nel momento in cui li portavo avanti. Con ognuna delle persone che hanno condiviso con me quei progetti ho avuto un rapporto di grande vicinanza empatica. Forse i Freex, un duo formato da me e Silvio Trisciuzzi, hanno rappresentato il culmine di questo tipo di sintonia tra me e altri musicisti. \u00c8 un paradosso, se pensi che di questo progetto \u00e8 stato pubblicato solo un singolo brano. Per quello che mi riguarda, con Silvio ho prodotto della musica semplicemente fantastica.<\/p><p><strong>Preferisci cantare in italiano o in inglese? Oppure per te non c\u2019\u00e8 alcuna differenza? <\/strong><br>Mi piace scrivere qualche volta anche in inglese. Ma preferisco di gran lunga scrivere e cantare in italiano. Diversamente, mi sarei gi\u00e0 da tempo trasferito a Londra o in California.<\/p><p><strong>Non sei soltanto un cantautore ma anche un produttore artistico. Penso, per esempio, a dischi cult italiani come il \u201cSussidiario illustrato della giovinezza\u201d dei Baustelle e \u201cLa verit\u00e0 sul tennis\u201d dei Virginiana Miller, e altri ancora. Mi dici cosa ti entusiasma di quest\u2019altra attivit\u00e0 rispetto a quella di musicista?<\/strong><br>Entrare in una sfera di pensiero totalmente differente dalla mia, ed empatizzare con quella di altri fino a diventarne una parte complementare. Mi sento felice quando queste mie proiezioni aiutano a creare una certa magia intorno, quando aiutano ad ampliare e completare un certo lavorio creativo su un progetto. Nel mio piccolo, mi piace contribuire al diffondersi della bellezza in senso lato. E, malgrado le difficolt\u00e0 oggettive, sono davvero fortunato a pensare di potermi guadagnare da vivere cos\u00ec.<\/p><p><strong>Assieme a personaggi come Federico Fiumani, Miro Sassolini, Cesare Basile, Paolo Benvegn\u00f9 e Moltheni, cos\u00ec giusto per fare qualche nome e un salto nel passato, Amerigo Verardi \u00e8 una della figure storiche e carismatiche della scena musicale indipendente italiana. Come ci si sente in questa veste di incorruttibile divulgatore di rock e come si fa ad andare avanti cos\u00ec tenacemente resistendo alle \u201cintemperie\u201d della vita artistica? <\/strong><br>Occupandoti di ci\u00f2 che ami e che vuoi veramente fare, ed evitando accuratamente di pensare a tutto quello che hai appena citato.<\/p><p><strong>Vivi pi\u00f9 o meno interrottamente la musica rock fin dagli anni \u201980. Raccontami le cose che hai visto cambiare, in peggio e in meglio, in tutti questi anni, anche dal punto di vista della critica musicale. <\/strong><br>Non saprei da dove cominciare, la domanda \u00e8 troppo complessa e ci vorrebbe un libro e anche uno scrittore che abbia voglia di scriverlo per raccontare qualcosa di apparentemente sensato ed esauriente. Io sarei forse pi\u00f9 adatto a raccontare il mio punto di vista su cosa \u00e8 cambiato dentro di me. Ma questo non ha molto a che vedere con il rock.<\/p><p><strong>Quale consiglio daresti a un giovane che sta muovendo i suoi primi passi nella musica indipendente e rock?<\/strong><br>Di suonare quello che suona con il pi\u00f9 alto senso del divertimento. E di cercare magari di guardare indietro e capire cosa hanno cercato i Maestri di questo genere musicale e perch\u00e9.<\/p><p><strong>Dal punto di vista sociale e politico, invece, cos\u2019\u00e8 cambiato in meglio e in peggio in Italia?<\/strong><br>C\u2019\u00e8 proprio bisogno che lo dica io? Vuoi sentirmi dire, come ho gi\u00e0 pi\u00f9 volte detto e come tanti hanno gi\u00e0 detto, che l\u2019Italia puzza sempre di pi\u00f9 di corruzione, di corrotti, di fascismo vecchio e nuovo, di mafia vecchia e nuova, di ignoranza becera, di sterilit\u00e0 intellettuale, di indifferenza e di volgarit\u00e0? C\u2019\u00e8 bisogno che lo dica io che il sig. B. (ndr, chi sar\u00e0 mai?) e i suoi lacch\u00e8 si presentano agli occhi della gente onesta come un\u2019associazione a delinquere autolegalizzata? E quella che viene chiamata \u201cOpposizione\u201d non l\u2019ha gi\u00e0 qualificata a suo tempo alla perfezione Nanni Moretti? Mi dispiace profondamente per tutta la gente in gamba, e ce n\u2019\u00e8 tanta, che \u00e8 costretta a subire la meschinit\u00e0 progressiva della parte peggiore di questo Paese e della spregevole classe politica che degnamente la rappresenta. Sono angosciato per tutta le persone intelligenti, sensibili e capaci che non riescono a trovare un lavoro adeguato alle proprie qualit\u00e0 umane e professionali. Sono addolorato per le famiglie dei lavoratori in cassa integrazione o alle soglie del licenziamento. Anche se devo ammettere che a volte mi soffermo a pensare a coloro che hanno avuto il coraggio e la spregiudicatezza di votare e sostenere negli anni questa nuova classe politica. Chi ha permesso al sig. B. e alla sua rozza e spietata idea di capitalismo e di cianfrusaglie di entrare nelle nostre case? Non sono stati solo i ricchi, i potenti e i privilegiati, ma \u2013 ed \u00e8 questo che mi fa un po\u2019 star male &#8211; anche la gente cosiddetta \u201csemplice\u201d, le casalinghe, i pensionati, gli studenti, gli operai, i cattolici\u2026 sono stati anche loro a votare e lodare questo arrogante psicopatico che da pi\u00f9 di 15 anni sevizia l\u2019Italia, la nostra cultura, la nostra intelligenza, la nostra Costituzione. E sono stati anche un bel po\u2019 di ex-comunisti delusi, molti ora neo-imprenditorini convinti, a mischiarsi tra i rampanti di \u201cForza Italia\u201d, e io ho avuto negli anni la possibilit\u00e0 di incontrarne parecchi. Adesso che il boomerang torner\u00e0 violentemente al mittente, perch\u00e9 sta succedendo esattamente questo, pochi si assumeranno la responsabilit\u00e0 morale di questo asservimento, di questa dissennata fiducia-adorazione per il potente dei potenti. Ognuno di noi avr\u00e0 da riflettere sulle relative conseguenze di una scelta cos\u00ec stupida e illusoria, tanto da risultare una sciagura per tutti, indistintamente. Siamo un popolo stordito e indebolito da montagne di menzogne, robaccia televisiva, insulti di ignoranti leghisti e lezioni morali da cocainomani e delinquenti comuni mascherati da politici, proclami circensi e illusioni da quattro soldi. Napoli rappresenta una metafora nazionale. Come facciamo a non vedere e sentire tutta la spazzatura che ci ricopre?<\/p><p><strong>Chiudiamo questa triste parentesi italiana e torniamo a parlare di musica. Prima accennavo al tuo attuale progetto con Marco Ancona. Com\u2019\u00e8 nata questa collaborazione, quali sono i progetti finora realizzati e, in linea generale, come sta andando?<\/strong><br>Il progetto con Marco nasce dall\u2019idea di fare una data in acustico. Ma dico proprio una, in un locale vicino Lecce. Durante le prove ci siamo impegnati e anche divertiti. \u00c8 venuto fuori un suono, e poi non volevamo pi\u00f9 smettere di suonare e organizzarci concerti. Ne abbiamo fatti quasi un centinaio in tutta Italia. Abbiamo stampato un album registrato dal vivo e lo abbiamo chiamato BOOTLEG. Abbiamo avuto recensioni su tutti i giornali e le webzine nazionali. Abbiamo vinto il Premio PIMI-MEI come migliore autoproduzione dell\u2019anno. Nel fare tutto ci\u00f2 non abbiamo avuto nessuno alle spalle, n\u00e9 etichette n\u00e9 ufficio stampa, ed \u00e8 stata una vera boccata d\u2019aria. Credo che la storia di questo progetto possa esprimere abbastanza fieramente e senza ambiguit\u00e0 un concetto ampiamente verificabile di indipendenza. Autarchia, appunto. E questo naturalmente senza scendere nel dettaglio della qualit\u00e0 artistica dei singoli progetti. Per ci\u00f2 che ci riguarda, a settembre pubblicheremo un album registrato e autoprodotto nello studio di Marco. Con noi hanno collaborato il batterista dei Fonokit Paolo Provenzano e il tastierista de Il Genio Gianluca De Rubertis. Lavoreremo con un\u2019etichetta salentina, la Lobello Records, creata da un musicista che \u00e8 anche nostro amico, e con un team interamente basato su realt\u00e0 e talenti locali. Non sono mai stato campanilista, non \u00e8 nella mia indole, ma sono convinto \u2013 come molti pugliesi \u2013 che un certo senso di riscatto nazionale possa partire anche e soprattutto dal forte carattere e dal talento della gente del Sud.<\/p><p><strong>Ci sono altri musicisti con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?<\/strong><br>L\u2019elenco sarebbe spropositato.<\/p><p><strong>Cos\u2019altro bolle in pentola?<\/strong><br>Un mio album da solista. Poi una colonna sonora per un cortometraggio e un nuovo progetto con una band che sto cercando di assemblare.<\/p><p><strong>\u201cRiesumare\u201d gli Allison Run, no, eh?<\/strong><br>Faccio il musicista, non il becchino (<em>nrd, ridiamo<\/em>). Ti dico la verit\u00e0: al momento non mi sento n\u00e9 abbastanza famoso n\u00e9 abbastanza annoiato per pensare a una reunion. Un giorno, chiss\u00e0\u2026<\/p><p><strong>Com\u2019\u00e8 la tua vita di tutti i giorni? Voglio dire, oltre la musica, cos\u2019altro ti piace fare? <\/strong><br>Mi piacciono davvero un sacco di cose, e per questo motivo cerco di farne il meno possibile.<\/p><p><strong>Complimenti per la musica che ci hai dato e che ci continuerai a dare e, naturalmente, grazie per averci concesso l\u2019intervista. <\/strong><br>Ma grazie a te, accidenti!<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>ML &#8211; UPDATE N. 78 (2011-06-02)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3YPMIJEbYKk\" width=\"540\" height=\"340\" frameborder=\"0\">\nallowfullscreen&gt;<\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amerigo Verardi \u00e8 una delle figure storiche e carismatiche della scena musicale indipendente italiana. 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