Domenica, 24 Ottobre 2010

Moltheni - Intervista (2007)

Moltheni - Intervista (2007)
Dopo due lavori prettamente rock come “Natura In Replay” (1999) e “Fiducia Nel Nulla Migliore” (2001), realizzati per la Cyclope Records del grande Francesco Virlinzi, e una partecipazione al Festival di Sanremo nel 2000 con il brano “Nutriente”, la carriera di Umberto Giardini (alias Moltheni) è segnata improvvisamente dalla scomparsa dell’amico Francesco che decreterà anche la fine dell’etichetta catanese Cyclope Records. Così, dopo un lungo periodo di riflessione durato quattro anni, con in mezzo un album mai pubblicato (”Forma Mentis”), nel 2005 il cantautore, nato a Sant’ Elpidio a Mare, si rimette in gioco con “Splendore Terrore”, un disco indipendente che sancisce la sua maturità artistica attraverso composizioni intense ma allo stesso tempo scheletriche. L’anno successivo è la volta di “Toilette Memoria” (2006) che, invece, lascia trapelare una latente vivacità che nel 2007 si assottiglia notevolmente attraverso le note di “Io Non Sono Come Te”, mini fatica dai toni bucolici che mette in risalto il carattere di un compositore schivo, intimista e decisamente fuori dal coro…

Umberto, te la senti di riassumere in poche righe i momenti più significativi, belli e brutti che siano, della tua evoluzione artistica?
Il momento più bello è stato quando al mio esordio cercai il mio CD nei negozi e di fatto lo vidi… Ero felicissimo. Il momento più brutto invece è stato di sicuro quando è scomparso Francesco Virlinzi. Il vuoto lasciato da Francesco è rimasto incolmabile un po’ per tutti, anche per la discografia italiana in genere.

Quando nel 1991 comprai l’esordio dei Flor De Mal, uscito appunto per la Cyclope Records di Catania, mi resi subito conto che Francesco Virlinzi stavo osando qualcosa in più. Tu che l’hai conosciuto molto bene, cosa ha perso il nostro ambiente musicale con la sua scomparsa?
La realtà musicale italiana ha perso moltissimo con la scomparsa di Francesco Virlinzi, non solo per un discorso diplomatico che lo vedeva comunicare con le Major in maniera umana, riuscendo a farle ragionare, ma anche per quel grande buon gusto che dava la possibilità ai nuovi progetti di esprimersi come volevano, uscire cioè discograficamente solo ed esclusivamente per le proprie qualità.

Credo che non sia stato affatto facile ripartire da zero dopo la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2000, un album (“Fiducia Nel Nulla Migliore”) registrato negli Stati Uniti e prodotto dall’ex produttore dei R.E.M. Jefferson Holte e, soprattutto, dopo la chiusura della Cyclope Records la cui distribuzione era curata dalla Sony BMG…
Sì è stato molto difficile, difficilissimo, ma superato l’ostacolo di liberarmi della BMG è stato tutto molto più semplice.

Successivamente ci fu anche la delusione di un tuo album (“Forma Mentis”) “snobbato”…
Sì, anche se delusione è un termine un po’ esagerato per descrivere il mio stato d’animo di quel periodo. Sapevo che le persone con cui stavo avendo un approccio di lavoro erano inaffidabili, pertanto la delusione è stata molto relativa.

Prima di parlare del tuo ultimo lavoro, “Io Non Sono Come Te”, recensito proprio su queste pagine nel numero precedente, vorrei parlare di “Splendore Terrore”, lavoro del 2005 che ha decretato innanzitutto il sodalizio tra La Tempesta dei Tre Allegri Ragazzi Morti e Moltheni. Come è avvenuto l’incontro con Davide Toffolo & Co. e quali sono state le prime cose che vi siete detti all’inizio della collaborazione?
L’approccio iniziale in realtà è stato con Enrico Molteni, durante un live dei Tortoise a Ferrara. È stato tutto molto genuino; ci siamo parlati e stretti la mano. Fu come una parola d’onore tra due persone serie e decise di lavorare insieme, tutto qua… Poche settimane dopo, si era già a buon punto, fino alla registrazione dell’album qualche mese dopo.

Ho letto da qualche parte che “Splendore Terrore” è stato pensato e realizzato in poco tempo. Sono convinto però che per fare un album così intenso, al di là dell’ispirazione, bisogna avere le idee ben chiare…
Può darsi, io le ho sempre molto chiare le cose in testa che debbo poi realizzare. È anche vero, però, che la grossa ispirazione che avevo in quei giorni ha fatto da buona consigliera, fu registrato tutto in brevissimo tempo.

Con “Splendore Terrore” esce fuori un Moltheni che si muove tranquillamente tra composizioni strumentali e canzoni evocative, piene di pathos e capaci di sintetizzare splendidamente le amarezze della vita…
Non lo so. A me appare tutto molto semplicemente naturale… È Moltheni

Poi “Splendore Terrore” è anche l’album che segna la tua maturità artistica e che toglie ogni dubbio a tutti coloro che ti hanno sempre paragonato a Manuel Agnelli…
Probabile, con “Splendore Terrore” mi sono sentito veramente io. Mi sono guardato allo specchio e mi sono finalmente riconosciuto. Per ciò che riguarda i paragoni, lasciano sempre il tempo che trovano, è anche vero che senza i paragoni molti giornalisti o addetti alla musica sarebbero persi e senza più riferimenti, quindi, tanto vale leggerli e riderci su.

Ascoltando “Toilette Memoria” ho avvertito invece una misurata e latente vivacità sia nelle ritmiche che nei testi. È solo la mia impressione?
No, è di fatto un album più luminoso; è anche vero però che nelle mie composizioni la luce e la giocosità di alcuni episodi, va vista e interpretata in un’ottica diversa rispetto ad album qualsiasi o a progetti pop. È la melanconia l’ingrediente che, in un modo o nell’altro, stende sempre un velo sottilissimo sopra le mie produzioni. È come una ragnatela invisibile che quando ci si avvicina, ci tocca, e qualcosa cambia.

Nell’album c’è anche un brano cantato da Franco Battiato. Come è nata la collaborazione e l’amicizia con l’artista siciliano?
L’amicizia con Franco è nata precedentemente alle registrazioni di “Toilette Memoria”, esisteva già. La collaborazione è nata dall’idea di far cantare il brano a una voce fortemente evocativa. Il brano era perfetto per lui. Franco ha accettato subito. È bastata una telefonata.

Cosa ci puoi raccontare a proposito della tuo ultimo lavoro “Io Non Sono Come Te”? Come è nato il disco, dove è stato registrato?
Non ho nulla da raccontare; sono una manciata di dolci canzoni che rilassano e, come spesso accade, fanno pensare alla vita. È stato registrato da Giacomo Fiorenza a Bologna e due brani da Gigi Galmozzi a Milano, il tutto poi mixato in Svezia da Kalle Gustafsson.

Con questo EP si scorge un Moltheni dai toni decisamente più bucolici. Credi che il prossimo seguirà questa strada oppure è arrivato il momento di tirare fuori dal cassetto “Forma Mentis”, casomai riveduto e corretto?
Che dire, non mi faccio mai molte domande sulla strada da percorrere per il futuro. So di certo che questa è la mia strada e non la lascerò per vendere più dischi o per una visibilità maggiore che snaturi Moltheni. “Forma Mentis” è un album mai pubblicato e tale rimarrà. Ogni cosa è figlia del suo tempo, e il tempo di questo lavoro è passato. Non si può morire e rinascere, purtroppo o per fortuna, non si può.

Oramai i tuoi arrangiamenti sono un marchio di fabbrica e la tua voce è riconoscibilissima…
Può darsi, il tempo a volte aiuta anche in questo…

Raggiungere una propria identità artistica non è così facile…
No, non lo è affatto. Bisogna essere se stessi nel tempo, ed essere convinti di quello che si fa. Forse bisogna anche un po’ piacersi…

Se “Toilette Memoria” e “Splendore Terrore” erano titoli abbastanza criptici “Io Non Sono Come Te” è, al contrario, una intestazione decisamente lapalissiana. Da cosa sono scaturiti i titoli di questi tre album?
Non lo so bene. I titoli che attribuisco ai miei lavori rispecchiano i miei stati d’animo, è come un nome che dai a un figlio/a, in quel momento fai quella scelta, spesso solamente estetica. Dubito che dietro i titoli degli album ci siano pensieri profondi.

Tu che hai avuto l’occasione di vivere e vedere da vicino sia il mondo delle multinazionali che quello delle etichette indipendenti, pensi che tutto sommato sia meglio stare dalla parte delle piccole label e accontentarsi di andare in giro a fare concerti in piccoli club?
Decisamente quello che ci si guadagna è tantissimo. È pur vero che però dipende da come è fatto ognuno di noi. Da un punto di vista etico, credo che uscire per un etichetta indipendente sia molto più gratificante, ma credo anche che ci siano alcune Major che possano comportarsi onestamente e professionalmente, il problema è trovarle e instaurare un buon rapporto di lavoro con loro. Questo è molto difficile, almeno qui nell’estremo sud del continente.

Sta cambiando qualcosa nell’industria discografica oppure siamo al collasso in quanto la situazione è oramai irreversibile?
Non me lo sono mai chiesto, di sicuro la discografia riflette la società. Quindi siamo vicini al capolinea.

Sei anche tu dalla parte di coloro che pensano, come i Radiohead, che a questo punto sia meglio mettere i propri i lavori in rete gratis o al massimo dietro sottoscrizione o libera offerta?
Sì.

Sappiamo benissimo che sei un grande esperto di musica rock. Quali dischi di questi ultimi anni non dovrebbero mancare nella nostra discografia?
Sono tantissimi i dischi che non dovrebbero mancare ad alcuni di noi. Dico alcuni di noi, poiché non tutti i dischi che considero fondamentali, vanno bene nel lettore di molti. Di certo ne posso citare 3:
- Stars of The Lid – “The Ballasted Orchestra”
- Elliott Smith - “XO”
- Tortoise – “Millions Now Living Will Never Die”

Ci mettiamo anche un album di Moltheni, almeno per quanto riguarda la sezione riservata alla musica italiana?
No, non mi interessa proprio.

C’è qualcosa che davvero non sopporti del genere umano e di questo mondo? Cosa invece salveresti di quest’epoca?
Salverei gli animali e la natura, non sopporto più la gente. lo ammetto.

Sei molto legato alle tue origini? Quanto hanno influito sulla tua crescita culturale e professionale?
No non hanno influito per niente, poiché non sono legato affatto alle mie origini.

Un’ultima curiosità: la farmacia da cui prendesti il nome esiste ancora?
No, chiuse circa 4 anni fa… Non esiste più.

ML - UPDATE N. 50 (2007-10 -30)

foto by Simone Cecchetti

Luca D’Ambrosio


A metà strada tra Dio ed Elvis




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