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Miss Derringer – Recensione King James, Crown Royal and a Colt 45 + Intervista (2005)

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Vengono da Los Angeles e si presentano al grande pubblico con King James, Crown Royal and a Colt 45, piacevole esordio a base di sonorità tradizionali americane e ambienti dark, genere che potremmo definire tranquillamente “American Gothic”. Una prima fatica che, pur percorrendo gli stilemi di una classicità sonora già acquisita e metabolizzata (il rockabilly di Lordy e il blues di Corpus Christi), non lascia alcun dubbio sulle qualità artistiche del sestetto statunitense. Folk, new wave e smalti prettamente rock, sono queste le caratteristiche principali della musica dei Miss Derringer. Un mix avvincente di Old time music e passaggi sonori oscuri, abile tuttavia a toccare le corde del cuore (difficilmente riuscirete a togliervi dalla mente la mitezza di Dear Johnny). Prodotto da Derek O’Brien dei Social Distortion e pubblicato nel 2004 dalla Sympathy for the Records Industry di Long John Gone (la stessa etichetta dei White Stripes per intenderci), il debutto della formazione a stelle e strisce è un lavoro che guarda particolarmente al passato ma che riesce a bagnarsi di una sana e sobria modernità. Artefici del progetto sono la cantante/scultrice Elizabeth McGrath e il chitarrista/fotografo Morgane Slade ai quali abbiamo rivolto alcune domande. (Luca D’Ambrosio)

Questo articolo è stato pubblicato su ML – n. 6 del 18 aprile 2005

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Intervista a Morgan Slade e Elizabeth McGrath
©2005 di Luca D’Ambrosio

Chi è Miss Derringer?

(Elizabeth) – Miss Derringer è una donna distrutta dall’amore nato in un’anonima cittadina nei sobborghi del nulla, talmente disperata da essere disposta a fare qualsiasi cosa per andarsene via da lì!

(Morgan) – Miss Derringer è il nome di una piccola pistola che le donne erano solite usare durante l’epoca vittoriana. Era piccola e non molto potente. Lo stereotipo vuole che le donne nascondessero queste pistole nelle loro giarrettiere o nei loro reggiseni. Il personaggio di Miss Derringer è una sorta di donna fuorilegge, e il suo nome è correlato a quello di questa pistola.

Com’è nata la band?

(Morgan) – Il nostro gruppo musicale è nato quando Liz (Elizabeth, nda) ha sentito una canzone che io avevo scritto molto tempo fa. Le piacque molto e quindi decidemmo di lavorare su altre canzoni simili. E così, mentre lavoravamo sui pezzi, saltò fuori la storia di una donna sfortunata e fuorilegge. Un personaggio alla Clyde, per intenderci (N.d.A. “Bonnie e Clyde”).

Elizabeth, preferisci essere identificata come la cantante dei Miss Derringer o come artista della cosiddetta “Lowbrow Art”?

(Elizabeth) – Qualsiasi cosa mi va bene!

Leggo che la “Lowbrow Art” è un movimento artistico che parte dal basso, popolare e “senza pretese intellettuali”, con rappresentazioni surreali, fumettistiche, bizzarre e alquanto provocatorie. Elizabeth, puoi dirci qualcosa in più?

(Elizabeth) – Penso che la Lowbrow Art sia una forma d’arte “bassa” solo nel concetto, per il resto invece è molto illustrativa, figurativa, decorativa. In questo momento sta facendo tremare il mondo dell’arte e i grandi critici d’arte sono furibondi, non sopportano che i collezionisti stiano pagando grandi somme per pezzi d’arte che loro giudicano non collezionabili. C’è da dire comunque che un sacco di artisti odiano la definizione “Lowbrow” perché ti intrappola, alcune gallerie addirittura non ti organizzano delle mostre se sei “Lowbrow”, mentre nessuna galleria ti nega una mostra se sei “Highbrow”. Sono convinta che quanto prima la Lowbrow Art sarà riconosciuta nella storia dell’arte, e speriamo con un nome diverso!

Parliamo di musica adesso: “King James, Crown Royal and a Colt 45” è un concept album incentrato su una storia d’amore, giusto?

(Morgan) – Miss Derringer è una donna che si innamora dell’uomo sbagliato: rapinatori di banche, criminali… La sua storia è il risultato delle proprie scelte errate. Lei è una sorta di simbolo di tutta quella gente che prende delle decisioni basandosi sulle proprie esperienze, sulle proprie idee e convinzioni, anche se certe volte non si è in grado di capire qual è la cosa migliore da fare.

Quanto c’è di personale in questa storia, o meglio, in questo album?

(Elizabeth) – Morgan è il principale songwriter, lui è molto misterioso, quindi se c’è qualcosa di veramente personale io non lo saprò mai!

(Morgan) – Gli sforzi che Miss Derringer attraversa dal punto di vista emozionale sono universali, e spero che, anche se appaiono con l’aspetto di un fumetto, siano facili da capire. Sono molto ispirato dalla vita di Liz (Elizabeth) quando scrivo le canzoni. Ovviamente le cose che succedono al personaggio di Miss Derringer non succedono realmente alla vita di Liz, mi riferisco piuttosto alle sue esperienze, al modo in cui lei prende le decisioni e vede il mondo (o perlomeno, alla mia interpretazione di queste cose). Elizabeth ispira gran parte di quello che faccio, musicalmente e non.

La vostra musica è un mix di sonorità tradizionali americane e ambienti oscuri. Potremmo in maniera azzardata definirla “American Gothic”?

(Morgan) – Mi piace la complicata semplicità che formano le parole American e Gothic. Mi fa pensare a polverose città fantasma, praterie isolate, vampiri, cowboys, addestratori pentecostali di serpenti, cieli blu, chiaro di luna e crimine. È una musica che viaggia.

Vi confesso che le atmosfere di Dear Johnny mi hanno letteralmente inchiodato alla poltrona! E poi la voce di Elizabeth è meravigliosa, malinconica e allo stesso tempo vigorosa.

(Elizabeth) – Grazie!

Molte delle vostre canzoni sembrano uscite da un film di Quentin Tarantino. Come dire? Un po’ “pulp”!

(Morgan) – Certo! Il nostro album dovrebbe essere visto come un fumetto o come uno “spaghetti western”. I temi trattati sono seri, ma la storia è intesa come “pulp” (come un film ambientato negli anni ‘20, ma girato negli anni ‘70)

“King James, Crown Royal and a Colt 45” sembra che non abbia nulla, o quasi, di elettronico. È un modo per prenderne le distanze?

(Elizabeth) – Abbiamo usato in background un loop con grilli e cavallette che friniscono, e il fischio lontano di un treno. Non è proprio musica elettronica… o forse è solo un inizio?

(Morgan) – Non ci opponiamo alla musica elettronica, anche se nessuno di noi l’ascolta molto. Sinceramente però il personaggio di Miss Derringer e il tipo di storia racchiusa nel nostro album non avrebbero avuto alcun senso se fossero stati correlati alla musica elettronica. Miss Derringer è molto più povera, americana, religiosa e vintage. Il country, il blues e il roots rock in questa storia si relazionano meglio dell’elettronica. Miss Derringer è più un progetto che una vera e propria band. È un disco costruito attorno a un tema. La musica, l’immagine, la performance sono fatti per riflettere quanto contenuto in questo lavoro.

Cosa ne pensate di questa specie di globalizzazione della musica rock che vede alcuni gruppi americani, tipo i newyorkesi Interpol, suonare quasi come gruppi inglesi?

(Elizabeth) – Puoi incolpare o ringraziare Internet!

(Morgan) – Alcuni di questi gruppi mi piacciono. Tutta la musica deriva dalle proprie influenze, sono convinto però che i gruppi più sinceri si distinguano dagli altri.

Invece a Los Angeles cosa sta succedendo?

(Elizabeth) – Io non esco molto, ma ho notato un sacco di ragazzi magrolini col gel sui capelli che indossano la sciarpa in estate!

(Morgan) – Nulla! (sorride, NdR). Ci sono delle buone band qui, anche se in questo periodo non sto ascoltando molta musica. Siamo influenzati da un sacco di gruppi, però non ci sentiamo molto legati alla scena di Los Angeles.

Come siete entrati in contatto con la Sympathy For The Records Industry e con Derek O’Brien dei Social Distortion?

(Elizabeth) – John (Long John Gone, proprietario della Simpathy for the Records Industry, nda) oltre a essere un amico è soprattutto un grande “patrono” della scena artistica underground americana. Lui aveva comprato alcuni dei miei quadri e quando gli parlai del progetto a cui stavo lavorando con Morgan lui si mostrò subito interessato, e dopo averci sentito ci portò subito in studio. Derek invece è capitato all’ultimo momento, inizialmente dovevamo registrare il disco con qualcun’altro. Così, visto che eravamo in tanti nella band e non era facile organizzarci, abbiamo trovato posto nello studio di Derek, per poi scoprire che alcuni del gruppo già lo conoscevano. È davvero piccolo il mondo!

Facciamo un salto nel passato. Elizabeth, so che hai conosciuto i nostri Raw Power. Cosa ricordi di loro?

(Elizabeth) – I Raw Power erano come il loro nome: forza bruta! Per quanto riguarda la musica punk, succede spesso di vedere gruppi che si spaccano le bottiglie sulla testa per poi sanguinare in mezzo al pubblico, ma che non sanno suonare. I Raw Power non erano così! Quei ragazzi sapevano suonare davvero! Il pubblico non si perdeva una nota. Erano tecnicamente molto bravi e visivamente aggressivi. Una combinazione veramente rara per la musica punk rock. Sono stata molto triste quando ho saputo di Giuseppe Era il ragazzo più divertente della band. (Giuseppe Codeluppi, morto il 6 ottobre 2002, N.d.A.).

Avete da poco suonato in Italia, come vi sembra la piazza italiana e il pubblico italiano?

(Elizabeth) – Amo il pubblico italiano! L’Italia è la mia nazione preferita! Quando abbiamo suonato erano tutti così di supporto! Siamo stati molto fortunati a poter suonare in Italia, credo che nessuno di noi scorderà i bei momenti passati lì! E non sto parlando solo del tour. Sono rimasta colpita anche da come tutti siano così vicini alle proprie famiglie e quanto sia bello il territorio italiano. Il mio desiderio è quello di trasferirmi in Europa. Forse proprio a Reggio Emilia!

(Morgan) – Non penso di aver percepito bene come sia la scena italiana perché non abbiamo suonato con molti altri gruppi. Ma il pubblico italiano è il migliore! Erano tutti molto interessati alla nostra musica.In Italia abbiamo fatto alcuni dei nostri migliori concerti in assoluto. E poi i Draft (www.draft-band.com) sono grandiosi!

Siete una formazione numerosa, quindi non è facile organizzarsi…

(Elizabeth) – Già è davvero difficile organizzarsi! Spesso ci rincorriamo al telefono. È un ostacolo però che stiamo cercando di superare…

(Morgan) – È la cosa più difficile nella nostra band. Ognuno è così bravo e talentuoso che non può essere sostituito e quindi abbiamo bisogno di tutti i componenti per poter provare o suonare dal vivo. Suonare è la parte più semplice, organizzarsi è una cosa da pazzi!

Consigliatemi un disco nuovo o vecchio che sia.

(Elizabeth) – Adoro “Getz/Gilberto” di Stan Getz e João Gilberto, questo per il vecchio, per il nuovo invece… Uhm, mentre lavoro ascolto principalmente degli audio books, probabilmente non è quello che ti aspettavi, ma uno potrebbe essere “Lullaby”, un romanzo di Chuck Palahniuk.

(Elizabeth) – Attualmente i miei album preferiti vecchi e nuovi sono le riedizioni rimasterizzate dei Gun Club che la Sympathy for the Records Industry ha appena fatto uscire. Un grande gruppo di Los Angeles punk/gothic country. Gli album si chiamano “Death Party” e “The Las Vegas Story”. Ascoltali!

Infine, cosa bolle in pentola?

(Elizabeth) – Abbiamo da poco un nuovo chitarrista, Jimmy Wilsey, che era il chitarrista di Chris Isaak e il bassista della punk band The Avengers. Sono molto felice perché il suo stile musicale era esattamente quello di cui avevamo bisogno. E poi sua moglie Winter è una delle mie migliori amiche, così possiamo incontrarci più spesso. Sto lavorando a un libro sulla mia produzione artistica con la Last Gasp Publishing (www.lastgasp.com) e la Luz De Jesus Gallery (www.laluzdejesus.com). Il prossimo dicembre ci sarà la mia mostra personale presso la Billy Shire Gallery. Nello stesso periodo la Necessary Toy Foundation (www.necessariestoyfoundation.com) metterà in produzione alcune delle mie bambole, così adesso i Draft sanno già cosa riceveranno per Natale! Oh, probabilmente la cosa migliore che bolle in pentola è che io e Morgan ci siamo fidanzati e che presto ci sposeremo!

(Morgan) – Ci stiamo ancora riprendendo dalla grappa! Stiamo suonando un po’ in giro (abbiamo partecipato al festival di beneficenza “Virgin’s Tsunami Relief”). Stiamo lavorando al nuovo disco, probabilmente entreremo in studio ad aprile. E infine stiamo girando un videoclip diretto da Rikki Rockett dei Poison. E poi speriamo di tornare presto in Italia!



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Di Luca D'Ambrosio

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