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Eleventh Dream Day – Prairie School Freakout (1988)

Correva l’anno 1988 e «Prairie School Freakout», registrato l’anno precedente a Lousiville (Kentucky) in appena sei ore, rappresentò un buon viatico per chi in quel periodo stava aspettando qualcosa di nuovo ed esplosivo.

Acquistato per pura casualità in un’epoca contraddistinta soltanto da riviste musicali e da qualche buon programma radiofonico notturno (stiamo parlando degli anni Ottanta), Prairie School Freakout degli Eleventh Dream Day fu una piacevole rivelazione soprattutto per chi, non soddisfatto di band imprescindibili quali R.E.M., Hüsker Dü, Dream Syndicate e Sonic Youth, continuava a scavare in quel fertile substrato rock cosiddetto “underground”.

Formatisi agli inizi degli anni ‘80 grazie al sodalizio tra Rick Rizzo (voce e chitarra) e Janet Beveridge Bean (batteria e voce), la formazione di Chicago realizzò, con l’ingresso del chitarrista Baird Figi e del bassista Douglas McCombs (già nei Tortoise), il suo primo lavoro sulla lunga distanza che seguiva l’omonimo mini album d’esordio del 1987.

Correva l’anno 1988 e Prairie School Freakout, registrato l’anno precedente a Lousiville (Kentucky) in appena sei ore, rappresentò un buon viatico per chi in quel periodo stava aspettando qualcosa di nuovo ed esplosivo. Gli Eleventh Dream Day riuscirono infatti ad anticipare, seppure in maniera empirica e confusa, quell’esigenza di trasformazione che da qualche tempo si avvertiva nell’aria e che, nel 1991, sarebbe culminata alla perfezione (e altrove) nel post punk melodico e rumorista (leggasi grunge) di Nevermind dei Nirvana.

Ne venne fuori un album “a bassa fedeltà” e dalle sonorità decisamente corrosive capaci di mettere insieme il paisley underground con l’hardcore punk, il folk rock con la psichedelia, il noise con il garage. Dieci brani di una “classicità trasversale” che fecero incontrare Neil Young & Crazy Horse con i Television e i Gun Club con i Dream Syndicate.

Un alternarsi di voci, chitarre distorte e passaggi ritmici che trovarono gli episodi migliori nella bruciante apertura di Watching The Candles Burn e nella sequenza composta da Tarantula, Among The Pines, Through My Mought e Beach Miner (quattro tracce da ascoltare tutte d’un fiato). Un disco “minore” per chi, oggi come allora, non hai mai smesso di rovistare nel sottosuolo della musica rock. (Luca D’Ambrosio)

P.S.
La versione rimasterizzata del 2003 vede l’aggiunta dell’EP “Wayne” e di un CD-ROM contenente alcune tracce video.

[1]Recensione pubblicata su ML – Update 61 del 28 gennaio 2008

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