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Offlaga Disco Pax – Frosinone, Cantina Mediterraneo (12.04.2006)

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La Cantina Mediterraneo è un posto piccolo, angusto, semplice ma estremamente coinvolgente. Uno di quei pochissimi locali della provincia di Frosinone in cui puoi ascoltare sempre della “buona musica”. Un luogo ospitale, puoi andarci tranquillamente da solo e sentirti sempre a tuo agio.

Arrivo infatti in perfetta solitudine, giusto in tempo per l’inizio del concerto. Sulla porta d’ingresso c’è un cartello scritto a mano “Stasera Offlaga Disco Pax, sottoscrizione 1 euro” (dovete sapere che i concerti alla Cantina Mediterraneo sono sempre gratis, questa sera però lo staff ha voluto osare chiedendo una sorta di “offerta obbligatoria”, una sciocchezza per far fronte alla tantissime spese di gestione). Questo per dirvi che quelli della Cantina sono persone davvero in gamba ma soprattutto con una gran passione, credetemi, per non parlare poi di Franco (il boss).

Apro la porta del locale, quindi, e mi ritrovo di fronte un gran numero di persone stipate a ridosso del piccolo palco, tutte sorridenti e pronte a far esplodere il proprio entusiasmo con Kappler (“Io dormivo, mia madre andava a lavorare presto…”). In un momento gli occhi sono lucidi e le labbra sembrano muoversi al rallentatore.

Mi fermo ad ascoltare, poi riparto. Faccio ancora qualche passo, ma non è affatto facile riuscire a conquistare una qualsivoglia posizione. Mi fermo allora, tentando di scorgere Max Collini da un angolo del locale. Eccolo, lo intravedo. È lì, immobile, dritto e impassibile, con uno sguardo preso da non so cosa. Chissà, forse è catturato dall’entusiasmo di tutti quei giovani che sono lì soltanto per gli Offlaga e per quel Socialismo Tascabile che muove gli sguardi ma anche le coscienze. Ogni tanto si dimena, trascinato dal pubblico che balla al ritmo di Enver e di Cinnamon e che lentamente si lascia attraversare da Tatranky e Tono Metallico Standard.

A esser sinceri gli Offlaga Disco Pax li avevo già visti qualche tempo fa al Soundlabs Festival 2005 di Roseto degli Abruzzi, davanti a un numero ristretto di appassionati e su un palco piuttosto grande (sproporzionato direi), ma non mi avevano emozionato. Stasera però tutto torna: c’è un palchetto fatto di tavole alto appena pochi centimetri, un gruppo trascinante ma soprattutto tanta – ma tanta – bella gente. Insomma: una Piccola Pietroburgo.

ML – UPDATE N. 33 (2006-06-04)

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Di Luca D'Ambrosio

L'amore per un disco è un sentimento reale