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Pillole quotidiane: la politica dell’amore di Alina Reyes

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Un libro per le donne ma soprattutto un libro per capire le donne. Alina Reyes, autrice francese nota al grande pubblico per il best seller Il macellaio – di cui abbiamo avuto anche una rappresentazione cinematografica da parte di Aurelio Grimaldi con la nostra Alba Parietti nel ruolo della protagonista, una donna brillante ma insoddisfatta – ci regala con La Politica dell’amore un volume assai divertente che parla, con il solito spirito anticonformista, dissacrante ma allo stesso tempo sentimentale che contraddistingue la scrittrice, d’amore e di eros, di libertà e di ribellione.

Una raccolta di scritti divisi in ventiquattro brevi capitoli, molti dei quali già pubblicati su giornali e riviste, che analizza e tenta di sovvertire i principi di una società e di una cultura che, ancora oggi, hanno come ideale comune “una donna algida e priva di voce, espressione di un mondo sciocco, il quale, più che amore sembra offrire un sesso surgelato”.

La Reyes non si perde mai in stupide e romantiche astrazioni, tipiche di un atavico stereotipo maschilista, che vogliono appunto la femmina illibata, sdolcinata, fedele, devota e alla disperata ricerca del principe azzurro, anzi. Il ritratto che ne esce fuori, al contrario, è quello di una donna che chiede passione, serenità, fantasia, mistero, coinvolgimento, rispetto e al contempo in grado di offrire il fascino, l’innocenza e l’intelligenza di Marilyn Monroe. Un’opera che ha come filo conduttore quel “desiderio” latente ed essenziale che spesso viene a mancare nei rapporti di coppia, e che qui rivendica ad alta voce il diritto all’orgasmo.

Un piacere, dunque, non soltanto di buoni sentimenti, di discrezione e di comprensibile gelosia ma anche più liberamente edonistico, fatto di mutandine rosse, di autoerotismo e di condivisa trasgressione. Quello che chiede la nostra scrittrice è un amore istintivo e naturale, come lo è l’odore di due corpi avvinghiati e appiccicosi; un amore rispettoso di ogni scelta sessuale, gay o lesbica che sia; un amore non ipocrita, che sappia esaltare il maschio (talvolta “Barbablù” altre volte “Pompiere”) e “Quel bell’oggetto del desiderio”.

Un amore che riesce a essere critico anche verso le donne e verso un mondo in cui la musa ha perso il ruolo fondamentale d’ispiratrice: “La musa di oggi è priva di voce. Si chiama top model, è un essere ideale che non mangia e non beve, esibisce un vitino e una linea di dea, non ha né vita né cuore, o pochissimo, è senza capo né coda (come spesso, d’altronde, i creatori che lei ispira), un essere tuttavia ricco sfondato, profondamente legato alla realtà di questo mondo dal peso dei dollari che accumula.” Per Alina Reyes – infatti – “la musa è caduta davvero in basso”.

Addio a personaggi come Brigitte Bardot, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Ava Gardner e Rita Hayworth che, invece, seppero essere fonte d’ispirazione e di desiderio di grandi artisti. Un lavoro che ci entusiasma davvero, per la sua abilità di saper giustificare certe “immoralità affettive” ma anche per il coraggio di unire il concetto di amore a quello di politica perché, come diceva Milena Jesenka, “Un articolo politico dovrebbe essere scritto come una lettera d’amore”. La politica dell’amore potrebbe essere, inoltre, una delle tante possibili risposte intelligenti e poco impegnative alla teoria del sociologo polacco Zygmunt Bauman che, nel passaggio della nostra collettività dallo stato moderno (solido) a quello postmoderno (liquido), ha visto svanire (o meglio liquefarsi) ideali, fiducia, sicurezza economica e sentimentale.

In conclusione: un libro brillante, divertente e agevole che potrebbe fare coppia con l’entusiasmante opera teatrale de I monologhi della vagina della bravissima Eve Ensler. Centoventuno pagine la cui lettura, di questi tempi, andrebbe consigliata a molti scellerati.

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