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Pillole quotidiane: 10 dischi italiani e 10 dischi non italiani del 2014.

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Stilare una classifica dei dischi più belli dell’anno è sempre stato un compito piacevole ma allo stesso tempo difficile. Quasi un conflitto interiore insomma: da un lato il piacere della scelta mentre dall’altro il dispiacere dell’esclusione. E così succede ogni santo anno quando – tolti quei tre quattro dischi a cui si è più legati – ci si ritrova sempre a dover decidere se inserire nella lista questo o quell’altro album. E il motivo, amici miei, è sempre lo stesso: di dischi belli ne escono ancora tanti. Anzi, tantissimi. Basta cercarli o farsi cercare. Pertanto anche quest’anno ho buttato giù un elenco dei miei album preferiti, dividendolo però tra “italiani” e “non italiani”. Due “top ten” che mi auguro possano esservi di supporto e di stimolo, pur consapevole che non esiste classifica al mondo in grado di reggere il confronto con l’amore che ciascuno di noi nutre verso certi dischi. Dischi che, talvolta, passano inosservati o addirittura vengono bistrattati dalla critica musicale, per poi essere considerati e apprezzati qualche anno più tardi. (L.D.)

I dieci dischi non italiani del 2014 di Luca D’Ambrosio
(In ordine alfabetico)

Ariel Pink – “Pom Pom” (4AD, 2014)
Beck – “Morning Phase” (Capitol, 2014)
Lee Fields & The Expressions – “Emma Jean” (Truth & Soul, 2014)
Mac DeMarco – “Salad Days” (Captured Tracks, 2014)
Parquet Courts – “Sunbathing Animal” (Rough Trade, 2014)
Real Estate – “Atlas” (Domino, 2014)
Sharon Van Etten – “Are We There” (Jagjaguwar, 2014)
Sun Kil Moon – “Benji” (Caldo Verde Records, 2014)
Vashti Bunyan – “Heartleap” (Fat Cat Records, 2014)
The War on Drugs – “Lost in the Dream” (Secretly Canadian, 2014)

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I dieci dischi italiani del 2014 di Luca D’Ambrosio
(In ordine alfabetico)

3 Fingers Guitar – “Rinuncia all’eredità” (Snowdonia, 2014)
Be Forest – “Earthbeat” (We Were Never Being Boring, 2014)
Betti Barsantini -”S.T.” (Malintenti Dischi, 2014)
Casa del Mirto – “Still” (Ghost Records, 2014)
Edda – “Stavolta come mi ammazzerai?” (Niegazowana Records, 2014)
Giuliano Dottori – “L’arte della guerra. vol.1” (Musica Distesa, 2014)
Johann Sebastian Punk – “More Lovely More Temperate” (SRI, 2014)
Nada – “Occupo poco spazio” (Santeria, 2014)
Nicolò Carnesi – “Ho una galassia nell’armadio” (Malintenti Dischi, 2014)
Omosumo – “Surfin’ Gaza” (Malintenti Dischi, 2014)

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I dieci dischi non italiani del 2014 di Luca D’Ambrosio

(In ordine alfabetico)
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Ariel PinkPom Pom (4AD, 2014)
“Pom Pom” è il nuovo album di Ariel Marcus Rosenberg, eclettico musicista di Los Angeles (California) che ha scelto il colore rosa come stile di vita e come pseudonimo da affiancare al suo vero nome. Un concentrato di musica pop dai tratti tanto psichedelici e sognanti quanto disturbati e sperimentali. Un disco leggero e coinvolgente che difficilmente vi annoierà. Un vero e proprio trip. Ascoltare per credere.

BeckMorning Phase (Capitol, 2014)
Tutti oramai conosciamo l’eclettismo e il talento di Beck capaci di disorientare e ammaliare qualsiasi estimatore di popular music. Da “Golden Feelings” a capolavori come “Odelay” e “Mutations”, l’artista americano ha sempre saputo rimettersi in gioco senza mai nascondere i suoi sentimenti, come in questa nuova fatica intitolata “Morning Phase” che richiama alle mente le melodie e le atmosfere mozzafiato di “Sea Change”.

Lee Fields & The ExpressionsEmma Jean (Truth & Soul, 2014)
Lee Fields, classe 1951, è un musicista e cantante soul americano che per via della sua somiglianza fisica e vocale con James Brown è soprannominato “Little JB”. “Emma Jean” è un disco di soul music delizioso che non ha bisogno di presentazioni. Basta premere il tasto “play” e lasciarsi trasportare da questi undici classici.

Mac DeMarcoSalad Days (Captured Tracks, 2014)
Piaccia o non piaccia Mac DeMarco è un cantautore di talento. “Salad Days” è il suo secondo lavoro che conferma la sua originalità compositiva, grazie a una manciata di canzoni pop che si ascoltano tutte di un fiato e che sanno essere fresche, leggere e allo stesso tempo sghembe.

Parquet CourtsSunbathing Animal (Rough Trade, 2014)
Questo nuovo disco dei newyorkesi Parquet Courts è un’esplosione di rock che scivola via che è un piacere. Dentro “Sunbathing Animal” c’è un po’ tutto quel che abbiamo ascoltato in passato e che ci piace ascoltare ancora oggi: dai Velvet Underground ai Television, passando per i Feelies, i Sonic Youth, i Pavement… Un disco dall’attitudine garage rock che – come quelli realizzati dagli Strokes e i Clap Your Hands Say Yeah – potremmo collocare nel cosiddetto filone post-punk revival. Insomma, un’operazione déjà vu, fatta però con stile e autenticità, che rende i Parquet Courts una delle migliori realtà della scena indipendente e alternativa internazionale. E sotto certi aspetti persino “alla moda”.

Real EstateAtlas (Domino, 2014)
Terzo disco per gli americani Real Estate. Forse il loro capolavoro, o forse no. A ogni modo “Atlas” è uno di quei dischi che ci piace ascoltare più di ogni altro, sempre che non ne facciano uno nuovo.

Sharon Van EttenAre We There (Jagjaguwar, 2014)
Sharon Van Etten è una della cantautrici più alternative dell’attuale scena folk e rock americana. “Are We There” è la sua quarta fatica discografica. Una piccola meraviglia che mette a nudo la sua anima. Probabilmente il disco della maturità.

Sun Kil MoonBenji (Caldo Verde Records, 2014)
Dietro la sigla Sun Kil Moon si cela Mark Kozelek conosciuto da molti per essere stato il fondatore dei Red House Painters. Con quest’ultima fatica intitolata “Benji”, il cantautore statunitense mette a segno uno dei dischi più belli della sua carriera. Tra folk rock e intimismo.

Vashti BunyanHeartleap (Fat Cat Records, 2014)
Sublime è l’aggettivo più appropriato per definire questo terzo album di Vashti Bunyan. Un sussulto al cuore che ridona speranza a tutti quelli che non hanno mai smesso di amare la cantautrice inglese. Dopo il lontano e dimenticato esordio intitolato “Just Another Diamond Day” (1970) e in seguito al suo ritorno sulla scena folk con “Lookaftering” (2005), “Heartleap” è il disco che conferma e sottolinea, una volta per tutte e al pari di Nick Drake, lo stile unico e inconfondibile di Vashti Bunyan.

The War on DrugsLost in the Dream (Secretly Canadian, 2014)
A volte è bello perdersi nei sogni, soprattutto quando ci si accorge che non sono così distanti dalla realtà, che puoi alzarti ogni mattina, poggiare “Lost in the Dream” sul piatto e continuare a fantasticare insieme ai tuoi beniamini, ovvero i War On Drugs.

I dieci dischi italiani del 2014 di Luca D’Ambrosio

(In ordine alfabetico)
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3 Fingers GuitarRinuncia all’eredità (Snowdonia, 2014)
Devo ammettere che fino a qualche mese fa non conoscevo il progetto 3 Fingers Guitar di Simone Perna, che mi è capitato di scoprire e apprezzare mentre mi apprestavo a redigere la mia lunga lista personale delle Targhe Tenco 2014. Be’, cosa dirvi, “Rinuncia all’eredità” è un disco che mi ha colpito fin dal primo ascolto per l’energia che riesce a trasmettere. Un lavoro che mescola abilmente cantautorato italiano, musica rock e teatro canzone. Immaginate di mettere insieme Massimo Volume, One Dimensional Man e Giorgio Gaber. Fatto? Ecco, il risultato è più o meno quello.

Be Forest Earthbeat (We Were Never Being Boring, 2014)
I pesaresi Be Forest sono senza alcun dubbio una delle formazioni italiane dall’attitudine e dal suono più internazionali. Nonostante la loro giovane età hanno classe ed esperienza da vendere. “Earthbeat” è il loro secondo album che, a distanza di tre anni da “Cold”, segna un lieve cambio di rotta ma anche il primo passo verso la maturità artistica.

Betti BarsantiniS.T. (Malintenti Dischi, 2014)
Marco Parente e Alessandro Fiori sono due musicisti di talento. E questo Betti Barsantini è il frutto della loro collaborazione artistica. Un disco d’esordio da incorniciare. Canzoni d’autore come pochi altri in Italia riescono a fare.

Casa del MirtoStill (Ghost Records, 2014)
“Still” è la nuova fatica discografica dei Casa del mirto, un progetto di musica elettronica in chiave chillwave nato da un’idea di Marco Ricci che incontra Luigi Segnana e Raffaele Ricci. Un disco dal respiro internazionale che ascoltiamo volentieri per via delle sue atmosfere sognanti, leggere e ricercate. Quando la musica pop contemporanea riesce a intraprendere nuove strade anche in Italia.

EddaStavolta come mi ammazzerai? (Niegazowana Records, 2014)
Stefano Rampoldi, in arte Edda, è un personaggio “maledetto” ed eccelso allo stesso tempo. Un cantautore che fa dell’arte e della musica un tutt’uno con la propria vita. Edda non ha paura, dice sempre quello che pensa, ma soprattutto scrive e canta ciò che gli altri difficilmente canterebbero. Un uomo e un artista che con le sue virtù e le sue debolezze mette in luce tutte le contraddizioni e le paranoie di questa umanità. E ci riesce anche questa volta con un disco dannatamente bello intitolato “Stavolta come mi ammazzerai?”.

Giuliano DottoriL’arte della guerra. vol.1 (Musica Distesa, 2014)
Giuliano Dottori è un cantautore italiano nato a Montréal, Canada, e sicuramente molti di voi lo ricordano per il fatto di essere il chitarrista degli Amour Fou. Dopo “Lucida” del 2007 e “Temporali e Rivoluzioni” del 2009, “L’arte della guerra – Vol. 1” è la sua nuova fatica discografica. Un disco emozionante che, oltre a confermare la sua bravura, racchiude otto canzoni pop dalla bellezza cristallina.

Johann Sebastian PunkMore Lovely More Temperate (SRI Productions, 2014)
Non sappiamo, e tantomeno ci interessa sapere, se il progetto Johann Sebastian Punk di Massimiliano Raffa sia la “next big thing” italiana. Ciò che ci interessa dire invece è che “More Lovely More Temperate” è un album di debutto che ci ha davvero sorpresi per il suo eclettismo estetico e musicale. Un disco con una buona dose di fervore artistico che, oltremodo, suona bene e in maniera diversa da tantissime altre proposte “made in Italy”. Truffa o non truffa, questo disco ci piace così com’è.

NadaOccupo poco spazio (Santeria, 2014)
Nada Malanima è una cantatrice vera e a cui va perdonato tutto. Un’istituzione femminile della musica leggera e d’autore italiana. E questa questa sua ultima creatura dal titolo “Occupo poco spazio” è un disco da non farsi sfuggire.

Nicolò CarnesiHo Una Galassia Nell’armadio (Malintenti Dischi, 2014)
Se si deve parlare di “musica leggera italiana” o di “nuovo cantautorato italiano”, non possiamo fare a meno di segnalarvi “Ho una galassia nell’armadio”, il secondo album del giovane cantautore palermitano Nicolò Carnesi.

OmosumoSurfin’ Gaza (Malintenti Dischi, 2014)
Gli Omosumo sono un trio siciliano di musica elettronica composto da Angelo Sicurella, Roberto Cammarata e Antonio Di Martino. “Surfin’ Gaza” è il loro album di debutto che mescola dance music, synth pop e afrobeat. Un disco che vi farà smuovere le chiappe e che senza alcun dubbio vi lascerà a bocca aperta.



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Di Luca D'Ambrosio

L'amore per un disco è un sentimento reale