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Pillole quotidiane: Pallino, il mio cane supereroe.

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Questa mattina ho beccato dei gestori (imbecilli) di un autolavaggio mentre gettavano dei fanghi di risulta, provenienti da un pozzetto di raccolta che stavano svuotando, in un terreno attiguo. (Leggi di più)

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Pillole quotidiane: Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo

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Dopo aver preso il caffè, il mondo sembra quasi perfetto.
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Pillole quotidiane: I Could Live in Hope dei Low

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Tutti noi dovremmo prendere esempio dai genitori di Valeria. Dalla compostezza del loro dolore e da ogni singola parola detta capace di trasmettere, malgrado tutto, ancora amore e speranza per il futuro. (L.D.) (Leggi di più)

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Il partigiano Stéphane Charbonnier e un nuovo esempio di Resistenza

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“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio” scriveva Stéphane Charbonnier, direttore della rivista satirica francese Charlie Hebdo, ucciso barbaramente il 7 gennaio 2015 a Parigi in nome di Allah assieme ai suoi colleghi e ad altri collaboratori. Parole che Charbonnier amava ripetere a gran voce come un partigiano ogni qual volta che la redazione veniva minacciata da un fondamentalista qualsiasi e che oggi risuonano come un nuovo esempio di Resistenza. Un’idea di resistenza che va oltre la sua tradizionale accezione legata al passato e che la vuole antagonista di un governo ingiusto e dittatoriale, bensì come concetto assoluto da applicare nel quotidiano per tentare di osteggiare qualsiasi forma di violenza e prevaricazione, ma soprattutto per garantire la libertà di espressione di ogni singolo individuo. Quel “preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio” non è altro che un’urgenza di libertà e dignità che ognuno di noi dovrebbe far propria in qualsiasi momento della vita, non solo per se stessi, ma per il bene e la pace di tutta l’umanità: per non essere complici di orrori e ingiustizie. È questa, insomma, oggi più che mai, la mia visione di resistenza. Un modo diverso e attuale di spiegare alle nuove generazioni il significato della parola “partigiano”. (L.D.) (Leggi di più)

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Pillole quotidiane: il teatro di Eduardo De Filippo.

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Mi innamorai del teatro di Eduardo De Filippo tantissimi anni fa. Era un pomeriggio di fine anni ’70 e io da qualche anno avevo imparato a leggere e scrivere. Ricordo che ero in cucina alle prese con una lunghissima sequela di compiti. Ero stanco e annoiato, e tutto intorno a me sembrava immobile e privo di senso. Poi, improvvisamente, l’idea rivoluzionaria: approfittare dell’assenza della nonna per accendere quel nostro vecchio televisore valvolare posizionato proprio lì, nell’angolo della cucina. Click! Il tempo di qualche minuto ed ecco fatto. Credo fosse il secondo canale della RAI, e come d’incanto rimasi affascinato dalla potenza evocativa del linguaggio e delle immagini in bianco e nero di Natale in casa Cupiello. Da quel momento in poi fu una scoperta dopo l’altra: Il cilindro, Le voci di dentro, Quei figuri di tanti anni fa, Uomo e galantuomo, Questi fantasmi!… Una commedia più bella dell’altra che mi portarono ad amare il caro e vecchio Eduardo che oggi, a 30 anni dalla sua morte, ho voluto ricordare così. Grazie, Maestro. (L.D. – Scritto il 31.10.2014) (Leggi di più)

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VARSAVIA ALTERNATIVA (2011)

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L’impressione di chi si è appena trasferito in quel di Varsavia è quella di un posto in continuo fermento. Una sensazione che, oltre a trovare conferma nei numerosi eventi culturali e ricreativi realizzati quasi in ogni angolo della città, si percepisce immediatamente dai tantissimi lavori di edificazione e di ristrutturazione urbana in atto soprattutto negli ultimi anni, molti dei quali presumibilmente anche in vista degli Europei di calcio del 2012: ammodernamenti, restauri e ampliamenti che, nonostante i buoni propositi, non possono che arrecare piccoli disagi. Vivaddio, però, i cantieri si aprono e si chiudono con regolare scadenza e raramente ci si trova di fronte a edifici eternamente incompiuti o con “gestazioni” di decenni. Già qualche anno fa accadeva spesso, non senza sorpresa, di vedere opere completamente ultimate nel giro di appena qualche mese. Lo stesso sbalordimento, misto ad ammirazione, è stato ravvisato in ambito culturale, nella moltiplicazione delle iniziative più disparate e stravaganti: dalla fotografia alla pittura, dal teatro al cinema, dalla musica a ogni sorta di circostanza artistica, consolidando l’idea di una metropoli fondamentalmente giovane, dinamica e creativa. continua (Fonte: Il Mucchio Selvaggio) (Leggi di più)

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Intervista su Qui Magazine (2009)

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